La "via del sale - la Salaria cristiana"
La "via della spiritualità francescana tra       Toscana, Umbria, Lazio e Abruzzo"      

I monasteri francescani femminili
      del medioevo

La beata Colomba da Rieti
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I santuari francescani dell'età moderna
La "via della fede lungo la valle
      del tevere

La "terra degli equi e dei signori       medievali"       
Strutture diocesane

La "via del sale - la Salaria cristiana"
La "via del sale" ha costituito fin al II millennio a.C. un importante tramite che congiungeva il Tirreno all'Adriatico, percorsa dalle greggi transumanti orizzontalmente. La sua importanza crebbe a partire dalla prima età del ferro con l'intensificarsi della produzione grazie alle saline di Ostia e di Porto alla foce del Tevere e con il mercato del sale che si sviluppò grandemente a Roma presso il foro boario, da dove il minerale veniva poi ridistribuito per essere commercializzato nelle aree dell'interno. Le grandi vie di comunicazione furono anche i principali assi lungo i quali si propagò il Cristianesimo a partire da Roma. Lungo la Salaria e la Nomentana, parallela alla Salaria nella quale confluiva poco dopo Eretum, posto al XVIII miglio della Salaria, e collocabile in località Casacotta, numerose sono le catacombe ricordate e individuate sia nel tratto urbano che in quelli suburbano ed extraurbano ed i luoghi collegati al martirio di vari santi, ricordati dalle fonti agiografiche - martirologi, passiones - e misurati in miglia lungo il tracciato ed i suoi diverticoli. In molti casi, peraltro, i culti furono importati e non corrispondevano ad una reale presenza sul territorio. In altri invece la corrispondenza delle coordinate agiografiche e l'antichità del culto inducono a prefigurare un'effettiva origine locale del martire, come ad esempio s. Antimo a Passo Corese, s. Vittoria a Monteleone Sabino, s. Anatolia nella Valle del Turano, s. Vittorino ad Amiterno, s. Mauro nel Piceno. Alla presenza sul territorio di nuclei di cristiani corrispose, a partire probabilmente dal IV-V secolo, l'affermarsi delle strutture d'inquadramento religioso: le diocesi. Lungo la Salaria esistevano quella di Cures Sabini, aggregata nel 593 a quella di Nomentum a causa dello stanziamento longobardo, quella di Rieti e quella di Ascoli Piceno. Lungo il diverticolo che da Antrodoco si dirigeva verso la valle dell'Aterno, quelle di Pitinum e di Amiterno, scomparse anch'esse tra VI e VII secolo. In parallelo disseminate sul territorio esistevano altre chiese minori, come ad esempio s. Maria extra Moenia ad Antrodoco, ricordata sullo scorcio del VI secolo dallo stesso Gregorio Magno, ma probabilmente di più antica origine. A queste prime presenze cristiane lungo la Salaria, a partire dai primi anni del secolo VIII si sovrapposero con grande celerità le chiese fondate dai monasteri benedettini - Farfa in particolare - e dai longobardi convertiti. La diffusione degli insediamenti monastici lungo la "via del sale" fu travolgente e si spinse fin nel Piceno grazie all'appoggio dei duchi longobardi di Spoleto. Da questo momento la Salaria tornò a ricoprire nuovamente un ruolo fondamentale nelle comunicazioni dell'Italia centrale appenninica. Nel secolo X, in particolare, a monte di Antrodoco fu fondata l'abbazia dei ss. Quirico e Giulitta, che svolse un ruolo importante nei secoli centrali del medioevo grazie alla sua posizione strategica lungo l'alta valle del Velino e che potrebbe costituire un polo di documentazione interprovinciale sull'itinerario I diverticoli: sui diverticoli, come quello che percorreva la valle del Turano per ricollegarsi alla Tiburtina-Valeria, oltre al sorgere di altre importanti abbazie benedettine come s. Maria del Piano ad Orvinio e di edifici religiosi romanici di grande prestigio come s. Vittoria a Monteleone, esplosero spesso contrasti tra i vari enti religiosi per il controllo delle chiese più prestigiose che conservavano le reliquie dei santi di origine locale. In X secolo, infatti, all'indomani della sconfitta inflitta ai saraceni, Farfa da un parte, Subiaco ed il vescovo di Rieti dall'altra si scontrarono duramente per il controllo delle reliquie delle sante Vittoria ed Anatolia, che furono traslate rispettivamente nel Piceno e nella stessa Subiaco. Da segnalare lungo la valle del Turano i palazzi baronali di Roccasinibalda, di Orvinio e di Collalto, costruiti nel tardo Rinascimento da famiglie aristocratiche che volevano mostrare il prestigio raggiunto a livello sociale e ed economico. Nel tempo l'influenza dei monasteri benedettini subì un notevole ridimensionamento e furono le chiese cattedrali a riassumere il controllo sulla totalità degli enti ecclesiastici, grazie al capillare dispiegarsi delle loro pievi sul territorio, con la Salaria che mantenne inalterato il suo ruolo di tramite fondamentale tra la Sabina ed il Piceno.

