|
S.
Maria a Cerchiara
Di
grande interesse la chiesa di S. Maria, la quale, pur
mostrando un impianto duecentesco, ha senza molti dubbi
origini altomedievali (VIII-IX) secolo, per la tipologia
di un frammento di recinto presbiteriale riutilizzato.

S.
Maria Assunta a Fianello
Poco fuori dall'abitato di Fianello sorge la chiesa
cimiteriale di S. Maria Assunta che costituisce anch'essa
un'area di estrema importanza tanto da un punto di vista
archeologico quanto da quello monumentale. La chiesa,
risalente probabilmente all'alto medioevo, presenta
diverse fasi costruttive. Di particolare interesse è
la cripta, romanica, nella quale sono stati reimpiegati
materiali di spoglio di età romana, due capitelli sono
stati ricavati da iscrizioni, e altomedievale. Negli
anni '50 sono state effettuate alcune indagini archeologiche
sulla villa romana sottostante, di cui oggi sono visibili
soltanto alcuni tratti di mura nello stradello di accesso
al cimitero e dietro l'abside della chiesa, mentre nella
fontana pubblica retrostante non è difficile scorgere
la ghiera dello speco di un acquedotto che in età romana
doveva addurre l'acqua da una sorgente lontana non più
di un mezzo chilometro alla villa. Durante gli scavi
furono recuperati materiali di grande interesse, attualmente
al museo nazionale romano, tra i quali possono essere
ricordati numerosi elementi decorativi in marmo, in
particolare lucerne, molte piccole sculture, tra le
quali da segnalare una elegante statuetta di danzatrice,
del periodo ellenistico, una menade danzante acefala
e mutila, una statuetta di Eracle, una di Sileno, un
Attis-Heros, una statuetta femminile, un'erma doppia
di Demostene ed un ritratto di Eschilo. Da ricordare
anche la cappellina di S. Sebastiano, recentemente restaurata,
eretta probabilmente come ex voto in occasione della
cessazione di qualche epidemia di peste.
S.
Maria Assunta a Tarano 
La chiesa si S.Maria Assunta è l’emergenza più significativa
che caratterizza lo spazio urbano di Tarano. L’edificio
religioso nacque agli inizi del XII secolo per rispondere
ad una serie diversa di esigenze. Un’epigrafe murata
sul campanile porta iscritta la data dell’8 settembre
del 1114. Non è chiaro a cosa si riferisca questa notazione
cronologica. Probabilmente ricorda l’anno di costruzione
della torre nolare. La facciata della chiesa, originariamente
ad una sola navata, fu ampliata con due navate laterali.
Questo intervento comportò l’iglobamento del campanile,
originariamente distaccato dalla facciata. Nello stesso
tempo per sorreggere la navata di destra fu necessario
creare una costruzione, che fu utilizzata per ricavare
una serie di botteghe digradanti a secondare il ripido
pendio. L’interno della chiesa mostra con chiarezza
ed evidenza il susseguirsi di molteplici interventi
di maggior o minore complessità che hanno interessato
a più riprese l’edificio sacro, alternandolo e trasformandolo.
