Arte e cultura

La Rieti storica è racchiusa tra le sue mura difensive e le limpide acque del fiume Velino. La città apre le porte a chiunque transiti sulla via Salaria attraverso la Porta d'Arci. Il Palazzo Comunale, in piazza Vittorio Emanuele 11, sorse nel XI sec., ma fu riedificato nel XVII sec. Il vicino Duomo presenta un campanile romanico e si collega alla facciata con un portico del 1458. Sulla medesima piazza sorge anche il nobile palazzo della Prefettura, ornato dalla splendida loggia vignolesca, che si affaccia panoramicamente sulla parte bassa del centro storico.
Sempre centrale il Teatro Flavio Vespasiano, simbolo culturale della città, piccolo gioiello di acustica, presenta sulla sua cupola un opera del G. Rolland del 1901 rappresentante il trionfo di Vespasiano e Tito dopo la presa di Gerusalemme. Scendendo dal colle attraversi via Roma trovano le vestigia del ponte Romano, adagiate sul letto del fiume Velino.

Da non perdere:

La Cattedrale
Il Palazzo papale
Il museo del tesoro del Duomo
Il museo civico

La Cattedrale

La Chiesa Cattedrale, dedicata a S.Maria Assunta, caratterizzò rapidamente il paesaggio religioso già a partire dal VI secolo. Nel pieno medioevo il segno del rinnovamento urbanistico della città partì proprio dalla Cattedrale. Nel 1109 il Vescovo Beneincasa, infatti, diede l'avvio ai lavori di ricostruzione e di ampliamento dell'edificio sacro partendo dalle fondamenta. Il cantiere durò, però, a lungo e solo nel 1225 Onorio IV potette consacrare la cattedrale. Un'ulteriore struttura religiosa marcò ancora una volta un'altra importante fase di rinnovamento edilizio della città: la torre campanaria che fu eretta nel 1252, al momento dell'insediamento del vescovo riformatore Tommaso.
La chiesa cattedrale nel tempo subì numerosi rimaneggiamenti. Il portico attuale fu costruito sotto il governo del vescovo Angelo nel 1458. Nell'interno la chiesa, il cui impianto è a croce latina, è divisa in tre navi da due file di pilastri rettangolari su cui poggiano pilastri a tutto sesto, mentre le cappelle interne furono aggiunte all'impianto romanico a partire dal Cinquecento alterando completamente le strutture originarie. Tra le cappelle da segnalare in particolar maniera nella nave sinistra quelle dedicate alla Madonna del Popolo, con esposto un affresco trecentesco, staccato nel tardo Cinquecento per ampliare l'abside, e trasferito nel 1625 su sollecitazione del cappuccino Gregorio Sfrondati in una cappella appositamente costruita, e a S.Barbara, patrona della città, eretta alla metà del '600 su progetto di Gian Lorenzo Bernini. Seguono le cappelle dedicate a S.Caterina, di patronato dei conti Vincenti Mareri e realizzata nei primi decenni dell'Ottocento su progetto del Valadier, al Crocefisso, affrescato da Antonino Calcagnodoro, ed a S.Ignazio.
Nella destra quelle dedicate a S.Vincenzo Ferreri ad alla beata Colomba, con una tela di Giuseppe Viscardi che raffigura l'intervento dei due domenicani in favore della città colpita dalla peste del 1656-57. A S.Rocco, raffigurato in una statua lignea policroma insieme al cane che lo salvò dalla morte per inedia, edificata agli inizi del secolo XVI dall'arte dei maestri muratori lombardi e dipinta con immagini di S.Prosdocimo e S.Sebastiano e di S.Giuseppe e un santo vescovo, di S.Francesco e S.Giovanni Battista, affreschi realizzati nel secolo XVI da Vincenzo Manetti. Seguono le cappelle di S.Giuseppe, con un quadro raffigurante un angelo custode, di S.Carlo Borromeo, eretta dall'orafo Gian Lorenzo Terzoni agli inizi del Seicento con tele di Lattanzio Niccoli, e del Sacramento, seicentesca, riccamente decorata con stucchi policromi dall'umbro Gregorio Grimani. L'abside, imponente, la cupola e il ciborio sono giunti a noi nelle loro forme completate nel tardo Settecento e nel primo Ottocento.

