Centri storici e città d'arte
Turania
 

Nel territorio del comune di Turania, il cui nome era Pete­scia fino al 1950, fu trovato nel secolo scorso un tesoro databi­li ai primi decenni del I secolo d.C. di inestimabile valore conservato a Berlino, presso l'Antikenmuseum degli Staatliche Museen Prussicher Kulturbesitz. Il complesso di oreficerie fu acquistato nel 1876 tramite Helbig presso l'antiquario Francesco Marinetti. La vaghezza delle notizie e l'ambiguità dei personaggi coinvolti nella vicenda lascia però ampi margini di incertezza. Rispetto al tesoro iniziale sono oggi scomparsi ben sedici bracciali in oro, che rappresentavano diverse tipologie, a ser­pente a verga piatta, a serpente a verga circolare, a serpente con castoni, a clava con testa di leone, con decori vegetali. Superstiti sono undici anelli, tutti in oro, nei quali sono incastonati intagli e cammei di notevolissima fattura. Tra questi un anello in oro massiccio del peso di 14 grammi con la testa di Giove ad alto rilievo. Un altro del peso cospicuo di oltre 57 grammi con incastonato un cammeo in sardonica con la testa di Medusa. Un altro con un cammeo in corniola con il busto di un principe - Augusto o Germanico - con diadema e corazza. In un altro il cammeo incastonato rappresentava un busto di Livia moglie di Augusto. Tra gli altri cammei, molto belli uno in acquamarina decorata ad intaglio con la rappresentazione di una nereide ed un altro in corniola con un satiro e una ninfa. Il toponimo Petescia è abbastanza diffuso, in Sabina ne esite un altro nei pressi di Cittaducale che spesso ha ingenerato errori di identificazione ed al quale si riferiscono molte delle citazioni contenute nei cartari farfensi. Sono quindi destinate a rimanere nell'ombra le origini del castello, unica notizia abba­stanza certa è quella che la sua fondazione doveva essere avvenu­ta prima del 1094, quando
Petesa viene citata come termine di confine nella concessione che l'abate di Farfa Berardo II di alcune terre del cate vecchio di Offiano. Petescia, soggetta al comune di Tivoli, come ricordano gli statuti del 1305, entrò a far parte dei possessi degli Orsini, probabilmente in XIV secolo. Sul castello, anche non sono ben chiare le modalità ed i tempi, vantavano dei diritti anche i Colonna, che nel 1458 li rinuncia­rono in favore di Giovanni Antonio Orsini, conte di Tagliacozzo, e del fratello Rinaldo. Nel 1558 Maria Orsini nello sposare Vincenzo Estouteville portò in dote il feudo. Nel 1573 il figlio Marzio vendette Petescia, insieme ad altri feudi, a Carlo Muti. Nel 1632 Michelangelo Muti lo rivendette al principe Marcantonio Borghese. Il principe don Camillo Borghese il 12 ottobre del 1816, pur essendo ancora in vita il cognato Napoleone Buonaparte e la moglie Paolina, rinunciò ai suoi diritti feudali su Turania. Nel novembre del 1817 il paese costituiva comune autonomo, aveva 956 abitanti ed apparteneva al distretto di Poggio Mirteto ed al governatorato di Orvinio. Turania nella seconda metà dell'Otto­cento era definita dal Palmieri «piccolo paese bello, con istrade strette, discoscese». Le difficoltà di collegamento viario erano notevoli, dato che mancava un ponte sul fiume «pure nel verno è d'uopo passare il fiume Turano un miglio circa dall'abitato, che giace in alto colle, e gli sovrastano due montagne». Piccola e senza organo era la chiesa parrocchiale del ss. Salvatore che amministrava 937 anime, tutte abitanti nel paese, divise in 190 famiglie che occupavano 171 abitazioni. A livello commerciale era presente un macello, una bottega di liquori, una osteria, un forno, una pizzicheria, la rivendita di sale e tabacchi, «nonchè due modiste» e «canepini 5».
A livello di professionisti sono ricordati due medici nel paese, un chirurgo, un notaio, la farma­cia Valentini. Le prime famiglie di Turania erano i Valentini, i Roberti ed i Giorgi. A circa un miglio dall'abitato, sulle monta­gne sgorgava una sorgente limpidissima ritenuta salutare, chiama­ta "Acquasanta", "Fonte Periodico", "Fonte Economico" e "Fonte Mirabile", per la sua caratteristica peculiare di sgorgare perio­dicamente per un lasso di tempo di circa un quarto d'ora al sorger del sole, a mezzogiorno ed al tramonto. Intermittenza che poteva interrompersi anche per alcuni anni, con la sorgente che rimaneva asciutta. Nel territorio del comune di Turania esiste anche una parti­colarità geografica, dato che si incontrano i confini delle diocesi di Sabina, di Rieti, di Tivoli e dei Marsi in un punto che è chiamato la fonte e la tavola dei 4 vescovi. Di una qualche importanza anche la chiesa santuario di s. Maria del Carmine, che si festeggia il 16 luglio. Secondo la tradizione per scolpire la statua lignea della Madonna con Bambi­no fu utilizzato un secolare noce che vegetava rigoglioso nei pressi del santuario. La chiesetta era un tempo annessa al con­vento dei carmelitani che fu soppresso nel XVII secolo.