Le origini

I rapporti con Roma
Il Medioevo
Il periodo rinascimentale
Dal ' 700 ai giorni nostri


Le testimonianze

 

Le origini

L'antica Sabina ebbe una estensione assai maggiore dell'attuale che, dalle pendici dei monti Sibillini verso Norcia e verso l'alta valle del Tronto, abbracciava una parte degli odierni Abruzzi a settentrione della città di Amiterno e verso Teramo, e, per il resto, tutto il vasto territorio delimitato dalla riva sinistra del Nera fino alla sua confluenza coi Tevere, dalla sponda sinistra di questo fino alla confluenza con l'Aniene, dalla riva destra del basso e medio corso dell'Aniene e dalla intera contrada abitata dagli Equicoli. Di conseguenza, oltre che con questi popoli, i Sabini confinavano, a sud, coi Latini, a sud-est, con gli Equi e, coi Vestini, a sud-est e a est, a nord-est, coi Piceni e ad ovest ed a nord-ovest coi Falisci e cogli Umbri. Scarsissime sono le notizie sulle più antiche vicende e sulla lingua dei Sabini; scarse quelle sulla loro religione. Sappiamo che adoravano Sabo, cioè il padre di quel Sabino che sarebbe stato il loro divino progenitore, Sanco, o Santo o Semo Sanco o Medio Fidio, il dio corrispondente all'Ercole dei Latini, Termino, protettore dei confini, Vacuna, invocata come protettrice delle arti, dei boschi e delle messi. Austeri e laboriosi, prodi e frugali, i Sabini disciplinarono le continue emigrazioni a vasto raggio.

I rapporti con Roma

Le più antiche relazioni dei Sabini coi Latini prima e coi Romani più tardi, ora pacifiche, ora, e più spesso, turbate. da aspre guerre, sono simbolicamente evocate dalla celebre leggenda tanto strettamente legata alle origini della Città Eterna. Il ratto delle Sabine, la lotta che e seguì e che si concluse nell'alleanza di Romolo e i Tito Tazio e nel conseguente esercizio in comune del potere regio, l'alternarsi di romani e sabini quali supremi reggitori della cosa pubblica romana adombrano infatti l'associazione politica delle due stirpi stipulata a conclusione di un lungo periodo di contee. Questa situazione tuttavia si riferisce alle popolazioni sabine abitanti le terre a confine coi Lazio. Le popolazioni sabine annidate sui monti selvaggi e boscosi nel cuore della penisola, più gelose della loro indipendenza, manifestarono verso Roma un atteggiamento di vigile, fiera e diffidente ostilità e di tenace difesa fino a quando non vennero definitivamente debellate e assoggettate nel 290 a. C. dal console Manio Curio Dentato, ottenendo, poco dopo, la cittadinanza romana senza diritto di suffragio. Da allora tutte le genti sabine si mantennero fedelissime a Roma, le furono larghe di aiuti nelle guerre che la condussero alla conquista del suo impero, ottennero il diritto di suffragio e le dettero alcune grandi famiglie tra le quali ricorderemo quelle dei Claudii e dei Publii, le stirpi Manlia, Servilia e Sertoria e infine quella dei Flavii, originaria di Falacrine nell'alta valle del Velino, dalla quale uscirono gli Imperatori Vespasiano, Tito e Domiziano. A sua volta, Roma estese alla Sabina i benefici della sua sapiente legislazione e della sua avveduta amministrazione in virtù delle quali poterono ingrandirsi e prosperare i numerosi centri abitati distribuiti nella regione fino ad elevarsi alla dignità di popolose città fervide di vita. Tra tutte, oltre Reate, ricorderemo Testruna, Amiternum, patria dello storico C. Sallustio Crispo, Trebula Mutuesca, Thiora, Orvinium, Cutilia, Casperia, Cures, sede regale di Tito Tazio, Eretum, Nursia, Forum Novum. Il Cristianesimo si diffuse prestissimo in Sabina e una pia tradizione vorrebbe anzi che S. Pietro abbia vissuto per qualche tempo in Forum Novum e vi abbia predicato il Vangelo; comunque, la Diocesi di Sabina, nata dall'unione dei Vescovadi rurali di Cures, Forum Novum e Nomentum, presumibilmente non si può fare risalire a prima del secolo VI d. Cr. e nella stessa epoca S. Lorenzo Siro fondò l'Abbazia di S. Maria di Farfa.

