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I
grandi santuari
Il
santuario di Greccio  
A
pochi passi dall’omonimo paesino, entro una folta selva
di lecci a dominio della verde conca reatina, sorge
il convento di Greccio: si tratta di un complesso di
fabbricati il cui nucleo risale proprio agli anni in
cui vi dimorò San Francesco. Eppure questo luogo
semplice e solitario, così "ricco di povertà",
fu sempre caro al Santo che vi tornò più
volte per vivere in meditazione e in preghiera: qui,
a più di mille metri, sopra l’attuale convento
il Santo nel 1209 eresse una capanna protetta dalle
fronde dei carpini; qui la sua predicazione ebbe un
tale seguito che egli stesso ricorderà come "In
nessuna grande città ho visto tante conversioni
quante in questo piccolo castello di Greccio";
qui egli si legò in devota e sincera amicizia
a quel Giovanni Velita – forse feudatario del luogo
– che divenne il più fervido sostenitore dell’attività
del Santo in terra reatina e che promosse la costruzione
del romitorio in cui il Santo e i suoi discepoli abitarono.
E proprio a Giovanni Velita il Santo espose nel dicembre
1223 il desiderio di rappresentare per la prima volta
nella storia del cristianesimo e previa l’autorizzazione
pontificia la nascita di Gesù: il presepe. Ed
ecco che Greccio divenne "Betlemme" francescana,
un luogo consacrato a Dio, il simbolo di un amore e
di una devozione senza limiti. Da quella notte di Natale
del 1223, il presepe da Greccio ha raggiunto tutti gli
angoli del mondo cristiano, ha portato ovunque il suo
messaggio di pace, ha ispirato la fantasia di migliaia
di artisti e di semplici artigiani. E da quella notte
il piccolo romitorio di Greccio è divenuto un
vero e proprio santuario: intorno ai luoghi che avevano
visto S.Francesco in preghiera sorsero presto altri
fabbricati, alcuni addirittura l’anno stesso della canonizzazione
del Santo, altri all’epoca di un altro grande santo
francescano, San Bonaventura, altri nel corso di varie
epoche, fino alla Chiesa Nuova che è stata eretta
nel nostro secolo. Ancora oggi però il luogo
conserva la semplicità di allora, niente affatto
turbata dalla continua presenza di pellegrini e di devoti
visitatori che vogliono cogliere lo spirito più
vivo e profondo della presenza e della predicazione
francescana in questo solitario e silenzioso luogo di
fede.

I
santuari francescani della Valle Santa Reatina
Il
santuario di Poggio Bustone  
San
Francesco vide per la prima volta la valle di Rieti
nell’autunno del 1208: vi si recava con i suoi primi
compagni – Bernardo Quintavalle, Pietro Cattani, Egidio,
Sabatino, Morico, Masseo e Giovanni della Cappella –
lasciando Assisi e i suoi abitanti che non volevano
far vivere di elemosina coloro i quali avevano rinunciato
ai propri beni terreni. E così il piccolo drappello
di viandanti giunse a Poggio Bustone, paesino all'estremo
limite settentrionale della valle reatina. E’ rimasto
celebre il saluto "Buon giorno buona gente"
che San Francesco rivolse, entrando nel paesino, a tutti
coloro che incontrava. Era un saluto di pace, di fratellanza,
che ancora oggi il 4 Ottobre, festa del Santo, si suole
rinnovare: un tamburino fa il giro del
paese rivolgendo il saluto francescano ad ogni famiglia,
quasi a voler sempre perpetuare la presenza del Santo
in quei luoghi.Poco lontano dal centro abitatosorgeva
un romitorio – forse dedicato a san Giacomo e proprietà
dei monaci benedettini dell’abbazia
di Farfa – e in questo luogo, circondato da ancora
più solitarie grotte, san Francesco e i suoi
seguaci si fermarono. E in una di queste grotte il Santo
era solito ritirarsi: il luogo fu veneratissimo e poco
dopo la morte del Poverello vi sorse una chiesetta che
incorpora la parte della grotta stessa: qui, secondo
la tradizione, egli avrebbe avuto da Dio la certezza
della remissione dei suoi peccati e la rivelazione della
missione apostolica a cui era chiamato il nascente Ordine
francescano. Fu proprio questa rivelazione sul futuro
dell’Ordine che spinse il Santo ad affidare ai suoi
discepoli la prima missione. Dal piccolo romitorio di
Poggio Bustone, dunque parti la prima missione di pace
nel mondo e da allora i frati minori percorrono tutte
le plaghe della terra per portare ovunque la parola
di Cristo. Breve dovette essere il soggiorno di san
Francesco in questo angolo d’Italia, ma non certo sfuggevole
la traccia che egli lasciò della sua presenza.
