|
Le
Rocche
Corvaro
(Borgorose) 
Il castello di Corvaro, fondato tra X e XI secolo, nel
1110 apparteneva all'abbazia di Farfa, ed era, oltre
alle chiese dipendenti, il centro di gravitazione degli
interessi e del popolamento del piano omonimo del monastero
benedettino. Corvaro fu sottratto quasi certamente al
controllo dell'abbazia di Farfa al momento dello stanziamento
normanno, avvenuto intorno alla metà del XII secolo.
Il castello, nel Duecento, era in possesso di Pietro
de Insula che lo cedette in permuta successivamente
a Sinibaldo da Vallecupola. Alla sua morte il castello
fu conteso tra Filippa, contessa d'Alba, e Gentile de
Amiterno ed i suoi fratelli per passare poi ai da Poppleto.
Corvaro agli inizi del Quattrocento divenne contado
autonomo del quale fu investito Bonomo da Poppleto,
al quale succedettero i Mareri, per diritti di successione,
poi gli Orsini ed i Colonna. Da ricordare anche che
a Corvaro nacque Pietro Rinalducci, eletto nel 1328
antipapa con il nome di Niccolò V. Interessante anche
la non lontana torre del castello di Torano, le cui
prime notizie risalgono agli inizi del XII secolo.

Poggio
Poponesco (Fiamignano) 
Secondo una tradizione locale, il castello di Poggio
Poponesco avrebbe dato i natali a S.Chelidonia intorno
al 1077. Le fonti sono però più generiche ed attribuiscono
ad un oppidum del Cicolano non specificato il luogo
di nascita della Santa. Il castello nel 1150, all'indomani
della conquista dell'intera area da parte dei normanni,
era probabilmente tra i feudi detenuti in capite da
Rainaldo di Sinibaldo, al quale succedettero i Mareri
che ne perdettero per un breve periodo la signoria,
passata nella seconda metà del XIII secolo nelle mani
dei Colonna da Genazzano. Il castello, al quale si accede
percorrendo a piedi un breve tratto di un ripido sentiero
che parte dalla chiesa di S.Maria del Poggio, è costituito
dalla rocca, che era già in rovina alla fine del Trecento,
di cui si conserva la torre quadrata, XII - XIII secolo,
che domina, imponente, la vallata sottostante. Lungo
il pendio compreso tra la rocca e la chiesa castrale
sono ben visibili grappoli di case, in parte scavate
nella roccia, che furono abbandonate alla fine del medioevo
a causa del progressivo trasferimento della popolazione
nel vicino villaggio di Fiamignano.

Rocca
di Beatrice Cenci (Petrella Salto) 
Le prime notizie sulla rocca di Petrella risalgono alla
metà del XII secolo quando era feudo in capite di Gentile
Vetulo, che morì prima del 1170. Le tappe del successivo
frammentarsi dei possessi di Gentile Vetulo e del subentrare
dei Mareri, che divenne la più potente famiglia della
nobiltà rurale dell'area, non sono molto chiare. Nella
seconda metà del XIII secolo, Petrella, la cui rocca
fu presidiata a lungo da una guarnigione regia, fu tolta
ai Mareri e concessa in feudo al provenzale Guillaume
Accrochemoure, al quale subentrò Pietro Colonna, ma
nel 1295 Carlo II d'Angiò fece restituire il castello
a Tommaso Mareri ed ai suoi fratelli e da quel momento
Petrella tornò nella loro baronia, divenendone il centro
principale. La signoria dei Mareri finì nel 1532. La
rocca di Petrella è anche legata indissolubilmente alla
tragica uccisione di Francesco Cenci ad opera di Olimpio
Calvetti, castellano della Petrella, e di Marzio Catalano
su istigazione della figlia Beatrice, amante del Calvetti.
Il processo vide la condanna a morte di Beatrice, di
Lucrezia e di Giacomo Cenci, che furono crudelmente
giustiziati a Roma nel settembre del 1599.

Rocca
di re Roberto d'Angiò (Cittareale) 
Cittareale costituisce l'ultima fondazione compiuta
dagli angioini lungo il confine settentrionale del regno
di Napoli tra Duecento e Trecento, che, nel 1329, riorganizzarono
il popolamento anche della conca di Falacrine, antico
vicus romano lungo il tracciato della Salaria, dove
era nato l'imperatore Vespasiano. Il villaggio non fu
abbandonato durante il medioevo, ma la sua vita continuò,
sia pure in forme e modi diversi. La città, la cui fondazione
è normalmente, quanto fallacemente, attribuita a re
Manfredi nel 1261 invece che a re Roberto d'Angiò, fu
costruita abbastanza arretrata rispetto al percorso
della Salaria per contrastare in modo più efficace la
spinta espansiva dei comuni di Cascia e di Norcia, ed
era dominata dalla possente rocca. Una fortezza edificata
a forma quadrangolare con gli spigoli rinforzati da
grossi bastioni troncoconici, mentre il nucleo cementizio
interno fu rivestito con un apparecchio murario abbastanza
regolare formato da conci parallelepipedi di arenaria
locale. La rocca angioina fu però restaurata fortemente
nel Quattrocento in seguito ad un assalto degli aquilani,
che, dopo averla in gran parte diroccata, furono costretti
a pagarne le spese di ricostruzione.

|