La "via della spiritualità francescana tra
Toscana, Umbria, Lazio e Abruzzo"

Rieti: com'è ben noto s. Francesco fu a lungo presente a Rieti e nella valle Reatina, lasciando una memoria indelebile della spiritualità. La lunga permanenza di S. Francesco in città costituì un importante stimolo perché i minori, poco dopo la sua morte, costruissero una chiesa ed un convento. La scelta cadde su di un'area prossima al Velino, caratterizzata in parte da una urbanizzazione già avvenuta nell'alto medioevo, in parte da aree ancora ruralizzate. La chiesa fu completata prima della metà del secolo XIII e divenne rapidamente un luogo privilegiato a livello sociale e punto di riferimento anche per la vita istituzionale della città. Successivamente nella chiesa di s. Francesco crebbe anche il culto per s. Antonio da Padova, tant'è che oggi la festa del santo e la caratteristica "Processione dei Ceri", che si tiene in giugno, la domenica successiva alla festa canonica, costituisce la celebrazione di maggior importanza da un punto di vista reli-gioso dell'intera provincia di Rieti.

Il santuario di Greccio: san Francesco, secondo la leggenda, già nel 1217 aveva iniziato ad abitare sulla cima del monte Lacerone, che sovrasta Greccio, scendendo più volte ad evangelizzare gli abitanti del castello. I rapporti tra il santo e gli abitanti di Greccio si consolidarono talmente che Francesco, cedendo alle pressanti richieste dei grecciani, pose in mano ad un fanciullo un tizzone ardente dicendo che, dove fosse finito il tizzone lanciato dalle mani del fanciullo, lì avrebbe eretto la sua dimora. Il lancio del legno adente superò miracolosamente la vallata raggiungendo la parete rocciosa dalla parte opposta a quasi due chilometri di distanza. La grande fama di Greccio è legata alla prima rappresenta-zione del presepe, che vi si svolse, secondo la tradizione, nella notte di Natale del 1223. Da allora Greccio rimase intimamente legato alla storia francescana, grazie anche allo svilupparsi, intorno alla santa grotta, del santuario, articolato in varie fasi e fondato intorno alla metà del XIII secolo.

Il santuario di Fonte Colombo: Fonte Colombo è conosciuto come il "Sinai Francescano", in considerazione del fatto che da questo luogo s. Francesco d'Assi-si, dopo essersi ritirato in meditazione, dettò la regola defini-tiva dell'ordine a fra Leone. Il santuario si articola in più parti, dal sacro speco, una fenditura nella roccia dove secondo la tradizione il santo meditò la regola, con la vicina cappella di s. Michele, anch'essa inserita in un incavo della roccia che serviva al santo da giaciglio, alla chiesa dei ss. Francesco e Bernardino, costruita poco prima della metà del XV secolo e consacrata nel 1450, ed alla cappella della Maddalena, alla stessa fonte alla quale si giunge attraverso un suggestivo itine-rario che si snoda dal piazzale del santuario.

Il santuario di Poggio Bustone: il terzo dei santuari francescani della conca reatina è legato anch'esso intimamente alla figura di S. Francesco. Il santuario è sorto vicino al centro abitato. Il convento fu fondato tra il 1235 ed il 1237 ed è stato in seguito più volte rimaneggiato. Sul monte che sovrasta il convento è situato il romitorio abitato da s. Francesco nel 1208, quando giunse per la prima volta nella valle reatina.

La via Francigena: nell'itinerario delineato da Mattew Paris nel 1253, un ramo della via Francigena era stato attratto verso Assisi dal pieno affermarsi del culto per S. Francesco. L'itinerario proseguiva poi per Rieti altro luogo privilegiato e per visitare i santuari già ricordati di Greccio, di Fontecolombo e di Poggio Bustone - La Foresta è di origine più recente -, prima di dirigersi verso Roma.

