La
"via del sale - la Salaria cristiana"
La "via del sale" ha costituito fin al II millennio
a.C. un importante tramite che congiungeva il
Tirreno all'Adriatico, percorsa dalle greggi transumanti
orizzontalmente. La sua importanza crebbe a partire
dalla prima età del ferro con l'intensificarsi
della produzione grazie alle saline di Ostia e
di Porto alla foce del Tevere e con il mercato
del sale che si sviluppò grandemente a Roma presso
il foro boario, da dove il minerale veniva poi
ridistribuito per essere commercializzato nelle
aree dell'interno. Le grandi vie di comunicazione
furono anche i principali assi lungo i quali si
propagò il Cristianesimo a partire da Roma. Lungo
la Salaria e la Nomentana,
parallela alla Salaria nella quale confluiva poco
dopo Eretum, posto al XVIII miglio della Salaria,
e collocabile in località Casacotta, numerose
sono le catacombe ricordate e individuate sia
nel tratto urbano che in quelli suburbano ed extraurbano
ed i luoghi collegati al martirio di vari santi,
ricordati dalle fonti agiografiche - martirologi,
passiones - e misurati in miglia lungo il tracciato
ed i suoi diverticoli. In molti casi, peraltro,
i culti furono importati e non corrispondevano
ad una reale presenza sul territorio. In altri
invece la corrispondenza delle coordinate agiografiche
e l'antichità del culto inducono a prefigurare
un'effettiva origine locale del martire, come
ad esempio s. Antimo a Passo Corese, s. Vittoria
a Monteleone Sabino, s. Anatolia nella Valle del
Turano, s. Vittorino ad Amiterno, s. Mauro nel
Piceno.
Alla presenza sul territorio di nuclei di cristiani
corrispose, a partire probabilmente dal IV-V secolo,
l'affermarsi delle strutture d'inquadramento religioso:
le diocesi. Lungo la Salaria esistevano quella
di Cures Sabini, aggregata nel 593 a quella di
Nomentum a causa dello stanziamento longobardo,
quella di Rieti
e quella di Ascoli Piceno. Lungo il diverticolo
che da Antrodoco
si dirigeva verso la valle dell'Aterno, quelle
di Pitinum e di Amiterno, scomparse anch'esse
tra VI e VII secolo. In parallelo disseminate
sul territorio esistevano altre chiese minori,
come ad esempio s. Maria extra Moenia ad Antrodoco,
ricordata sullo scorcio del VI secolo dallo stesso
Gregorio Magno, ma probabilmente di più antica
origine. A queste prime presenze cristiane lungo
la Salaria, a partire dai primi anni del secolo
VIII si sovrapposero con grande celerità le chiese
fondate dai monasteri benedettini - Farfa
in particolare - e dai longobardi convertiti.
La diffusione degli insediamenti monastici lungo
la "via del sale" fu travolgente e si spinse fin
nel Piceno grazie all'appoggio dei duchi longobardi
di Spoleto. Da questo momento la Salaria tornò
a ricoprire nuovamente un ruolo fondamentale nelle
comunicazioni dell'Italia centrale appenninica.
Nel secolo X, in particolare, a monte di Antrodoco
fu fondata l'abbazia dei ss. Quirico e Giulitta,
che svolse un ruolo importante nei secoli centrali
del medioevo grazie alla sua posizione strategica
lungo l'alta valle del Velino e che potrebbe costituire
un polo di documentazione interprovinciale sull'itinerario
I diverticoli: sui diverticoli, come quello che
percorreva la valle del Turano per ricollegarsi
alla Tiburtina-Valeria, oltre al sorgere di altre
importanti abbazie benedettine come s. Maria del
Piano ad Orvinio e di edifici religiosi romanici
di grande prestigio come s. Vittoria a Monteleone,
esplosero spesso contrasti
tra i vari enti religiosi per il controllo delle
chiese più prestigiose che conservavano le reliquie
dei santi di origine locale. In X secolo, infatti,
all'indomani della sconfitta inflitta ai saraceni,
Farfa da
un parte, Subiaco ed il vescovo di Rieti
dall'altra si scontrarono duramente per il controllo
delle reliquie delle sante Vittoria ed Anatolia,
che furono traslate rispettivamente nel Piceno
e nella stessa Subiaco. Da segnalare lungo la
valle del Turano i palazzi baronali di Roccasinibalda,
di Orvinio
e di Collalto,
costruiti nel tardo Rinascimento da famiglie aristocratiche
che volevano mostrare il prestigio raggiunto a
livello sociale e ed economico. Nel tempo l'influenza
dei monasteri benedettini subì un notevole ridimensionamento
e furono le chiese cattedrali a riassumere il
controllo sulla totalità degli enti ecclesiastici,
grazie al capillare dispiegarsi delle loro pievi
sul territorio, con la Salaria che mantenne inalterato
il suo ruolo di tramite fondamentale tra la Sabina
ed il Piceno.