Il Medioevo

Sopravvenuto il turbine delle invasioni barbariche, la Sabina conobbe le dominazioni dei Goti e dei Longobardi e da questi ultimi venne aggregata al Ducato di Spoleto dopo essere stata devastata e spogliata. Nel secolo VIII S. Tommaso di Morienna aveva ricostruito l'Abbazia Farfense distrutta dai Longobardi e i Duchi di Spoleto la presero sotto la loro protezione difendendola dalla cupidigia degli usurpatori e favorendo i lasciti e le donazioni immobiliari donde ebbe origine il vasto dominio territoriale dei Benedettini di Farfa in Sabina e l'esercizio su di esso di una vera e propria giurisdizione feudale. Nel secolo XI la Sabina visse vicende memorabili allorchè assistette al turbolento passaggio dell'imperatore Enrico IV, in conflitto con la Sede Apostolica per la controversia sulle investiture, e nella seconda metà del secolo XII conobbe l'invasione delle terre dell'alta valle del Velino ad opera dell'oste del normanno Re Ruggero e dovette assistere passivamente alla loro annessione al Regno di Sicilia. Infine sullo scorcio dello stesso secolo, le popolazioni della Sabina e dell'Umbria comprese nella giurisdizione del Ducato di Spoleto, stanche del secolare disordine e delle lotte dei rapaci signori locali avidi di potere, fecero solenne atto di dedizione al grande Pontefice Innocenza lli riconoscendo l'alta sovranità della Chiesa. La Santa Sede inviò allora suoi funzionari a governare la Sabina coi nome di Rettori, ma, nel corso delle lotte con gli Imperatori della casa di Hohenstaufen e coi loro successori e soprattutto dopo il trasferimento dei Papi ad Avignone, il disordine imperversò nelle terre dello Stato della Chiesa e le potenti casate baronali romane degli Orsini, dei Savelli, dei Colonna, dei Sant'Eustachio, dei Santacroce e i baroni locali, tra cui primeggiavano i Brancaleoni di Romania, approfittarono della debolezza del Papato per occupare ed usurpare molti castelli e paesi della Sabina ottenendoli in feudo dalla Sede Apostolica e legittimandone così il possesso. Soprattutto gli Orsini condussero un'avveduta e audace politica di espansione nelle contrade settentrionali del Lazio e nella Sabina giungendo a costituire un vero e proprio stato feudale di considerevolissima entità.

Il periodo rinascimentale

Dopo il loro ritorno a Roma e dopo il turbolento periodo dello scisma, i Pontefici intrapresero però una tenace azione politica per riaffermare la loro piena sovranità su tutte le terre dello Stato della Chiesa usurpate da signori e da feudatari. Nel secolo XVI i loro sforzi avevano già conseguito notevoli risultati in Sabina sì che molti feudi erano tornati alla Reverenda Camera Apostolica e molti altri, pur essendo concessi alle nuove famiglie dello Stato che avevano conseguito più illustre nobiltà e considerevole potenza economica all'ombra protettrice del Trono Papale, erano rigorosamente soggetti all'alta sovranità e al vigile controllo delle autorità dello Stato Ecclesiastico e, in particolar modo, dei Rettori di Sabina ripristinati da Papa Paolo V Borghese con sede, per qualche tempo, in Collevecchio.

Dal ' 700 ai giorni nostri

Gli ultimi feudi vennero comunque definitivamente soppressi sullo scorcio del secolo XVIII e il Rettorato di Sabina venne, a sua volta, abolito, nel 1800, da Papa Pio VII Chiaramonti che nominò un Governatore provvisorio. Dal 1809 al 1814 la Sabina venne annessa, insieme a tutto il Lazio, all'Umbria e alle Marche, all'impero Francese e aggregata al Dipartimento del Tevere con Rieti capoluogo e sede di Sottoprefettura. Nel 1816, nel radicale riordinamento amministrativo dello Stato della Chiesa, la Sabina divenne Delegazione Apostolica (Provincia) con capoluogo in Rieti e fu suddivisa nei Governi distrettuali di Canemorto (Orvinio), Fara Sabina, Magliano Sabino, Poggio Mirteto e Rocca Sinibalda; più tardi venne, per breve tempo, aggregata alla Delegazione di Spoleto, poi nuovamente creata Delegazione e, dopo l'annessione al Regno d'Italia, unita alla provincia dell'Umbria. Da questa venne distaccata nel 1923 ed aggregata alla provincia di Roma ed infine risollevata a dignità di provincia autonoma il 2 gennaio 1927. Durante l'effimera Repubblica Romana istaurata dai Francesi nel 1798-99 gli spiriti più eletti della Sabina respirarono le prime aure di libertà e cercarono di lottare per essa, ma, avversati dall'arretrato spirito reazionario dominante nella popolazione, dovettero dissimulare i propri sentimenti. Questi ripresero vigore durante la dominazione napoleonica e alimentarono, dopo la Restaurazione, il fermento di idee liberali che si manifestò con maggiore vitalità in Rieti e in Poggio Mirteto, pur serpeggiando, con una certa vivacità, in tutti i principali centri abitati della Sabina. Questo fermento tenne desta la fede e sorresse l'azione dei patrioti sabini nel 1848-49, nel 1859 ma soprattutto nel 1860, allorchè l'irresistibile processo del movimento unitario nazionale fece suonare l'ora decisiva del patrio riscatto anche per l'antichissima e nobile terra posta nel cuore d'Italia.