Sacri sono ancora oggi il romitorio e la grotta: accanto
ad essi, nel corso dei secoli è andato sorgendo
l’attuale santuario, non certo di grandi proporzioni
ma creato nel rispetto di quella povertà cui
il Santo anelava.
Il
santuario di Fontecolombo 
Il
santuario è posto alla sommità i un colle
che nel XIII secolo era conosciuto come monte Rainerio
e solo più tardi assunse la denominazione attuale
che si vuol far risalire ad una limpida sorgente (visitabile
facendo un piacevole percorso attraverso il boschetto
sottostante il santuario) che San Francesco vide nel
1217 dove bianche colombe si abbeveravano; questo idilliaco
quadro spinse Francesco a chiamare il luogo Fons Colombarum
(Fonte delle Colombe).
Quando giunse Francesco vi erano solo la Cappella
della Maddalena e il nudo Romitorio dei fraticelli
appartenenti all'Abbazia di
Farfa . Qui la bellezza della natura annuncia l'amore
di Francesco verso il creato.
Il Santo tornò più volte in questo luogo
di preghiera e meditazione e in due diversi soggiorni
vi furono due importanti episodi della sua vita. Nel
1223 scrisse la Regola definitiva dell'ordine che riassumeva
le precedenti del 1209-1210 e del 1221. L'ispirazione
divina per la Terza Regola la ricevette dopo 40 giorni
di preghiera e digiuno in una fenditura della roccia
(Sacro Speco) che è al di sotto della Cappellina
della Maddalena. Il Santo ebbe qui la conferma da Dio
e dall'uomo (Papa Onorio III) della sua Regola nell'autunno
del 1223; da questo episodio discende l'appellativo
del luogo: Sinai Francescano. Il secondo episodio
della vita del Santo si svolse nel gennaio 1226 quando
gli fu cauterizzato il nervo ottico a causa di una dolorosa
infezione agli occhi. L'episodio è ricordato
dai biografi di Francesco che scrivono del coraggio
del Santo di fronte a frate foco.
Chi arriva a Fonte Colombo si imbatte in un comodo
piazzale, dove parcheggiare l'automobile, e poi a piedi
può cominciare il suo pellegrinaggio. Incamminandoci
verso il santuario troviamo sulla sinistra la stradina
che ci porta alla fonte delle colombe: lungo il piacevole
percorso si incontrano tre cappelle dedicate all'Ascensione,
a S. Antonio da Padova e alla Regoletta.
Dopo
aver percorso una breve salita arriviamo davanti alla
Chiesa dei SS. Francesco e Bernardino da Siena. La chiesa
nella struttura architettonica è specchio della
semplicità francescana. Fu consacrata nel 1450
dal Cardinale Nicolò Cusano. All'interno meritano
attenzione le vetrate, che descrivono alcuni episodi
della vita del Santo e l'opera lignea del '600, che
riproduce il miracolo dell'apparizione di Dio a Francesco
e ai frati minori, preoccupati per la severità
della regola. L'altorilievo è di Giovanni da
Pisa, un frate che usò il legno dell'elce, sulla
cui sommità apparve Dio. Sulla destra dell'edificio
appare il convento con un suggestivo chiostro.