La
"via della spiritualità francescana tra
Toscana, Umbria, Lazio e Abruzzo"
Rieti:
com'è ben noto s. Francesco fu a lungo presente
a Rieti
e nella valle Reatina, lasciando una memoria indelebile
della spiritualità. La lunga permanenza di S.
Francesco in città costituì un importante stimolo
perché i minori, poco dopo la sua morte, costruissero
una chiesa ed un convento. La scelta cadde su
di un'area prossima al Velino, caratterizzata
in parte da una urbanizzazione già avvenuta nell'alto
medioevo, in parte da aree ancora ruralizzate.
La chiesa fu completata prima della metà del secolo
XIII e divenne rapidamente un luogo privilegiato
a livello sociale e punto di riferimento anche
per la vita istituzionale della città. Successivamente
nella chiesa di s. Francesco crebbe anche il culto
per s. Antonio da Padova, tant'è che oggi la festa
del santo e la caratteristica "Processione dei
Ceri", che si tiene in giugno, la domenica successiva
alla festa canonica, costituisce la celebrazione
di maggior importanza da un punto di vista reli-gioso
dell'intera provincia di Rieti.
Il santuario
di Greccio: san Francesco, secondo
la leggenda, già nel 1217 aveva iniziato ad abitare
sulla cima del monte Lacerone, che sovrasta Greccio,
scendendo più volte ad evangelizzare gli abitanti
del castello. I rapporti tra il santo e gli abitanti
di Greccio
si consolidarono talmente che Francesco, cedendo
alle pressanti richieste dei grecciani, pose in
mano ad un fanciullo un tizzone ardente dicendo
che, dove fosse finito il tizzone lanciato dalle
mani del fanciullo, lì avrebbe eretto la sua dimora.
Il lancio del legno adente superò miracolosamente
la vallata raggiungendo la parete rocciosa dalla
parte opposta a quasi due chilometri di distanza.
La grande fama di Greccio
è legata alla prima rappresenta-zione del presepe,
che vi si svolse, secondo la tradizione, nella
notte di Natale del 1223. Da allora Greccio
rimase intimamente legato alla storia francescana,
grazie anche allo svilupparsi, intorno alla santa
grotta, del santuario, articolato in varie fasi
e fondato intorno alla metà del XIII secolo.
Il santuario
di Fonte Colombo: Fonte Colombo è
conosciuto come il "Sinai Francescano", in considerazione
del fatto che da questo luogo s. Francesco d'Assi-si,
dopo essersi ritirato in meditazione, dettò la
regola defini-tiva dell'ordine a fra Leone. Il
santuario si articola in più parti, dal sacro
speco, una fenditura nella roccia dove secondo
la tradizione il santo meditò la regola, con la
vicina cappella di s. Michele, anch'essa inserita
in un incavo della roccia che serviva al santo
da giaciglio, alla chiesa dei ss. Francesco e
Bernardino, costruita poco prima della metà del
XV secolo e consacrata nel 1450, ed alla cappella
della Maddalena, alla stessa fonte alla quale
si giunge attraverso un suggestivo itine-rario
che si snoda dal piazzale del santuario.
Il
santuario di Poggio Bustone: il terzo
dei santuari francescani della conca reatina è
legato anch'esso intimamente alla figura di S.
Francesco. Il santuario è sorto vicino al centro
abitato. Il convento fu fondato tra il 1235 ed
il 1237 ed è stato in seguito più volte rimaneggiato.
Sul monte che sovrasta il convento è situato il
romitorio abitato da s. Francesco nel 1208, quando
giunse per la prima volta nella valle reatina.
La via Francigena: nell'itinerario
delineato da Mattew Paris nel 1253, un ramo della
via Francigena era stato attratto verso Assisi
dal pieno affermarsi del culto per S. Francesco.
L'itinerario proseguiva poi per Rieti
altro luogo privilegiato e per visitare i santuari
già ricordati di Greccio,
di Fontecolombo e di Poggio
Bustone - La Foresta è di origine più recente
-, prima di dirigersi verso Roma.
I pellegrinaggi a S. Michele sul Gargano
e a S. Nicola a Bari: a Rieti
confluivano anche altri itinerari di pellegrinaggio
che godevano di grande fama a partire dai primi
secoli del medioevo, come quelli che conducevano
a s. Michele arcangelo sul monte Gargano e a S.
Nicola di Bari.
Il
pellegrinaggio a Rieti per S. Barbara:
dalla metà del XIV secolo un notevole impulso
ebbe nella stessa Rieti
il pellegrinaggio per venerare il corpo di S.
Barbara, conservato presso la chiesa cattedrale,
dove era stato traslato in XII secolo dall'omonima
chiesetta posta nei pressi di Scandriglia.