I pellegrinaggi a S. Michele sul Gargano e a S. Nicola a Bari: a Rieti confluivano anche altri itinerari di pellegrinaggio che godevano di grande fama a partire dai primi secoli del medioevo, come quelli che conducevano a s. Michele arcangelo sul monte Gargano e a S. Nicola di Bari.

Il pellegrinaggio a Rieti per S. Barbara: dalla metà del XIV secolo un notevole impulso ebbe nella stessa Rieti il pellegrinaggio per venerare il corpo di S. Barbara, conservato presso la chiesa cattedrale, dove era stato traslato in XII secolo dall'omonima chiesetta posta nei pressi di Scandriglia.

I monasteri francescani femminili del medioevo
Tra i monasteri femminili di origine francescana fondati nei secoli centrali del medioevo da ricorda-re in particolar modo è quello di S. Pietro de Molito, detto anche di S. Filippa Mareri a Borgo S. Pietro di Petrella Salto ricostruito sulle sponde del lago artificiale formato dal fiume Salto, le cui acque sullo scorcio del 1940 hanno ricoperto le strutture origi-narie.

Il santuario di S. Filippa Mareri: questo monastero è legato, almeno nelle sue fasi iniziali, alla storia della famiglia baronale dei Mareri, che tra XIII e XV secolo esercitarono una forte egemonia nel Cicolano. Infatti la baronessa Filippa Mareri trasformò l'originario monastero benedettino in monastero femminile francescano nel 1228. Filippa morì in fama di santità nel 1236 ed il suo culto pubblico fu ricono-sciuto nel 1248 da papa Innocenzo IV, prima santa femminile francescana. Da ricordare anche che il fratello Tommaso fu un importante funzionario imperiale tra il 1237 ed il 1254. Fu infatti rettore di Treviso, podestà di Forlì e di Ravenna, vica-rio imperiale di Romagna e di Puglia e principale protagonista della fondazione dell'Aquila.

La beata Colomba da Rieti
I percorsi della santità femminile che si innervano lungo il territorio provinciale trovano puntuali riscontri anche con l'Umbria grazie alla figura della beata Colomba da Rieti, che visse per lungo tempo a Perugia, ma anche con significative presenze del suo culto a Rieti, come attesta il ciclo pittorico del chiostro di S. Domenico, costituendo un elemento "forte" per costruire un ulteriore itinerario.

I santuari francescani dell'età moderna
Ai santuari francescani delle origini nel tempo si sono aggiunti altri luoghi nei quali in età moderna ebbero i natali due frati cappuccini, dichiarati santi, e che ancor oggi sono oggetto di particolare devozione, completando il quadro dei luoghi santi francescani nati contemporaneamente o subito dopo il periodo in cui s. Francesco visse.

S. Giuseppe da Leonessa: il principale santuario di Leonessa è legato alla figura del frate cappuccino Giuseppe Desideri (1556-1612), santificato nel corso del XVII secolo e dichiarato patrono principale di Leonessa nel 1967. Le spoglie mortali del cappuccino leonessano sono conservate nella chiesa a lui dedicata eretta subito dopo la sua morte, inglobando la casa natale del santo. L'edificio sacro fu ampliato ulteriormente nel Settecento a testimoniare la devozione sempre crescente verso s. Giuseppe, devozione ancor oggi forte-mente radicata nella popolazione locale.

S. Felice da Cantalice: Felice, nato a Cantalice nel 1510/1515 era stato durante l'infanzia un pastorello che aveva condotto le greggi al pascolo, per poi trasformarsi in agricoltore. Non ancora decenne era andato a servizio della famiglia Picchi a Cittaducale, dove maturò la sua ispirazione di divenire frate cappuccino. Entrato in convento a Roma nel 1544 vi esercitò per lungo tempo il suo ministero tanto da riscuotere una grandissima popolarità. Morto nel 1587, papa Sisto V volle che il processo di canonizzazione fosse avviato immediatamente. S. Felice da Cantalice è oggi compatrono della diocesi di Rieti ed il suo santuario meta di pellegrinaggio.