Attraversando un breve tratto incontriamo il romitorio
dei frati e il luogo dove Francesco subì l'operazione
agli occhi. Lungo la strada che porta al Sacro Speco,
incontriamo la Cappellina della Maddalena: la facciata
ha un piccolo ingresso sormontato da un arco a sesto
acuto e un piccolo campanile a vela; l'interno è
a navata unica con una piccola abside con dipinti poco
leggibili, ma l'opera più preziosa è il
tau, che la tradizione vuole sia della mano di
Francesco, che amava firmare con la lettera greca (non
perché non sapesse scrivere, ma per professare
la sua grande fede in quanto il tau è simbolo
della Croce di Cristo).
Il
santuario di Santa Maria della Foresta
Il
santuario di Santa Maria della Foresta ha assunto in
questi ultimi anni, grazie alla scoperta dell’originaria
chiesina di San Fabiano una grande importanza legato
com’è ai ricordi francescani. Sorge però
spontaneo il desiderio di sapere come mai San Francesco
giunse in questo romito cenobio trascorrendosi parecchi
mesi. Siamo nell’estate del 1225; le condizioni di salute
del Santo divengono sempre più precarie e il
cardinale Ugolino lo esorta a lasciare Assisi e a recarsi
a Rieti dove
in quel periodo dimorava il pontefice Onorio III con
la su acorte di cui facevano parte insigni medici. Ed
ecco che San Francesco decide di mettersi in viaggio
con quattro fedeli discepoli: Leone, Bernardo, Angelo
e Masseo. Giunto alla periferia della città e
avuto sentore delle manifestazioni di entusiasmo che
la popolazione si appresta a tributargli, egli decide
di fermarsi, poco fuori Rieti, laddove sorgeva la cappella
di San Fabiano. Qui il Santo trova ospitalità
in attesa dell’intervento chirurgico – com’è
noto l’operazione avverrà nell’eremo di fontecolombo
– soggiornando in un’attigua casa ospitale. San fabiano,
secondo la tradizione, fu testimone di due importanti
avvenimenti legati alla presenza del Santo: il miracolo
dell’uva e la composizione del Cantico delle Creature.
Due avvenimenti, il secondo soprattutto, di una portata
eccezionale che fanno di questo solitario cenobio uno
dei luoghi più sacri del francescanesimo. Il
luogo, così com’era ai tempi di San Francesco,
formato cioè dalla chiesina, dalla canonica e
dalla Cada-domus, rimase tale fino ai primi anni XIV
secolo quando cioè i frati romiti ne iniziarono
la trasformazione abbattendo i muri interni della canonica
e erigendo una seconda chiesa più ampia di San
Fabiano; i lavori proseguirono ancora quando il luogo
passò ai clareni che costruirono un conventino
con il relativo chiostro. Nel Seicento infine si ebbe,
la totale manomissione della Casa-domus, nonché
della primitiva chiesina per crearne una di passeggio
di San Francesco in questo luogo, che sarebbe stato
dimenticato del tuppo se nel 1947 non fosse stata riportata
alla luce la chiesina di San Fabiano.

I
santuari rupestri
S.Michele
Arcangelo sul Monte Tancia
E’ un piccolo
santuario rupestre ricavato in una grotta, ed è
circondato dai boschi del Monte Tancia. Si pensa che
originariamente la grotta fu un luogo dedito alla dea
Vacuna, divinità Sabina delle acque e dei boschi,
lo testimonia una figura femminile scolpita in una stalattite,
scomparsa da 25 anni.
Nella grotta c'è un altare sovrastato dal ciborio,
costituito da due colonne e rivestito da due strati
di affreschi. Sull'archivolto del ciborio il busto del
Cristo è circondato dai simboli apocalittici
dei 4 evangelisti, mentre sul fondo della lunetta, al
di sopra dell'altare, si trova l'immagine della Madonna
con il Bambino; sulla fronte del ciborio è affrescato
l'Agnus Dei con ai lati le immagini dei profeti che
si inchinano reverenti. Sulla parete della Grotta ci
sono degli affreschi che rappresentano la Vergine Maria
con il Putto e San Michele con la sua corazza dorata.