I
monasteri francescani femminili del medioevo
Tra i monasteri femminili di origine francescana
fondati nei secoli centrali del medioevo da ricorda-re
in particolar modo è quello di S.
Pietro de Molito, detto anche di S.
Filippa Mareri a Borgo S. Pietro di Petrella
Salto ricostruito sulle sponde del lago artificiale
formato dal fiume Salto, le cui acque sullo scorcio
del 1940 hanno ricoperto le strutture origi-narie.
Il
santuario di S. Filippa Mareri: questo
monastero è legato, almeno nelle sue fasi iniziali,
alla storia della famiglia baronale dei Mareri,
che tra XIII e XV secolo esercitarono una forte
egemonia nel Cicolano. Infatti la baronessa Filippa
Mareri trasformò l'originario monastero benedettino
in monastero femminile francescano nel 1228. Filippa
morì in fama di santità nel 1236 ed il suo culto
pubblico fu ricono-sciuto nel 1248 da papa Innocenzo
IV, prima santa femminile francescana. Da ricordare
anche che il fratello Tommaso fu un importante
funzionario imperiale tra il 1237 ed il 1254.
Fu infatti rettore di Treviso, podestà di Forlì
e di Ravenna, vica-rio imperiale di Romagna e
di Puglia e principale protagonista della fondazione
dell'Aquila.

La
beata Colomba da Rieti
I percorsi della santità femminile che si
innervano lungo il territorio provinciale trovano
puntuali riscontri anche con l'Umbria grazie alla
figura della beata Colomba da Rieti,
che visse per lungo tempo a Perugia, ma anche
con significative presenze del suo culto a Rieti,
come attesta il ciclo pittorico del chiostro di
S. Domenico, costituendo un elemento "forte" per
costruire un ulteriore itinerario.

I
santuari francescani dell'età moderna
Ai santuari francescani delle origini nel tempo
si sono aggiunti altri luoghi nei quali in età
moderna ebbero i natali due frati cappuccini,
dichiarati santi, e che ancor oggi sono oggetto
di particolare devozione, completando il quadro
dei luoghi santi francescani nati contemporaneamente
o subito dopo il periodo in cui s. Francesco visse.
S.
Giuseppe da Leonessa: il principale
santuario di Leonessa
è legato alla figura del frate cappuccino Giuseppe
Desideri (1556-1612), santificato nel corso del
XVII secolo e dichiarato patrono principale di
Leonessa
nel 1967. Le spoglie mortali del cappuccino leonessano
sono conservate nella chiesa a lui dedicata eretta
subito dopo la sua morte, inglobando la casa natale
del santo. L'edificio sacro fu ampliato ulteriormente
nel Settecento a testimoniare la devozione sempre
crescente verso s. Giuseppe, devozione ancor oggi
forte-mente radicata nella popolazione locale.
S.
Felice da Cantalice: Felice, nato
a Cantalice
nel 1510/1515 era stato durante l'infanzia un
pastorello che aveva condotto le greggi al pascolo,
per poi trasformarsi in agricoltore. Non ancora
decenne era andato a servizio della famiglia Picchi
a Cittaducale,
dove maturò la sua ispirazione di divenire frate
cappuccino. Entrato in convento a Roma nel 1544
vi esercitò per lungo tempo il suo ministero tanto
da riscuotere una grandissima popolarità. Morto
nel 1587, papa Sisto V volle che il processo di
canonizzazione fosse avviato immediatamente. S.
Felice da Cantalice
è oggi compatrono della diocesi di Rieti
ed il suo santuario meta di pellegrinaggio.

La
"via della fede lungo la valle del Tevere"
Anche il Tevere ha costituito per un lunghissimo
arco cronologico un'importantissima via d'acqua
che ha collegato Roma con i territori a settentrione,
luoghi importanti per l'approvvigionamento di
merci e di derrate alimentari. Lo stesso fiume
fu un percorso lungo il quale il Cristianesimo
si diffuse con una certa rapidità, grazie alle
opportunità concesse dal considerevole flusso
dei mercanti e dei viaggiatori di fare proseliti
per la nuova religione.
Forum
Novum - Vescovío: il polo principale di
aggregazione religiosa divenne il municipio di
Forum Novum, dove nacque, probabilmente tra IV
e V secolo la sede diocesana con la chiesa cattedrale
e l'episcopio. Un'antica tradizione riporta anche
che lo stesso S. Pietro sia stato colui che introdusse
il Cristianesimo nella zona visitando e convertendo
la famiglia degli Ursaci, che risiedevano in una
loro villa rustica nei pressi dell'abitato.
Le
chiese romaniche: occupata dai longobardi
in più fasi, la Sabina tiberina trovò due poli
forti di aggregazione religiosa: la stessa Farfa
e la diocesi di Forum Novum, che gradualmente
assorbì i territori delle altre diocesi sabine,
trasformandosi in diocesi di Sabina. Il periodo
di maggior fulgore si ebbe tra XII e XIII secolo
quando furono costruite molte chiese romaniche,
in alcuni casi ex-novo, in altri ristrutturando
antiche pievi o la stessa chiesa cattedrale a
Vescovío, creando così un itinerario che ancor
oggi suscita suggestione. Alla fine del Quattrocento,
al decadere di Vescovío, la sede della diocesi
fu trasferita a Magliano
Sabina, allora il centro più importante al
di fuori del territorio di Farfa,
divenuta nel contempo un'abbazia nullius diocesis.
S. Paolo a Poggio
Mirteto S. Maria a Vescovío S. Maria a Tarano
S. Pietro ad Centum Muros a Montebuono
S. Maria a Fianello S. Pietro a Magliano
Sabina.

La
"terra degli equi e dei signori medievali"
Un retaggio culturale differente ha avuto
il Cicolano, l'antica terra degli equi. Non conosciamo
con precisione quando il Cristianesimo si diffuse
nell'area, ma la mancata trasformazione dei due
piccoli municipi in sedi diocesane induce a ritenere
che il processo fu lungo ed incontrò resistenze
non secondarie. I culti che qui troviamo diffusi
nei primi secoli del medioevo sembrano ricalcare
quelli locali, in particolare S. Anatolia. Soltanto
a partire dal tardo secolo XI si affermarono importanti
figure femminili.
Sant'Anatolia:
un culto molto sentito nel Cicolano è quello per
S. Anatolia, che ha il suo fulcro nell'omonimo
santuario. Le notizie più antiche di questa chiesa
risalgono ai primi anni del secolo VIII quando
fu donata all'abbazia
di Farfa dal duca di Spoleto Faroaldo II.
Il monastero sabino permutò la chiesa nei primi
anni del secolo IX ricevendo in cambio la chiesa
di S. Maria in Lauriano nell'Amiternino.
S.
Cleridona (o Chelidonia): originaria del
Cicolano, dove nacque da nobile famiglia, forse
di Poggio Poponesco, castello oggi diruto che
sorge poco distante da Fiamignano,
si trasferì giovane nel Sublacense, dove si ritirò
in un eremo per 59 anni fino al momento della
morte avvenuta il 7 ottobre del 1151, raggiungendo
la santità e divenendo successivamente patrona
della città di Subiaco.
Subiaco:
le due sante costituiscono un importante collegamento
con i monasteri sublacensi dove il loro culto
è vivo ancor oggi.
Il Corvaro: secondo la tradizione
al Corvaro è conservato il cappuccio di S. Francesco.
Le
rocche ed i castelli: lungo la valle del Salto
importanti sono i resti di molti castelli e di
numerose rocche costruiti nei primi secoli del
medioevo. Dalle rocche di Beatrice Cenci a Petrella
Salto e di Corvaro, ai castelli di Poggio
Poponesco, di Rascino, di Torano, di Macchiatimone,
di Roccarandisi.
Le
chiese e le mura poligonali italico-romane:
molte chiese sono state costruite su resti di
mura poligonali italico-romane, spesso da identificare
con tempi pagani, come S. Mauro in Fano, S. Lorenzo
a Marmosedio, S. Angelo in Cacumine, S. Angelo
in Vatica.

Strutture
diocesane
I centri di servizi, di particolare valenza
monumentale, storico-artistica e di spiritualità
diffusa:

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