La "via della fede lungo la valle del Tevere"
Anche il Tevere ha costituito per un lunghissimo arco cronologico un'importantissima via d'acqua che ha collegato Roma con i territori a settentrione, luoghi importanti per l'approvvigionamento di merci e di derrate alimentari. Lo stesso fiume fu un percorso lungo il quale il Cristianesimo si diffuse con una certa rapidità, grazie alle opportunità concesse dal considerevole flusso dei mercanti e dei viaggiatori di fare proseliti per la nuova religione.

Forum Novum - Vescovío: il polo principale di aggregazione religiosa divenne il municipio di Forum Novum, dove nacque, probabilmente tra IV e V secolo la sede diocesana con la chiesa cattedrale e l'episcopio. Un'antica tradizione riporta anche che lo stesso S. Pietro sia stato colui che introdusse il Cristianesimo nella zona visitando e convertendo la famiglia degli Ursaci, che risiedevano in una loro villa rustica nei pressi dell'abitato.

Le chiese romaniche: occupata dai longobardi in più fasi, la Sabina tiberina trovò due poli forti di aggregazione religiosa: la stessa Farfa e la diocesi di Forum Novum, che gradualmente assorbì i territori delle altre diocesi sabine, trasformandosi in diocesi di Sabina. Il periodo di maggior fulgore si ebbe tra XII e XIII secolo quando furono costruite molte chiese romaniche, in alcuni casi ex-novo, in altri ristrutturando antiche pievi o la stessa chiesa cattedrale a Vescovío, creando così un itinerario che ancor oggi suscita suggestione. Alla fine del Quattrocento, al decadere di Vescovío, la sede della diocesi fu trasferita a Magliano Sabina, allora il centro più importante al di fuori del territorio di Farfa, divenuta nel contempo un'abbazia nullius diocesis. S. Paolo a Poggio Mirteto S. Maria a Vescovío S. Maria a Tarano S. Pietro ad Centum Muros a Montebuono S. Maria a Fianello S. Pietro a Magliano Sabina.

La "terra degli equi e dei signori medievali"
Un retaggio culturale differente ha avuto il Cicolano, l'antica terra degli equi. Non conosciamo con precisione quando il Cristianesimo si diffuse nell'area, ma la mancata trasformazione dei due piccoli municipi in sedi diocesane induce a ritenere che il processo fu lungo ed incontrò resistenze non secondarie. I culti che qui troviamo diffusi nei primi secoli del medioevo sembrano ricalcare quelli locali, in particolare S. Anatolia. Soltanto a partire dal tardo secolo XI si affermarono importanti figure femminili.

Sant'Anatolia: un culto molto sentito nel Cicolano è quello per S. Anatolia, che ha il suo fulcro nell'omonimo santuario. Le notizie più antiche di questa chiesa risalgono ai primi anni del secolo VIII quando fu donata all'abbazia di Farfa dal duca di Spoleto Faroaldo II. Il monastero sabino permutò la chiesa nei primi anni del secolo IX ricevendo in cambio la chiesa di S. Maria in Lauriano nell'Amiternino.

S. Cleridona (o Chelidonia): originaria del Cicolano, dove nacque da nobile famiglia, forse di Poggio Poponesco, castello oggi diruto che sorge poco distante da Fiamignano, si trasferì giovane nel Sublacense, dove si ritirò in un eremo per 59 anni fino al momento della morte avvenuta il 7 ottobre del 1151, raggiungendo la santità e divenendo successivamente patrona della città di Subiaco.

Subiaco: le due sante costituiscono un importante collegamento con i monasteri sublacensi dove il loro culto è vivo ancor oggi.

Il Corvaro: secondo la tradizione al Corvaro è conservato il cappuccio di S. Francesco.

Le rocche ed i castelli: lungo la valle del Salto importanti sono i resti di molti castelli e di numerose rocche costruiti nei primi secoli del medioevo. Dalle rocche di Beatrice Cenci a Petrella Salto e di Corvaro, ai castelli di Poggio Poponesco, di Rascino, di Torano, di Macchiatimone, di Roccarandisi.

Le chiese e le mura poligonali italico-romane: molte chiese sono state costruite su resti di mura poligonali italico-romane, spesso da identificare con tempi pagani, come S. Mauro in Fano, S. Lorenzo a Marmosedio, S. Angelo in Cacumine, S. Angelo in Vatica.

Strutture diocesane
I centri di servizi, di particolare valenza monumentale, storico-artistica e di spiritualità diffusa: