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Riserve
naturali
La
riserva naturale del monte Cervia e del monte Navegna
La
riserva del Monte Cervia e del Monte Navegna si estende
nella parte sud occidentale della provincia di Rieti.
La riserva, istituita nel 1988, è stata ampliata
nel 1997 ed ha una superficie di 2915 ettari.E’ destinata
alla conservazione del paesaggio montano e alla tutela
dell’ecosistema forestale in tutte le sue componenti
biotiche e non. Situata tra due profonde vallate, quella
del Salto e quella del Turano, la riserva è divisa
in due aree: una comprendente il monte Cervia, l’altra
il monte Navegna.I due rilievi sono imponenti e di grande
valore estetico, botanico, paesaggistico e geomorfologico.Alti
circa 1500 metri, sono composti nella quasi totalità,
da roccia calcarea e quindi presentano pareti e dirupi
molto ripidi e spesso inaccessibili.
Le zone rivolte ad est, invece, essendo composte da
marne ed arenarie, sono caratterizzate da pendii più
dolci. I due monti sono divisi dall’orrido vallone dell’Obito.
Eccetto le zone cacuminali e le aree prative esposte
a sud, tutte le superfici sono ricoperte da boschi in
ottimo stato vegetativo, governate a ceduo, salvo i
castagneti da frutto, dove si rinvengono secolari esemplari
di eccezionali dimensioni. Nelle zone più basse,
sono presenti le Roverelle, i Cerri, i Carpini, i Frassini,
i Sorbi, gli Aceri, i Pioppi; più in alto vi
sono le faggete generalmente governate a ceduo.
Il sottobosco è costituito da Rosa Canina, Farinaccio,
Fisagini, Ginepro, Cisto. Presso Marcetelli c’è
la più antica e grande Roverella del Reatino
(Quercus Pubescens), alta 22 metri e con una circonferenza
di 5,92 metri.
Il popolamento animale è ricco di specie legate
agli ambienti boschivi: lo scoiattolo è assai
numeroso, così come il cinghiale ma non mancano
tassi, martore, lepri, puzzole, donnole oltre ai tanti
piccoli mammiferi dei boschi come il topo quercino e
il moscardino. Sino a pochi anni fa la zona era regolarmente
frequentata da una coppia di aquile.
Oggi la specie è osservabile solo saltuariamente
anche se con una certa frequenza e spesso in coppia,
mentre sono ancora presenti altri rapaci come la poiana,
lo sparviere, il gheppio, 1'allocco, la civetta, il
gufo comune. Tra gli altri uccelli i picchi verde e
rosso maggiore, 1'upupa, il fringuello, le cince, il
rampichino, il ciuffolotto, il colombaccio.
La zona era popolata in passato da numerose brigate
di coturnici, oggi assai rare in tutto l'Appennino,
di cui rimangono ancora alcuni esemplari nelle praterie
d'altitudine.
Numerosi sono gli insediamenti umani e caratteristica
è la forma arroccata di alcuni paesi ubicati
su pendici e su rilievi. Da questi paesi facilmente
raggiungibili, si dipartono piste forestali, mulattiere
e sentieri, che permettono un’accurata visita della
riserva.
La
riserva naturale dei laghi Lungo e Ripasottile
La
riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile è stata
istituita dalla regione Lazio nel 1977 ed è gestita
da un consorzio costituito dalla Comunità Montana
del Montepiano Reatino e i comuni di Rieti, Contigliano,
Colli sul velino, Rivodutri, Poggiobustone e Cantalice.
La riserva si estende per 3000 ettari e l’altitudine
è tra i 310 e i 450 metri; si tratta di una delle
poche zone umide, in buono stato, dell’appennino. I
due laghi costituiscono un’antica traccia del Lacus
Velinus, le cui acque occupavano in gran parte la pianura.
In epoca romana le acque vennero fatte defluire verso
la conca ternana formando la nota Cascata delle Marmore.
I due laghi sono rimasti in vita grazie agli invasi
d’origine carsica ed al costante apporto d’acqua dei
corsi fluviali locali. Il paesaggio lacustre conserva
un ambiente incontaminato tanto da costituire una riserva
naturale, meta d’appassionati della natura e di sportivi.
Il complesso umido costituito dai due laghi determina
un ambiente di grande interesse faunistico.
La fauna ittica, stante la buona qualità delle
acque, comprende numerose specie quali il luccio, la
tinca, la carpa, il triotto, il cavedano, la scardola
l'anguilla e la trota. Importante la presenza avifaunistica
con specie stanziali o di passo: ricordiamo la folaga,
la gallinella d'acqua, lo svasso maggiore, il tuffetto,
il tarabusino, la garzetta, la sgarza ciuffetto, l'airone
cenerino e, più raramente quello rosso. Gli anatidi
sono rappresentati dall'alzavola, dal germano reale,
dalla moretta e dalla marzaiola. Molti i limicoli come
il piro piro, il beccaccino, la pettegola, oltre alla
pavoncella, ai corrieri e a rallidi come il voltolino
e il porciglione. Tra le presenze eccezionali quella
del fenicottero. La vegetazione ripariale costituisce
un ambiente di rifugio e riproduzione per il pendolino,
che tesse caratteristici nidi sui rami dei salici, per
il cannereccione, il forapaglie, la cannaiola e l'usignolo
di fiume. Numerosi i cormorani svernanti, mentre gli
storni, in gran numero, passano le notti invernali tra
i salici del lago di Ripasottile. Le pendici circostanti
costituiscono l'ambiente adatto per l'occhiocotto, il
verzellino, il cardellino e lo scricciolo. Ai vertici
della catena alimentare, tra gli uccelli il falco di
palude, il raro falco pescatore e l'albanella minore.
Presente anche il falco cuculo. Tra gli anfibi comune
il tritone punteggiato e quello crestato, la raganellla,
tra i rettili l'orbettino e la natrice tessellata. I
mammiferi, scomparsa da tempo la lontra, sono rappresentati
dall'arvicola o ratto d'acqua, assai abbondante e dalla
nutria. Non mancano tuttavia l'istrice che scava le
sue tane negli argini e la volpe.
Negli adiacenti ambienti dei coltivi estensivi vive
la fauna tipica di questi ecosistemi antropizzati con
specie quali la gazza, il fagiano e la cornacchia grigia.
Non molto estesa la fascia di vegetazione ripariale
a causa dell'avanzare delle colture verso le sponde:
rimangono tuttavia significativi esempi di bosco igrofilo
con esemplari anche di grandi dimensioni di salice bianco
e nero, pioppo bianco e canneti con cannuccia di palude
e tifa. La vegetazione acquatica comprende la ninfea
comune e la bellissima ninfea gialla che definiscono
un'associazione vegetazionale alquanto rara: il Nupharetum.

