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Toffia
 

Per quanto riguarda la protostoria nel territorio di Toffia su di un terrazzo di roccia calcarea in località Morricone è stato scavato negli anni '60 un sito della media età del bronzo che ha restituito notevoli quantità di frammenti di scodelle, di ciotole, di brocche e di olle, alcune fusaiole ed una punta di freccia in bronzo. Numerosi sono stati in passato i ritrovamenti sporadici di materiali archeologici d'età romana. L'unico sito di una certa rilevanza è in località Maragnano, dove si trovano i resti di una villa rustica in opera quasi-reticolata. Il castello di Toffia nacque con grande precocità. La prima notizia che lo riguarda è del 940: nel castello fu celebrato un placito - l'assemblea pubblica nella quale si amministrava la giustizia - per vagliare i diritti che l'abate di Farfa, Campone, vantava sulla metà del castello di Toffia posseduta da un certo Leone. Anche per le origini di Toffia sono state avanzate ipotesi leggendarie, suffragate da un documento del 964, falso però, che affermava che il castello sarebbe stato fondato dal vescovo di Sabina agli inizi del secolo X per sfuggire ai saraceni, che avevano saccheggiato e dato alle fiamme la chiesa cattedrale a Vescovío. Secondo altri, ma l'ipotesi è anche in questo caso priva di fondamento, la fondazione sarebbe avvenuta ad opera del marchese di Spoleto, Teobaldo. Nel Trecento il castello conobbe una notevole importanza tanto da esser la seconda sede del vescovo di Sabina, ed è questa notizia che ha generato la leggenda. Durante il periodo nel quale a Farfa dominarono gli Orsini, secolo XV, Toffia fu usurpata dalla famiglia baronale romana, ma nel XVI secolo, al termine della loro egemonia, il castello tornò in pieno possesso del monastero farfense. Il nucleo originario era costituito dal così castello di dentro.
La crescita demografica creò rapidamente un borgo estramuraneo, definito castello di fuori. Nel tardo Quattrocento quest'area fu riorganizzata con la costruzione di una rocca e di una porta nuova, detta oggi porta Maggiore, che am­pliava l'antica cinta muraria adattandola alle nuove esigenze scaturite dall'uso sempre più massiccio delle artiglierie. Questo dualismo topografico tra i due «opposti» castelli ha generato una curiosa, quanto fallace, leggenda secondo la quale la «Rocca» fosse passata in proprietà da Farfa agli Orsini, mentre il «Palazzo» dai duchi di Spoleto ai Colonna, ma questi ultimi non hanno mai avuto possessi a Toffia.
La chiesa cimiteriale di s. Lorenzo, posta su di un'altura adiacente all'abitato, ha origini altomedievali. La chiesa attua­le è il risultato di una serie di ampie ristrutturazioni duecen­tesche e seicentesche. In facciata sono stati reimpiegati molti frammenti di età romana, lastre altomedievali incise con figura­zioni geometriche e zoomorfe. Nella torre campanaria sono state reimpiegate anche alcune sculture romaniche che in origine dove­vano avere la funzione di mensole. Due di esse rappresentano volti umani fortemente stilizzati; altre due rosoni, l'ultima la testa di un ariete. Nel 1817, al momento della definitiva riorganizzazione dello stato della Chiesa, Toffia, che aveva 516 abitanti, divenne comune autonomo del governo di Fara Sabina.
Nel 1853 la sua popolazione era salita a 726 persone, tutte residenti nel centro, suddivise in 107 famiglie che occupavano 99 abitazioni. Le con­trade in cui si suddivideva l'abitato erano Porta Maggiore, Monte Cavallo, Castel di Dentro, Colletrone, Cancello e piazza Laureta­na. La chiesa parrocchiale, costruita nel Cinquecento, era inti­tolata a s. Maria Nuova con un bell'organo, eretta in collegiata con un arciprete e dieci canonici. Il santo patrono era s. Loren­zo, mentre una gran festa veniva celebrata anche il 16 dicembre in ricordo del trasporto della santa casa in Loreto. In toffia erano presenti tre forni, due botteghe di ferri lavorati, una di tessuti ed una di generi diversi, un macello, un'osteria, una pizzicheria, tre negozianti di cereali, di olio e di vino, tre carrettieri, due vetture «con due bestie», tee calzolai, due muratori e ben sei mulini da olio.