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Il
Viaggio continua...
Le
differenziazioni subregionali.
L'incastellamento non fu un fenomeno del tutto omogeneo.
Evidenti differenze nei modi, nei tempi e nei ritmi
attraverso i quali si formò la trama degli insediamenti
fortificati traspaiono con immediatezza. Condizionamenti
geografici, differenziazioni ambientali e climatiche,
congiunture politiche influirono non poco sulla nascita
e sullo sviluppo dei castelli nella Sabina e nel Reatino.
Un mondo di grande complessità che qui viene analizzato
in modo molto schematico attraverso alcuni esempi. I
criteri di selezione si sono ispirati all'imponenza
delle strutture, all'importanza storica dell'insediamento,
alla collocazione geografica, alla suggestione ambientale,
ma il numero dei castelli, delle rocche e dei palazzi
baronali diffusi sul territorio della provincia di Rieti
è, ovviamente, molto più ampio, offrendo un panorama
articolato e mutevole di un periodo storico intriso
di mentalità diverse, di complessi simbolismi, di valori
profondi che possiamo ancor percepire e sentire tra
queste mura antiche, pur nei mutamenti che il tempo,
con il suo ineluttabile fluire, ha generato. La nostra
provincia ha avuto in eredità dal medioevo, dunque,
un cospicuo ed importante patrimonio storico e monumentale
in gran parte dissipato o fortemente degradato in tempi
recenti per incuria , per insipienza, per insensibilità
degli uomini che non hanno compreso quanto fosse importante
mantenere in vita e non spezzare queti legami con il
passato, possibile fondamento per il futuro.

La
conca reatina
Il
paesaggio medioevaledella conca reatina è stato modellato
dall'intimo intrecciarsi di una serie complessa di poteri,
che, in taluni momenti, si sono congiunti e sovrapposti,
in altri confrontati, condizionati tutti dai fattori
ambientali, dai laghi di maggiori o minori dimensioni,
creati dalla bonifica del III secolo a.C., ai monti
incombenti, ancora ricoperti da un fitto manto vegetazionale
che l'uomo medioevale intaccò fortemente tra VIII e
XII secolo sotto la spinta di una vigorosa crescita
demografica che stimolava la conquista, quasi con spirito
pionieristico, di nuovi spazi agrari, ricavati dalle
asce dei disboscatori. Macchie sempre più ampie furono
aperte nelle foreste del Terminillo, tagliate quasi
selvaggiamente per procurare materiale da costruzione,
legna da ardere o per fabbricare stovigli, per creare
pascoli, per porvi a coltire nuove terre. Un assalto
per certi aspetti dissennato, che causò imponenti alluvioni,
come quella del 1053 che spazzò via buona parte del
ponte di Augusto a Narni, tanto memorabile da essere
registrata nella cronaca coeva del monastero tedesco
di Reichenau. Dapprima furono alcune consorterie di
nobili locali e la potente abbazia
di Farfa a dare
l'avvio alla fondazione dei castelli che rapidamente
punteggiarono, sempre più numerosi, le pendici della
conca. Tra i più antichi si possono ricordare Greccio,
fondato da Farfa
prima del 1091; Cantalice
ricordata nel 1081 e nel cui tessuto urbano, dominato
da una torre semicilindrica, si leggono ancora le tracce
di questo antico passato; Poggio
Bustone, forte caposaldo dei conti dei Marsi in
XI secolo, come Lugnano o S. Elia fondata dai Camponeschi.
Molti sono poi gli insediamenti fortificati che sono
stati abbandonati, scomparendo quasi del tutto, come
ad esempio Valviano, Torre Canera, la rocca di Alatri,
che sorgeva presso Contigliano, Monte Izzo, Monte Gambaro,
Arpaniano, Aspra, Rocca Ianula, Vallacula, Venarossa,
Cocoione, Rocchette, Monte Romano, Butro. A settentrione,
invece, furono i Labro
a creare una solida signoria territoriale che si articolava
su un buon gruppo di insediamenti fortificati a controllo
delle basse valli del Velino e del Corno. A questa prima
fase fu estranea la città di Rieti,
ma tra la fine del secolo XI e gli inizi del XII l'aumentato
prestigio del vescovo consentì alla città di iniziare
ad estendere la propria influenza sul territorio corcostante,
limitando e riducendo il potere del monastero di Farfa,
ormai in forte declino; e delle consorterie di nobili
locali, che avevano fondato Cerchiara, Contigliano,
Poggio Fidoni - letteralmente il Poggio dei figli di
Ugo - Apoleggia, Rivodutri,
Catrico, Collebaccaro, Maglianello Alto, Poggio Perugino.
