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Antuni
Il territorio dell'attuale comune di Castel di Tora
è ricco di testimonianze del passato, in particolare
risalenti all'età romana, in gran parte sommerse dalle
acque del bacino artificiale costruito sul finire degli
anni '30 di questo secolo. Emergenze che si erano articolate
lungo la via consularis che collegava, passando nel
fondovalle la Salaria alla Valeria, che dovrebbero aver
avuto il loro baricentro nel vicus di Tora, al quale
è legato il culto per s. Anatolia, martirizzata secondo
la tradiione agiografica sotto l'imperatore Decio. Anche
nell'alto medioevo la zona fu fittamente abitata e centri
principali di questa opera di riconquista agraria furono
le massae Nautona e Torana, nelle quali Farfa ebbe grandissimi
interessi che gravitavano sulla cella di s. Maria in
Corneto, oggi scomparsa. Il castello di Castelvecchio
fu donato a Farfa nel 1092 dalla consorteria dei Guidoneschi,
protagonista dell'incastellamento in questa parte della
valle del Turano. Il castello fu però rapidamente alienato
dall'abate Berardo II (1090-1099) che lo concesse, insieme
agli altri donati dai Guidoneschi ai conti di Rieti,
stringendo un patto con loro che il cronista farfense,
il monaco Gregorio, definì in futurum legaliter damnabile,
con i monaci che ancora nel 1116 ne rivendicavano il
possesso. Per quanto tempo il castrum restò in possesso
della famiglia comitale reatina è difficile dire. E'
probabile che sia passato ai Mareri in XIII secolo al
momento della massima espansione del potere della nobile
famiglia cicolana che ne era sicuramente in possesso
nel 1250, al momento in cui papa Innocenzo IV restituì
a Tommaso Mareri i castelli confiscatigli dall'imperatore
Federico II, per averlo tradito. Dopo le molto travagliate
vicende dei Mareri, tornati nel partito degli Staufer,
sotto il regno degli angioini, il castello fu trasmesso
tra i vari rami della famiglia, finchè, nel 1440, il
20 aprile, fu confermata la donazione di metà di Castel
di Tora compiuta da Giovanni Paolo Mareri a favore dei
fratelli Giovanni Antonio e Rinaldo Orsini, i quali
in seguito entrarono in possesso anche dell'altra metà
della quota di cosignoria castrense. Dopo essere stata
scambiato tra i vari rami della famiglia Orsini, il
feudo passò per matrimonio nel 1558 agli Estouteville,
per tornare nuovamente in possesso degli Orsini nel
1570. La loro signoria sul castello cessò nel 1634,
quando Maherbale Orsini lo vendette, insieme a Colle
di Tora, al principe Marcantonio Borghese per la somma
complessiva di 43.000 scudi. Castel di Tora restò in
possesso dei Borghese fino al termine dell'ancien régime,
quando il principe don Camillo Borghese, il 12 ottobre
del 1816, pur essendo ancora in vita il cognato Napoleone
Buonaparte e la moglie Paolina, rinunciò ai suoi diritti
feudali su Castelvecchio. Alla metà dell'Ottocento Castelvecchio
era abitato da 992 persone che componevano 198 famiglie
che abitavano in 194 case. La chiesa parrocchiale era
intitolata a s. Giovanni era dotata di organo ed aveva
sette cappelle, inoltre le campane erano ritenute eccellenti.
Feste popolari si celebravano il 27 dicembre ed il 10
luglio, festa di s. Anatolia, martirizzata nella zona
secondo la tradizione, quando si teneva anche l'omonima
fiera. Nel paese c'erano una bottega di merci diverse,
dei forni, due pizzicherie, un macello, un deposito
di sali e tabacchi, un'osteria, tre muratori, due sarti,
degli ebanisti, tre canestrari, un sellaio, un imbastaro,
uno sediaro, tre botteghe di ferri lavorati, una mola
a grano degli Orsini, la spezieria Villani, un flebotomo,
un maestro di scuola, un procuratore presso il governo
ed un medico, con uno stipendio annuo di 227 scudi.
Le suore della carità assistevano i malati.
Antuni
Per il castello di Antuni le vicende iniziali non differiscono
di molto da quelle di Castelvecchio. La sua fondazione,
avvenuta probabilmente nei primi decenni dell'XI secolo,
fu dovuta all'iniziativa della consorteria dei Guidoneschi,
che nel 1092 donarono il castrum Antoni a Farfa. Le
vicende successive non sono note fino al basso medioevo,
quando Antuni appare in possesso dei Brancaleoni. La
famiglia vendette nel 1583 il castello a Paolo Mattei.
Il feudo nel 1676 fu venduto al duca Filippo Lante della
Rovere. Agli inizi del Settecento passò al marchese
Filippo Gentili. Il 25 ottobre del 1816 rinunciò ai
suoi diritti feudali su Antuni la marchesa Margherita
Sparapani Gentili Boccapaduli. Pur terminata la giurisdizione
feudale, i possessi furono ceduti ai principi del Drago.
Con breve del 19 giugno 1832 Gregorio XVI eresse in
principato i feudi di Antuni e di Mazzano in favore
del principe Urbano. Antuni, appodiato di Castelvecchio,
alla metà del XIX secolo contava 106 abitanti, sei dei
quali abitanti in campagna. 22 famiglie che occupavano
22 case. Dominava l'abitato il palazzo del principe
del Drago, mente la chiesa parrocchiale, dedicata ai
ss. Pietro e Paolo, era piccola e priva di organo. Nel
paesino nessuna bottega, soltanto un'osteria.

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