S.Michele
Arcangelo a Varco Sabino 
S.Cataldo
a Cottanello 
Nei pressi
di Cottanello
sorge la caratteristica chiesetta rupestre di S. Cataldo,
incassata nella roccia lungo la strada per Contigliano,
all'interno della quale sono conservati importanti affreschi
databili ai primi decenni del XIII Sec. L'edificio è
composto da un piccolo atrio e da una cappella con volta
a crociera. Il ciclo pittorico è diviso in due
registri. In quello superiore si può ammirare
il Cristo in trono tra apostoli; nell'inferiore due
gruppi di tre sante nimbate.

I
santuari francescani di età medievale
Il santuario di S.Filippa Mareri a Borgo
S.Pietro
Situato a
Borgo S. Pietro, risale al 1231 e fu ricostruito dopo
essere stato sommerso in occasione della costruzione
del bacino artificiale; al suo interno, la cappella
che ospita le spoglie della Santa fondatrice e pregevoli
affreschi del XVI secolo. Annesso al Monastero si trova
anche un Museo che ospita reperti dell’antico centro
religioso.

I
santuari francescani di età tardomedievale, moderna
e contemporanea
S. Felice dell’Acqua
da Cantalice 
Si
affaccia sulla piazza che sorge ai piedi del castello
di Cantalice superiore ed è di origine settecentesca:
è caratterizzata da splendide decorazioni architettoniche
sulla facciata e sul campanile. Felice
Porro, nato a Cantalice nel 15/10/1515, era stato durante
l’infanzia un pastorello che aveva condotto le greggi
al pascolo, per poi trasformarsi in agricoltore. Non
ancora decenne era andato a servizio della famiglia
Picchi a Cittaducale,
dove maturò la sua ispirazione di divenire frate
cappuccino, realizzata dopo essere scampato miracolosamente
alla morte, travolto e calpestato da giovenchi non domati.
Entrato in convento a Roma nel 1544 vi esercitò
per lungo temppo il suo ministero tanto da riscuotere
una grandissima popolarità. Fu amico di S.Filippo
Neri e del cardinal Peretti, il futoro Sisto V, al quale
predisse il papato. Morto nel 1625 e proclamato santo
nel 1712. S.felice da Cantalice è oggi compatrono
della diocesi di Rieti
ed il suo santuario meta di pellegrinaggio.
S. Francesco da Leonessa

Il
principale santuario di Leonessa è legato alla
figura del frate cappuccino Eufranio Desideri (1556-1612),santificato
nrl corso del 1967. Il giovane Eufranio, non ostante
le resistenze della famiglia, entrò in noviziato
ad Assisi nel 1572 assumendo il nome di Giuseppe. Fece
poi parte di una missione dei cappuccini a Istanbul
e gli fu affidata la cura dei numerosi cristiani tenuti
in schiavitù dai turchi. Catturato nel tentativo
di penetrare nel palazzo del sultano Murad III per parlargli
del problema fu condannato alla pena del gancio. Fu,
infatti, sospeso per tre giorni con un uncino conficcato
nella mano ed uno nel piede su di un fuoco. Al termine
del supplizio fu liberato ed espulso. Tornato in patria
proseguì la sua opera instancabile di predicatore.
Ammalatosi gravemente fu trasferito presso il convento
di amatrice, dov’era soperiore un suo nipote, luogo
in cui morì nel 1612. Il suo corpo, soppoposto
per volontà degli amatriciani and un trattamento
conservativo, fu poi traslato a Leonessa nel 1639.
S.