Il palazzo papale

Il palazzo papale a Rieti - il palatium domini pape così come lo definivano le fonti coeve - fu costruito a coronamento di una complessa strategia ideata e portata avanti dalla curia romana nelle zone più prossime alla sede pontificia che prevedeva al suo interno di rendere espliciti ruoli e funzioni anche sul piano formale, attraverso la costruzione di organismi di particolare rilievo architettonico.
I lavori, su progetto del magister Andrea, iniziarono nel 1283, come ricorda un'epigrafe ancor oggi visibile sul lato che affaccia su via Cintia, e furono completate per gran parte nel 1288, come ricorda un'altra epigrafe posta sulla loggia, alla quale si accedeva per mezzo di una scalinata, successivamente demolita. Dell'edificio originario le parti conservate sono il grandioso salone, le volte sottostanti e la loggia. Sotto il pontificato di Bonifacio VIII, come ricordano i suoi stemmi lapidei, fu realizzato un arco loggiato, che, superando l'attuale via Cintia, aggiungeva ulteriori ambienti all'edificio principale. Il primo papa che vi fu ospitato fu Niccolò IV quando nel 1288 e nel 1289 soggiornò a Rieti da maggio ad ottobre. Lo stesso palazzo papale dovette costituire l'elemento principale dello scenario sfarzoso all'interno del quale il 29 maggio 1289, giorno della Pentecoste, il papa incoronò solennemente nella cattedrale re di Sicilia e di Gerusalemme Carlo II d'Angiò.

Il museo del tesoro del duomo

Il museo del tesoro del duomo fu istituito nel 1974, a seguito di una mostra tenuta quasi due decenni prima, che raccolse a Rieti oggetti di rilevante interesse storico-artistico provenienti dalle parrocchie della diocesi, che non si ritenne poi opportuno, per problemi di salvaguardia, di tutela e di conservazione, far ritornare nei luoghi d'origine. La sede prescelta fu il battistero, dedicato a S.Giovanni Battista, posto a sinistra dell'atrio di accesso alla cattedrale, restaurato in quegli anni con il riportare in luce le strutture originarie del XIII e XV secolo e due nicchie affrescate anch'esse del Quattrocento. Il nucleo principale dei reperti scelto per essere esposto nel nuovo museo di interesse locale proveniva dal tesoro della chiesa cattedrale ed era costituito in particolare da oggeti liturgici ed oreficerie del XV secolo. Tra i quali due pissidi di produzione ungherese ed una croce astile realizzata dall'orafo reatino Giacomo Gallina. A questi si aggiunsero una serie di altri argenti di produzione romana del XVIII e XIX secolo, oltre al già citato gruppo di opere provenienti da località diverse del territorio diocesano.
Tra queste da segnalare in particolar maniera una statua lignea policroma trecentesca raffigurante una "Madonna con Bambino", proveniente da Collemaggiore, un gruppo di rilevanti Croci processionali di manifattura abbruzzese, in gran parte trecentesche, lavorate in rame, in ottone, o, più raramente, in argento dorato. Spicca in modo rimarchevole tra questo gruppo la Croce di Borbona, particolarmente nella decorazione.

Il museo civico

Nel museo civico di Rieti, recentemente allestito di nuovo e riordinato, sono ospitate moltissime opere d'arte provenienti da edifici sacri della città e del territorio, confluiti in gran parte dopo l'unità d'Italia. Spiccano i polittici del senese Luca di Tommè del 1370, proveniente da S.Domenico, che raffigura la "Madonna col Bambino e i SS. Domenico, Pietro, Paolo e Pietro martire", e del franco-veneto Zannino di Pietro, del 1405-1406, proveniente dal convento di Fontecolombo con una "Crocifissione e Santi". Pregevoli anche gli affreschi staccati provenienti da S.Domenico, tra i quali il grande affresco "Crocifissione e strage degli innocenti" dipinto nel 1441 dal maestro Liberato da Rieti. Dal territorio provengono una struttura in legno policroma degli inizi del Trecento e una terracotta policroma e dorata tardoquattrocentesca di Silvestro dell'Aquila, raffiguranti entrambi una "Madonna col Bambino", di pertinenza della chiesa di S.Pietro a Torano di Borgorose. Interessante anche una croce reliquiario di scuola umbra della metà del secolo XIV appartenuta alla chiesa di S.Francesco a Posta.