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Due
sono i siti di età romana presenti nel territorio di
Poggio San Lorenzo che meritano particolare segnalazione,
oltre ai numerosi tratti della Salaria romana affioranti
in alcuni punti. Il primo è quello che normalmente viene
definito come le Terme di Tito, al quale nel tempo sono
state assegnate da eruditi ed antiquari le più svariate
funzioni, da bomos pelasgico alla tomba di Petronio
Arbitro e simili. Si tratta a contrario di una struttura
molto articolata e complessa costruita in opera poligonale
e contraffortata, uno dei lati è lungo 35 m circa, al
centro della quale si erge un grandioso leccio definito
il più vecchio d'Europa. In essa va indubbiamente riconosciuto
il basamento di una villa rustica.
Il centro antico di Poggio S. Lorenzo sorge su di una
struttura d'età romana realizzata in opera mista con
grandi arconi, definiti pontiche nelle fonti medievali,
uno dei quali è recentemente crollato mettendo in pericolo
l'equilibrio statico dell'intera struttura, peraltro
ampiamente degradata. Una struttura grandiosa inquadrabile
cronologicamente nel II secolo d.C., probabilmente resti
di una importante villa rustica in relazione con i Brutti
Praesentes. Nel territorio dell'attuale comune di
Poggio S. Lorenzo esisteva un altro castello, ormai
diruto, chiamato Capofarfa o castellum Sancti Angeli,
dalla chiesa omonima intorno alla quale l'insediamento
fortificato si era sviluppato, che compare nel 1083,
al momento nel quale il conte di Rieti Teudino donò
la sua metà a Farfa, l'altra quota fu donata un anno
dopo dal figlio Erbeo, che, però, qualche anno dopo,
pretese in permuta altri beni nel Reatino. Il castello
rimase in vita fin sullo scorcio del medioevo, quando
fu abbandonato e i suoi abitanti si trasferirono in
Poggio S. Lorenzo.
Le notizie sul castello di Poggio S. Lorenzo sono più
tarde. La prima citazione fino ad oggi nota risale al
1198, quando Innocenzo III concedette a Farfa un privilegio
di conferma di tutti i suoi beni. Nell'elenco veniva
registrato subito dopo il castello di Capofarfa il castello
di Poggio S. Lorenzo con la chiesa dedicata allo stesso
santo. La fondazione sembra dunque essere avvenuta intorno
alla metà del XII secolo a controllo dell'antico tracciato
della Salaria, che nelle carte medievali si era ormai
trasformata in strata Romana. Il castello si articolò
su due nuclei ben distinti, la zona fortificata vera
e propria, caratterizzata da una pianta rotonda che
si adattava alle strutture romane e ben difesa dale
mura, e il borgo che le fonti tardomedievali ricordano
snodarsi lungo il percorso della strada. Nella seconda
metà del Trecento il territorio del castello vide il
formarsi di nuovi insediamenti come la villa de Pomponibus,
ricordata per la prima volta nel 1361. Il castello,
pur subendo l'egemonia di varie famiglie baronali romane,
restò costantemente nella signoria farfense.
Nel 1817, in base al decreto del cardinal Consalvi di
riorganizzazione dello stato della Chiesa, Poggio S.
Lorenzo fu appodiato di Monteleone, con 450 abitanti.
Divenuto successivamente comune autonomo nel 1853 Monteleone
contava 530 anime che risiedavno tutte in paese a formare
103 famiglie che vivevano in sole 86 case. Le più importanti
i Carosi e gli Agamennone. La chiesa parrocchiale era
dedicata a s. Lorenzo che era anche il santo patrono.
Nel paese, le cui vie erano ben selciate, c'erano un
caffè, osterie, un macello, una pizzicheria, un forno,
una rivendita di sali e tabacchi, un albergo, una bottega
di tessuti e merci varie, due di ferri lavorati, sarti,
calzolai, un ebanista, un muratore e due mole ad olio
e a grano con furlo, una di Carosi, l'altra di Gamberi.
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