Maria delle Grazie a Ponticelli
Nel 1478 la duchessa Giustiniana Orsini, moglie di Raimondo
Orsini, duca di Gravina e vicerè di Napoli, dalla
sua residenza si trasferì a Scandriglia dove
il figlio primogenito si ammalò gravemente. Invocata
l’intercessione della Madonna delle Grazie, immagine
conservata presso la cappella signorile del palazzo
baronale di Nerola, con la promessa di erigere un santuario
dedicatole il fanciullo guarì. La duchessa però
dimenticò il voto fatto e il figlio dacce ammalato
un’altra volta. Nuovamente guarito i genitori, chiesta
l’autorizzazione al papa Sisto IV, affidarono la fondazione
del santuario al portoghese João da Silva e Menezes,
che prese il nome di Amadeo, quando vestì l’abito
francescano. L’edificio religioso fu completato nel
1480 e vi fu trasferita l’immagine miracolosa della
Madonna delle grazie.Nel 1566 Pio V soppresse la congregazione
degli Amadeiti ed il convento, su istanza del cardinale
Flavio Orsini, fu affidato ai frati minori rifotmati
dell’Osservanza. Si accede al complessoreligioso per
mezzo di un maestoso viale di cipressi piantati nella
prima metà del secolo scorso, fino a giungere
ad un porticato nel quale si aprono due porte che consentono
l’ingresso alla chiesa ed al convento. La chiesa, ad
un'unica navata, è chiusa da un abside poligonale,
mentre il tetto è a capriate. Le cappelle, tre,
si aprono tutte sul lato sinistro dell’aula. Una pregevole
tavola a tempera della seconda metà del Quattrocento
di scuola umbro-laziale raffigurante una "Madonna
in trono con bambino tra i ss. Francesco e Antonio"
è conservata nella prima cappella. Sull’altare
maggiore è, invece visibile, la veneratissima
immagine della "Madonna delle Grazie". Il
complesso è completato da un vasto chiostro e
da un refttorio nel quale è conservato un affresco
quattrocentesco di notevole fattura rappresentante una
"Crocefissione".

I
santuari minori
S.
Maria delle Grotte ad Antrodoco 
Sorge
lungo le gole di Antrodoco e ridosso della Statale per
l‘Aquila. La chiesa fu costruita agli inizi del Seicento
nel luogo dove una povera pastorella di 9 anni, Bernardina
Boccacci, aveva scoperto nel 1601 una sacra immagine
che rappresentava la Vergine che teneva in braccio Gesù
Bambino. La scoperta dell’immagine provocò un
immediato fervore popolare tanto che il vescovo di Rieti,
monsignor Cesare Segni fece erigere sul luogo un altare
e vi celebrò la prima messa il 29 settembre del
1602. Dapprima la custodia del luogo fu affidata ad
un eremità, ma il grande afflusso dei fedeli
e le grazie che la vergine dispensava spinsero alla
costruzione di un Tempio confacente alla fama che la
sacra immagine aveva suscitato. Il progetto, attuato
tramite i fondi raccolti dai fedeli, fu redatto dall’architetto
toscano fausto Ruggeri da Montepulciano. Nell’etimo
stesso di Antrodoco, "tra i monti", è
sugellata la posizione geografica di questo centro,
destinato a trovare un difficile equilibrio tra le risorse
agricole della vallata alluvionale del Velino e quelle
silvopastorali delle montagne uncombenti. Nell’alto
medioevo ad antrodoco venne insediata una curtis in
possesso dei gastaldi di Rieti, un centro importante
di organizzazione agraria del territorio, passata poi
all’abbazia di Farfa, che
ne fece un centro specializzato per l’allevamento dei
bovini, ovini e suini. La curtis si trasformò
poi in castrum probabilmente nel X secolo. Scemata e
poi scomparsa in questo periodo l’imfluenza farfense,
Antrodoco divenne sede di un gastaldo minore, compreso
nel territorio del comitatus reatino. In seguito alla
conquista normanna Antrodoco, dominata da in’imprendibile
rocca, di cui rimangono oggi pochi resti, fu un polo
importante nel periodo normanno-svevo a controllo della
valle del Velino. Fu poi venduto all’aquila sullo scorcio
del Trecento, incorporata nel suo contado ed inclusa
nel quarto di S. Giovanni. Di particolare rilevanza
alla periferia di Antrodoco, ben visibile dalla Salaria,
è la chiesa di S.Maria extra moenia. Questa chiesa
è menzionata molto probabilmente già nel
VI secolo. Le origini della chiesa sono però
senz’altro più antiche che vanno probabilmente
connesse con il precoce insiediarsi in Antrodoco di
una comunità cristiana, fatto questo agevolato
dall’importanza nel nostro stradale che vi confluiva.