Il dominio del vescovo si estese in particolare lungo
il corso inferiore della Val Canera grazie al possesso
di castelli e di cospiqui beni fondiari, mentre dalla
metà del XIII secolo fu il comune cittadino a sostituirsi
all'ente ecclesiastico e alle consorterie nobiliari,
creando gradualmente il proprio contado. Una espansione
che fu fortemente limitata dallo stazionamento normanno
avvenuto intorno alla metà del XII secolo, con il conseguente
formarsi e cristallizzarsi della frontiera a pochi chilometri
dalla città. Il confine con il regno meridionale fu
causa di continui contrasti e di aspre frizioni che
costrinsero la città sullo scorcio del Trecento, per
arginare le continue incursioni die regnicoli, a fondare
Castelfranco, che ancor oggi conserva in particolare
nei resti della imponente torre queste caratteristiche
prettamente miliari.

Il
Leonessano e la valle del Velino
Per tutto l'alto medioevo il popolamento della conca
leonessana, le così dette "Terre Narnatine", fu caratterizzato
sia da forme insediative sparse sia da "ville". Dai
secoli X_XI la conca fu punteggiata da alcuni castelli
come Forcamelone, la Torre di Narnate, oggi scomparsi,
Terzone, dominato da una potente consorteria, Pianezza,
Ripa di Corno, Inglobati nel XII secolo nel regno normanno.
Nel secolo quarto del Duecento la curia angioina, a
causa dell'istabilità della frontiera, diede avvio ad
una profonda ristrutturazione delle forme insediative,
accentrando parte degli abitanti delle "ville" e dei
castelli minori a Ripa di Corno, nel 1278, fu fondata
Gonnesse, che nel tempo assunse il nome di Leonessa.
Anche lungo la valle del Velino la curia angioina procedette
ad una articolata riorganizzazione del pulviscolo di
castelli e di villaggi disseminati sulle pendici dei
monti circostanti sia per consolidare la frontiera,
sia per ridurre il potere della nobiltà rurale locale,
in particolare dei del Duca da Forcapretula e dei da
Marchilone. Nel 1309 fu fondata Cittaducale,
che conserva ancora tracce dell'apparato fortificatorio
e del tessuto urbanistico originario, qualche anno dopo
Borgovelino nei
pressi del convento minoritico di S.Francesco. Antrodoco,
invece, con la sua imprendibile fortezza, oggi non più
esistente, mantenne il suo ruolo importante di controllo
della vallata, come Castel
S.Angelo, il cui abitato è dominato tuttora dalla
possente torre quadrata del cassero. Da segnalare anche
la rocca di Calcariola, abitata fino a qualche anno
fa, ed ora in fase di forte degrado, Pendenza e il castello
di Piscignola. Più a nord il villaggio di Sigillo, poi
Posta, con tracce
dell'antica cinta muraria, che fu fondata per concessione
di re Carlo II d'Angio tra Due e Trecento, subito dopo
che gli aquilani avevano assaltato e saccheggiato il
sovrastante castello di Machilone, caposaldo della potente
consorteria omonima, e Borbona, anch'essa di fondazione
angioina, anche se il popolamento era preesistente,
tutte terre inglobate dal contado aquilano nei primi
decenni del Trecento. Nell'alta valle del Tronto il
paesaggio umano mostra ancora tracce di quella fitta
nebulosa di piccoli abitati rurali, aperti o incasellati,
delle "Terre Summatine", che hanno trovato il loro polo
di gravitazione nei due centri di Amatrice, che conserva,
adiacente a S.Agostino, soltanto la torre della porta
Carbonara il cui etimo ricorda l'antico fossato difensivo,
e di Accumoli,
gli unici a raggiungere e a conservare caratteristiche
di dignità umana.

Il Cicolano
Il
paesaggio del Cicolano si configura oggi come il più
"medievale" dell'intera provincia. Una quasi perfetta
integrazione tra insediamento umano e ambiente naturale,
caratterizzato da vasti boschi e da fitti castagneti
da frutto, intercalati da coltivi, negli ultimi tempi
in fase di contrazione e di degrado. Un paesaggio in
parte alterato dal lago artificiale del Salto, che ha
sommerso nel 1940 la vallata originaria. Il paesaggio
umano è stato quasi completamente disegnato dai conti
di Rieti e dai
conti dei Marsi, loro consanguinei, che, tra X e XII
secolo, fondarono un gran numero di rocche disseminate
lungo l'intera vallata. Consolidata da forti rapporti
feudo-vassallatici la nobiltà locale favorì la conquista
normanna, avvenuta nel 1143, mentre dal suo interno
emerse il ramo dei Mareri, originario dell' omonimo
castello, che riuscì ad affermare la sua egemonia su
gran parte del Cicolano. Perno delle fortune familiari
fu Tommaso, nel 1237-38 vicario imperiale in Romagna,
nel 1243 podestà di Ravenna, nel 1248 vicario imperiale
in Puglia e conte in Romagna. La sorella di Tommaso,
Filippa, prima santa francescana, fondò nel 1226 il
monastero di Borgo San Pietro - oggi ricostruito dopo
la sommersione dell'antico - una esperienza importante
ed originale, germogliata in una piccola e sperduta
valle appenninica. Da Stàffoli a Capradosso, da Mareri
a Roccarandisi - la vecchia, visibile dalla superstrada
"appesa" ad un costone roccioso -, da Castelmenardo
a Roccaberardi, da Pescorocchiano,
ultima sede del conte di Rieti
Gentile Vetulo, a Collefegàto "colle concesso in feudo",
questo è il vero significato del toponimo - da Marcetelli
a Rigatti, da Spedino a Girgenti, un pulviscolo di insediamenti
testimoniano lo slancio pionieristico con il quale fu
rimodellato nel medioevo il popolamento della vallata,
salito fin oltre i mille metri, per conquistare nuovi
spazi al coltivo e all'allevamento.