Riserva
naturale dei Monti Lucretili
La
riserva dei Monti Lucretili è stata istituita
nel 1989 ed è gestita da un consorzio tra i comuni
di Monteflavio, Montorio Romano, Moricone, Palombara
Sabina, Marcellina, S. Polo dei Cavalieri, Vicovaro,
Roccagiovine, Licenza, Percile, Scandriglia, Orvinio,
Poggio Moiano, la IX e X Comunità Montana. Si
estende per una superficie: 18.204 ettari.
Assai ricca di elementi di interesse la flora erbacea
che prospera sulle vaste estensioni occupate dai prati-pascoli
della riserva: numerose le orchidacee, 1'endemica Iris
Sabina, il giglio martagone. Le sponde delle zone umide
come il corso del torrente Licenza e i Lagustelli di
Percile sono bordate da salici, pioppi ed ontani.
Anche la fauna presenta elevati motivi di interesse,
come la coppia di aquila reale, nidificante nei pressi
della piccola valle del Torrente Licenza, lo sparviero,
il lanario, il nibbio bruno ed il gheppio. Presenti
il cuculo, il rigogolo, il torcicollo, il picchio verde,
l'occhiocotto, 1'upupa, lo zigolo nero. Segnalati il
lupo appenninico ed una piccola popolazione di gatto
selvatico. Tra gli altri mammiferi la martora, il ghiro,
1'istrice.
L'erpetofauna è costituita dal colubro verde-giallo,
dall'orbettino, dalla testuggine comune, dalla salamandrina
dagli occhiali, dall'ululone dal ventre giallo, dal
tritone crestato e da quello punteggiato.

Riserva
naturale dei Monti della Duchessa
La
riserva, istituita nel 1990, è gestita dal Comune
di Borgorose ed ha una superficie di 3.543 ettari.
Gli ambienti dei prati-pascoli montani occupano gran
parte del territorio protetto. In questi spazi aperti
trovano ospitalità numerose specie erbacee di
grande interesse scientifico in quanto testimoni di
una flora di tipo settentrionale nel periodo post-glaciale
ben più diffusa di oggi.
L'elenco degli elementi di clima sub-artico comprende
almeno il 50% dell'intero insieme di specie presenti
sulla Duchessa; tra queste la poa alpina, la sassifraga
marginata, l'astragalo peloso e la silene acaule. Anche
il popolamento di betulle del Vallone di Teve può
essere interpretato come un relitto post-glaciale. Sui
versanti occidentali, più piovosi, alle quote
più basse si sviluppa un vasto bosco deciduo
montano con cerro, roverella, acero di monte, frassino,
sorbo montano e carpino nero, mentre più in quota
compaiono bellissime faggete. La fauna della riserva
conserva un ricco campionario di specie di ambiente
montano. Tra i mammiferi è sicuramente presente
il gatto selvatico oltre alla lepre qui rappresentata
da una delle ultime popolazioni autoctone, allo scoiattolo
meridionale, al tasso. L'ornitofauna comprende il falco
pellegrino, il lanario, il gheppio e la poiana.
Altre presenze faunistiche di rilievo sono quelle di
una popolazione di coturnice, della rondine montana,
dello spioncello di montagna, dei gracchio alpino e
corallino e del fringuello alpino. II lago della Duchessa
ospita specie acquatiche come l'alzavola e la moretta.
Tra gli anfibi è presente il tritone crestato
nello stesso lago mentre tra i rettili è segnalata
la rara quanto inoffensiva vipera dell'Orsini.

Parco
nazionale della Laga

Il
Parco Nazionale del Gran Sasso - Laga è di recente
costituzione (1991) e con i suoi 201.400 ettari che
comprendono due tra i gruppi montuosi appenninici più
importanti è uno dei più estesi parchi
italiani. La fauna del parco annovera il lupo, il Camoscio
d'Abruzzo, il gatto selvatico, la volpe, il tasso, la
puzzola, la martora, la donnola, la faina, la lontra,
il riccio, lo scoiattolo, il ghiro, e tra gli uccelli
l'aquila reale, il gheppio, la poiana, il picchio rosso,
il gracchio corallino, il falco pellegrino, il cuculo
e l'upupa. Molto interessante è anche la flora,
soprattutto quella di alta quota, con la stella alpina,
la genziana maggiore, la genziana lutea, numerose varietà
di orchidee e alcune specie di epoca glaciale e importanti
endemismi, tra cui si può citare l'artemisia
petrosa. Tutto il territorio è caratterizzato
da una serie di borghi di origine medioevale, spesso
perfettamente conservati nelle strutture originarie
ed in parte ancora abitati, che conferiscono a questi
luoghi una forte capacità di suggestione. Il
tratto caratterizzante del Gran Sasso così come
della Laga è la ricchezza di memorie storiche,
soprattutto riferite alla civiltà pastorale che
ha caratterizzato l'economia dell'area.

L'Oasi
WWF di Lago Secco
L’Oasi
di Lago Secco è di proprietà del WWF Italia e si trova
nel comune di Amatrice (RI). Si estende per 14 ettari
ed è costituita da un laghetto appenninico, circondato
da boschi di faggio con salice odoroso. Sulle rive del
lago si trovano erioforo, giunco artico, ranuncolo d’acqua,
e diverse specie di orchidee. Nell’Oasi sono presenti
anfibi (tritone alpino, rana temporaria); rettili (natrice
dal collare, luscengola); uccelli (aquila reale, poiana,
falco pellegrino, gufo reale, barbagianni, sparviero)
e mammiferi (tasso, capriolo, gatto selvatico, lupo).
Per raggiungere l’Oasi occorre prendere la S.s. 4 Salaria
e uscire ad Arquata del Tronto, poi proseguire per Poggio
d'Api; dalì seguire le indicazioni WWF.
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