Chiaramente la chiesa ha subito nel tempo diverse ristrutturazioni,
restauri e rifacimenti più o meno complessi,
tra i più importanti quelli del 1050 – 1051,
che ne hanno alterato ed obliterato le fasi più
antiche. Nonostante ciò l’edificio conservava
ancora molte parti della struttura romanica. Il portale,
trecentesco, è di incerta provenienza e fu posto
duranti alcuni restauri effettuati nel 1950. Nell’interno,
partito in tre navate, sono reimpiegati diversi frammenti
di recinti presbiteriali altomedioevali (VIII – IX sec.).
Interessante anche l’interno ciclo pittorico. La svettante
torre campanaria è stata realizzata in larga
misura con laterizi e materiale di spoglio d’eta romana.
Il battistero, di forma, risale una buona probabilità
al Quattrocento ed al suo interno di un certo interesse
è un ciclo pittorico con raffigurante un corteo
di penitenti.
S. Maria della Filetta ad Amatrice
Nel
1472, il giorno dell’ascensione, verso l’imbrunire una
giovane pastorella, Chiara Valenti, durante un violentissimo
temporale si rifugiò sotto un albero e pregò
la Madonna che la salvasse dal nubifragio. Improvvisamente
ad oriente comparve unvivido raggio di luce che si concentrò
in un piccolo goblo luminoso che si posò lentamente
ai piedi di un cespuglio. La luce restò viva
e sfolgorante, mentre una musica celestiale pervadeva
l’atmosfera circostante. Chiarina,
attratta dall’evento prodigioso, si avvicinò
al cespuglio fiammeggiante e rinvenne un cammeo marmoreo
con l’immagine intagliata di una giovane donna circondato
da un’areola raggiante, che portò a casa celandola
ai genitori. Nella notte l’immagine diffuse nuovamente
intorno a sé un nuovo chiarore, che risvegliò
l’intera famiglia. Fu avvertito il parroco di S.Lorenzo
che constatò di persona il fenomeno prodigioso.
La fama per la miracolosa immagine – identificata con
la Madonna – si diffuse rapidamente, tanto che fu deciso
di traslarla trionfalmente in Amatrice presso la chiesa
di S.Francesco. Sul luogo del ricevimento fu eretta
immediatamente una piccola chiesa, ornata all’interno,
tra gli altri affreschi tardorinascimentali di pregevole
fattura, da un bellissimo ciclo pittorico di Pier Paolo
da Fermo, che narra, tra l’altro, le vicende della costruzione
dell’edificio sacro e del trasferimento dell’immagine
miracolosa in Amatrice, che ogni anno torna processionalmente
alla chiesetta nell’ottava dell’Ascensione. Il piccolo
santuario si raggiunge transitando per una stradina
campestre, non sempre agevolmente persorribile.