La
valle del Turano
Lungo la valle del Turano il comune reatino riuscì soltanto
sullo scorcio del medioevo a costituire un solido caposaldo,
Guardiola, avamposto che fu ristrutturato ampiamente
nel Quattrocento e incombe ancora, pur degradato, sulla
vallata. L'interfiume Salto-Turano, invece, fu dominato
nel medioevo dal monastero di S.Salvatore Maggiore,
fondato nel 735. Una signoria territoriale che si estendeva
fin nella valle del Salto, controllando Offeio, Rocca
Vittiana, Poggio Vittiano, S.Martino. Dei castelli dell'antica
signoria soltanto alcuni sono sopravvissuti, come Varco,
Vallecupola, Roccaranieri, fondata nella seconda metà
del secolo XII dalla famiglia comitale romagnola dei
Cunio, Concerviano, Vaccareccia, S.Silvestro, Longone,
Cenciara, Magnalardo, tra gli insediamenti più antichi,
dato che sorge prima del 998. Altrettanto importati
le signorie territoriali dei de Romania e dei Brancaleoni,
un ramo cadetto distaccatosi dal principale agli inizi
del Duecento, che controllavano diversi castelli, tra
i quali Belmonte, Monteleone, sorto nei pressi dell'antico
abitato di Tremula Mutuesca, Oliveto, Stipes, Posticciola.
Oltrepassata la diga artificiale, appaiono sospesi sull'acqua,
gli insediamenti quasi gemelli di Castel di Tora, già
Castelvecchio, donato a Farfa
nel 1092 e passato poi a i Mareri, di Colle
di Tora, in antico Collepiccolo, e di Antuni, ambedue
domini dei Brancaleoni, intorno ai quali il lago artificiale
ha plasmato un paesaggio suggestivo, ma completamente
trasformato rispetto a quello antico. Proseguendo lungo
le sponde del lago si entra nell'antico territorio della
baronia di Collalto con Ascrea, sovrastata dalle rovine
di Mirandella, castello di S.Salvatore Maggiore, con
Paganico, Collegiove, Ricetto, Nespolo, S.Lorenzo e
con i castelli diruti di Montagliano Sfondato, di Offiano,
di Castiglione e del castrum Sinibaldi, a cavaliere
del fiume. Passando sulla sponda sinistra, invece, si
incontrano dapprima, isolata, Turania, poi Pietraforte,
Montorio in Valle e Pozzaglia. Tornando verso l'interno
della Sabina, Poggio
Moiano, che con il castrum, oggi scomparso, appartenne
dapprima a Farfa, per passare poi ai Savelli nel Quattrocento,
ed il piccolo Cerdomare, l'antico Cerretum Malum ricordato
dalle fonti scritte medievali.

I
monti Sabini
La
principale protagonista dell'incastellamento dei monti
Sabini fu la consorteria dei Camponeschi che già in
VIII secolo aveva iniziato a colonizzare le aree in
quota dei monti più prossimi alla città reatina creando
una signoria territoriale abbastanza omogenea, compatta
e coerente della quale conosciamo la delimitazione puntuale
e la precisa consistenza demica soltanto al momento
della sua dissoluzione avvenuta intorno alla metà del
XIII secolo quando l'ultima discendente della consorteria
Iohanna de Radolfis, vendette agli Orsini i castelli
di Poggio Perugino, di Monte San Giovanni, delle Macchie,
il villaggio di Monte Izzo e la quarta parte del giuspratonato
sulla chiesa di S.Maria de Monte. Questa fitta trama
di insediamenti castrali marcò in modo netto il nuovo
grande impulso dato alla deforestazione dei monti Sabini
a partire dal X-XI secolo, come attesta lo stesso Montenero,
dominato dalla possente rocca orsiniana, trasformata
in palazzo baronale, il cui toponimo evoca la presenza
di boschi dominati dalla presenza di essenze arboree
sempreverdi con il fogliame verde-scuro, come il leccio.