Anche la decorazione pittorica mostra il sovrapporsi,
spesso disordinato, d’interventi susseguitisi nel tempo.
Di notevole rilevanza un santo, forse s.Bartolomeo,
frammento d’affresco datato alla seconda metà del XIII
secolo. A scuola assisiate è invece attribuito il maestro
che raffigurò la crocefissione intorno alla metà del
XIV secolo, dipinto di notevole livello qualitativo.
S.
Maria dei Colori a Scandriglia 
S.
Maria extra moenia ad Antrodoco 
Venendo a Rieti il complesso appare suggestivamente
immerso tra i faggi, in un prato sotto il piano stradale,
ed è localizzato a sinistra, poco prima dell’abitato
di antrodoco. Questa chiesa è ricordata molto probabilmente
già nel VI secolo in un passo tratto dai Dialoghi di
san Gregorio Magno, che ricorda un miracolo avvenuto
ad un suo prete, Rustico. Le origini della chiesa sono
però senzaltro più antiche e vanno probabilmente connesse
con il precoce insediamento in antrodoco di una comunità
cristiana, fatto questo agevolato dall’importanza del
nodo stradale che vi confluiva. Probabilmente il primo
edificio sacro va fatto risalire al IV - V secolo, periodo
al quale possono essere datati due capitelli di lesena
con incisa la formula augurale cristiana «vivas in Deo».
La chiesa ha subito nel tempo diverse ristrutturazioni,
restauri e rifacimenti più o meno complessi; tra i più
importanti quelli del 1050 - 1051, che ne hanno alterato
le componenti più antiche. In ogni caso l’edificio conserva
attualmente per gran parte la struttura romanica del
XI secolo e rappresenta un vero gioiello architettonico,
unanimamente considerato il più importante di Antrodoco.
Le diverse sequenze storiche attraversate dall’edificio
possono essere colte nell’interno a tre navate con abside
semicilindrica e soprattutto negli affreschi che ne
adornano le pareti, risalenti ad epoche che vanno dal
1200 al 1600. Di particolare interesse risulta il Campanile,
soprattutto per la varietà del materiale di costruzione
impiegato: conci scuri, pietra bianca, laterizi rossi.
S.
Martino a Poggio Moiano 
Piccola
chiesa rurale con annesso romitorio benedettino, si
trova a meno di un chilometro dal paese. Nella facciata,
ornata da un rosone in pietra, sono incastonati tratti
di bassorilievi e fregi di epoca romana. L’interno,
ad una sola navata, conserva nell’abside due affreschi
raffiguranti s.Martino che divide il mantello e S.Antonio
Abate.
S.
Martino a Turano 
Presso Torano da ricordare la chiesa oggi diruta
di S. Martino, a tre navi e che nel tempo ha subito
notevoli rimaneggiamenti e ristrutturazioni, nominata
per la prima volta dalle fonti nel XII secolo. La chiesa,
che aveva alle sue dipendenze molte cappelle, mantenne
la cura d'anime per tutta l'età medievale e fin dopo
il concilio di Trento, quando la chiesa castrale di
S. Pietro, di particolare rilevanza architettonica,
che è ricordata nel 1252, subentrò nel ruolo.

S.
Paolo a Poggio Mirteto 
Appena fuori l'abitato di Poggio Mirteto, un importante
castello fondato tra XIII e XIV secolo sorge la chiesa
di S. Paolo, in antico chiesa cimiteriale del castello.
L'edificio sacro, di piccole dimensioni, è ad aula unica,
scandita da quattro campate con arconi ogivali. I restauri,
compiuti in varie epoche, hanno profondamente alterato
le strutture originarie, mentre l'apparato decorativo,
di notevole interesse, è in pessime condizioni di conservazione.
Il dipinto più noto, sito nella parte sinistra della
controfacciata, rappresenta "L'incontro dei tre vivi
con i tre morti", commentato da una lunga scritta metrica
dialettale, oggi quasi del tutto evanita. Al di sotto,
la scena che raffigura il compianto sul Cristo Morto,
datata al primo decennio del Trecento. Nel catino absidale
un affresco della prima metà del XVI secolo raffigura
l'incoronazione della Vergine tra angeli musicanti.

S.
Pietro ad Centum Muros a Montebuono 
La chiesa di S.Pietro ad Muricentum o ad Centomuros,
come le fonti la definiscono per via delle grandiose
strutture appartenenti ad una villa rustica d’età romana
che la circondano, sorge poco al di fuori dell’abitato
di Montebuono su di un altura che, sovrastata dai monti
Sabini, domina la valle del Tevere.La chiesa, pur fortemente
rimaneggiata nel tempo, conserva i lineamenti della
originaria struttura romanica che i recenti lavori di
restauro hanno messo nuovamente in evidenza, eliminando
molte delle superfetazioni successive. I lavori di rifacimento
della pavimentazione hanno poi riportato in luce una
serie di ambienti, in parte riutilizzati nel tempo come
ossari, che appartenevano alla villa rustica normalmente
definita le ”Terme di Agrippa” per via di un frammento
di epigrafe ritrovata tra le rovine, che menzionava
il generale Marco Vipsano Agrippa, tra l’altro anche
genero dell’imperatore Augosto, morto a soli 51 anni
in Campania nel 12 a.C. Con la costruzione della chiesa,
nella quale furono reimpiegati molti materiali d’età
romana, i muri della villa furono rasati soltanto in
parte, sono quindi riemerse pavimentazioni musive o
in opus spicatum, lacerti di pareti affrescate, una
cisterna perfettamente intonacata, restituendo uno spaccato
di grande interesse di alcuni ambienti pertinenti alla
parte padronale della villa, la cui estensione era indubbiamente
molto ampia. Nel quadro di grande effervescenza politica
dei primi anni del secolo XII vi fu edificata la chiesa
di s. Pietro ad Muricentum, la cui prima notizia risale
al luglio del 1105. Nel Quattrocento s.Pietro era ancora
la chiesa matrice di Montebuono, come attestano i forti
lasciti testamentari del periodo e l’importante ciclo
pittorico realizzato da iacopo da Roccantica, seguace
di Ottaviano Nelli, che orna ancor oggi, anche se in
gran parte evanito, il catino absidale, con un rilevante
giudizio finale, e parte della navata destra.

S.
Pietro a Magliano Sabina 
Nel
X secolo, la zona di Magliano, importante per i guadi
e per i porti sul Tevere, vide il rapido nascere di
numerosi insediamenti fortificati. Il castello di Magliano
appare completamente strutturato soltanto alla fine
dell'XI secolo. Nel giugno del 1155 presso Magliano
si incontrarono Federico Barbarossa e papa Adriano IV.
Soggetto ormai alla santa sede il castello di Magliano
crebbe di importanza nel tardo medioevo, tanto che fu
elevata al rango di città da Alessandro VI con privilegio
del 1495 e con la chiesa di S. Liberatore che fu eretta
cattedrale di Sabina. Nel centro storico spicca, oltre
la chiesa cattedrale e S. Michele Arcangelo, la chiesa
romanica di S. Pietro, edificata anch'essa con molta
probabilità nei primi anni del secolo XII. Pur ampiamente
rimaneggiato e pesantemente restaurato negli anni '30
di questo secolo, l'edificio sacro conserva l'essenzialità
delle forme originarie, modellate con blocchetti di
tufo. La facciata è scandita da sei sottili lesene a
forma di colonne ed alla sommità è delimitata da una
serie di archetti pensili di varia foggia. Al portale
di infgresso si accede per mezzo di due rampe di scale
di recente costruzione. L'interno è partito da tre navate
divise da cinque agili colonne per lato, due delle quali
d'età romana - una è tortile - sono state reimpiegate
nell'edificio sacro. La chiesa, dopo un periodo iniziale
di fortuna, perse la cura d'anime e, nel 1607, fu concessa
alla confraternita locale di S. Maria di Ulliano, sotto
la cuisdizione rimase fino al secolo scorso.

S.
Vittoria a Monteleone 
Si
trova a circa un chilometro dal borgo, sulla strada
che porta ad Oliveto. E' unanimamente considerata uno
dei monumenti religiosi di maggior interesse artistico
della provincia di Rieti. E' consacrata al culto della
Vergine Vittoria, martirizzata nel III secolo d.C. durante
le persecuzioni contro i cristiani ordinate dall'imperatore
Decio. Un luogo di culto vicino al luogo dove la Santa
fu sepolta era già noto nel corso del IX secolo, ma
l'attuale edificio fu in realtà costruito soltanto nella
prima metà del XII secolo; attorno al 1171 il vescovo
Dodone la consacrò al culto di Santa Vittoria. La splendida
facciata, che si apre al centro di un prato circondato
da cipressi, presenta un portale sormontato da un elegante
rosone ed è decorato da statue ricavate da monumenti
romani. L'interno è a tre navate: le colonne che separano
quella di destra da quella centrale appartengono ad
un periodo che va dal XII al XVI secolo. In mezzo alla
navata centrale si trova una profonda cisterna la cui
acqua era in passato bevuta per devozione. Nei sotterranei,
un sarcofago romano è ricordato come quello che avrebbe
contenuto le spoglie di Santa Vittoria, ora nel convento
di Bagnoregio.

|