Santuario
dell'Icona "Passatora" ad Amatrice 
Non lontano dalla villa di Ferrazza, ad un quadrivio
importante nel passato, sorge la chiesetta dedicata
alla Madonna delle Grazie meglio nota come santuario
dell’Icona "Passatora". Nel XV secolo l’edificio
sacro, al quale preesisteva probabilmente una edicola,
divenne un importante luogo di culto. Un ulteriore ampliamento
avvenne dopo la battaglia di Lepanto, così che
il santuario assunse l’aspetto definitivo, con la piccola
facciata in arenaria sulla quale si aprono tre piccoli
rosoni e due finestre, mentre sul tetto si erge un campaniletto
a vela con due campane. L’attuale sacrestia era la cappella
del crocefisso, nella quale si insediò l’omonima
fraternita laicale. Molto interessante anche il ciclo
pittorico eseguito da più maestri. Nell’edicola
centrale è raffigurata la Madonna con il Bambino
con S.Sebastiano e s.Rocco", a ricordo quindi di
un’epidemia di peste scongiurata, l’opera (1482) è
attribuita alla scuola di Campilio da Spoleto.Sulle
pareti tardoquattrocenteschi di pregevole fattura raffiguranti,
tra gli altri, la "Madonna della Misericordia",
protegge con il suo grande mantello aperto le popolazioni
dall’ira divina, il "Cristo portacroce" e
la "Madonna in trono con Bambino benedicente",
in atto di sorreggere la città di Amatrice (1490
– 1492), attribuiti al "Maestro di Configno".
Nella sacrestia operò invece un pittore locale,
Dionisio Cappelli, che nel 1508 – 1509 eseguì,
tra l’altro, una bella "Crocefissione", l’"Adorazione
dei magi" e l’"Incoronazione della Vergine".
S.
Maria delle Grazie a Scai
S. Maria di Capo d’Acqua a Cittareale

Situato nei pressi delle sorgenti del Velino, è
legato al rinnovamento miracoloso di un’immagine raffigurante
la Vergine. La statuetta in argilla sarebbe stata ritrovata
tra i secoli X e XI da una pastorella chinatasi a bere
alle fonti del fiume.
Da ricordare nei pressi di Cittareale,
alle sorgenti del Velino, il santuario della Madonna
di capo d’Acqua, legato al rinnovamento miracoloso di
un immagine raffigurante la Vergine. La statuetta in
argilla sarebbe stata ritrovata tra i secoli X e XI
da una pastorella chinatasi a bere alle fonti del fiume.
Al di là della contaminazione legendaria, che
potrebbe anche nascondere il tentativo di cristianizzare
un precedente culto pagano legato alle sorgenti del
fiume, la pieve di S.Maria in capite acque è
ricordata per la prima volta poco dopo la metà
del secolo XII. Il popolamento della zona fu riorganizzato
in età angioina con la fondazione di Cittareale
attuata nel 1329 ad opera di re Roberto d’Angiò,
con l’intento di contrastare le spinte espansive dei
comuni di Cascia e di Norcia, posti nello stato della
Chiesa. Per agevolare l’afflusso dei nuovi abitanti
furono concesse agevolazioni ed esenzioni fiscali per
15 anni. La rocca era stata edificata e forma quadrangolare
con gli spigoli rinforzati da grossi bastoni troncoconici,
mentre il nucleo cementizio interno fu rivestito da
un apparecchio murario abbastanza regolare formato da
conci parallelepipedi di arenaria locale. La fortezza
angioina fu però restaurata fortemente nel quattrocento
dopo un assalto degli aquilani, avvenuto nel 1474, generato
dai contrasti per l’incorporazione, i quali, dopo averla
in gran parte diroccata, furono costretti a pagarne
le spese di ricostruzione.
S. Maria del Monte a Borbona 
E’
una chiesa di origine quettrocentesca completamente
ricostruita nel secolo XVIII: particolare la lapide
di epoca romana incastonata nel portale d’ingresso,
che commemora Giulia Domna, moglie di Settimo Severo.
S.
Francesco a Posta 
S.
Maria dei Balzi a Grotti di Cittaducale 
S.
Maria Apparì a Petrella Salto 
Si trova a circa un chilometro dal capoluogo e risale
al 1562; a pianta centrale, conserva una torre seicentesca
ed un altare rococò di pregevole fattura.
S.
Maria a Valle Malito di Borgorose 
S.
Anatolia a Tarano 
S.
Francesco a Corsaro

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