Sempre sui monti Sabini, compaiono Casaprota,
Collelungo, Torricella, Ornaro, sul quale svetta la
compatta rocca rinascimentale anch'essa degli Orsini,
e, più a meridione,
Frasso, conteso tra i Brancaleoni ed i Savelli,
prima di passare ai Cesarini, e Poggio
Nativo, con il palazzo Borghese. Dopo il diruto
Monte Calvo, conteso tra de Romania e Orsini, si incontrano
Scandriglia,
e Ponticelli. Sulle pendici meridionali dei monti Sabini
si trovano Salisano
e Mompeo, dove,
nel Seicento, durante il governo di Bernardino Naro,
la vecchia fortezza degli Orsini venne quasi del tutto
ristrutturata, edificando al suo posto un palazzo baronale
di notevole rilevanza dal punto di vista monumentale,
circondato da giardini attraversati da viali ed ornati
da fontane. Altrettanto notevole il palazzo baronale
del vicino Castel S.Pietro, riccamente affrescato nel
Settecento durante il dominio dei Bonaccorsi con scene
naturalistiche e paesaggi sabini.

La
Sabina tiberina
Il paesaggio medievale della Sabina tiberina, ma non
solo questo, è stato in gran parte plasmato dalla potente
abbazia benedettina di
Farfa, fondata
nella seconda metà del secolo VI. A cavaliere dell'anno
Mille, sotto la spinta di uno slancio economico progressivo
e di una ripresa demografica vigorosa lungo tutta la
vallata del Tevere furono fondati numerosi castelli.
Tra questi Bocchignano, Toffia,
Montopoli,
che conserva la possente torre dell'antica rocca, lo
scomparso Tribuco, sul fiume Farfa
a Pontesfondato, dove nel 1111 fu tenuto prigioniero
per 15 giorni papa Pasquale II, Fara
Sabina, d'origine longobarda, Corese Terra, passata
nel 1300 da Farfa
agli Orsini, Cantalupo,
il cui abitato è dominato dal cinquecentesco palazzo
baronale dei Cesi, oggi Camuccini, opera dell'architetto
milanese Giandomenico Bianchi. Tardo è invece Poggio
Mirteto, rimodellato dai Farnese nel Cinquecento,
come anche Collevecchio,
Castelnuovo e Monte S.Maria, fondati nel Duecento. Importante
anche Casperia
, in antico Aspra, nei pressi della quale sorgeva il
castello di Caprignano distrutto dagli aspresi agli
inizi del Trecento. Più a nord Roccantica
con la sua rocca, castello speciale di Santa Romana
Chiesa dall'XI secolo e sede del vicario pontificio
nel basso medioevo, Selci, S.Polo,Torri,
poi Tarano,
importante castello, che tra Due e Trecento, estese
la sua egemonia sui vicini Montebuono,
Fanello e Cicignano, prima di essere infeudato ai Savelli.
Da ricordare anche Vescovio, sede dell'antica diocesi
di Forum Novum, poi di Sabina, dominato dalle rovine
del podium domini episcopi, abbandonato agli inizi del
Quattrocento e trasformato successivamente in convento.
Risalendo verso i monti Sabini, appare Montasola,
fondata nell'agosto del 1191 ad opera di papa Celestino
II, poi Cottanello,
dominio, dal 1283, degli Orsini, nel cui territorio
esistono i due insediamenti abbandonati di Castiglione
e di Montecalvo, appartenuto prima ai Labro
poi venduto nel 1295 al comune reatino, Vacone,
con il cinquecentesco palazzo baronale, ampiamente rimaneggiato,
Configni e
Lùgnola per molto tempo inseriti nel contado di Narni.
Lungo il fiume si susseguono invece Gavignano, possesso
anch'esso fino agli inizi del Quattrocento dei conti
romagnoli di Cunio, Forano,
la ghibellina Stimigliano,
che ebbe le mura rase al suolo nel 1357 per essersi
ribellata al rettore di Sabina, Poggio Sommavilla con
il vicino Grappignano, oggi dirupo, possesso del monastero
di S.Salvatore Maggiore, poi dal Trecento degli Orsini,
Foglia, con il suo medievale porto sul Tevere, principale
caposaldo della famiglia baronale romana. Chiude la
Sabina tiberina Magliano,
importante castello legato al comune di Roma fin dal
XII secolo, dal 1495 città e sede diocesana, che controllava
saldamente, fino alla costruzione nel primo Seicento
di ponte Felice, i guadi e traghetti sul Tevere, il
cui corso lambiva, fino al momento della deviazione,
l'altura maglianese.
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