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Salisano
 

Il sito archeologico maggiormente interessante che si trova in comune di Salisano è costituito dal castello medievale di Roccabaldesca, abbandonato nel XVII secolo, ma del quale restano importanti strutture nei pressi dell'impianto Acea. La rocca, il cui primo impianto risale al X secolo, ha fatto parte del patrimonio farfense, anche se l'insediamento ha avuto una vita difficile per la sua marginalità e per la vicinanza di due castelli più dinamici come Salisano e Mompeo. Il castello fu poi abbandonato definitivamente sullo scorcio del Cinquecento. Le recenti indagini archeologiche hanno messo in luce alcune strut­ture dell'insediamento consentendo un utile confronto con i dati ricavabili dalle fonti scritte e chiarendo alcuni momenti co­struttivi, in particolare la torre ed il quartiere sviluppatosi sulle pendici occidentali alla fine del medioevo. Sono anche stati scavati alcuni pozzi per la conservazione del grano ed è stato indagato anche l'impianto di un mulino ad olio tardomedie­vale. Il territorio di Salisano appare fittamente popolato nel primo medioevo. L'abbazia di Farfa ebbe molti beni fondiari nella zona frutto di donazioni pie, di permute di acquisti. La fonada­zione del castello risale probabilmente ai primi dcnni dell'XI secolo ad opera della consorteria dei Baronisci. Subito dopo la metà del secolo, l'abate Berado I avviò una sistematica campagna di acqusizione di tutte le quote di cosignoria castrense che si completò tra il 1052 e il 1062. Da allora il castello rstò in possesso del monastero per tutto il medioevo. Durante il dominio degli Orsini sull'abbazia nella qualità di abati commnedatari, fu concesso al barone Ferreoli, che, a quanto narra la leggenda, a causa delle sue nefandezza, fu ucciso insieme ai suoi familiari, nel 1542 durante un'insurrezione popolare nei pressi della chiesa suburbana del Suffragio. Nel 1817 Salisano con 460 abitanti era appodiato di Mompeo. Divenuo poi comune autonomo, nel 1853 contava 522 anime, delle quali 53 vivevano in campagna, riunite in 108 famiglie, mentre le case erano 133. Tre le contrade, Porta degli Archi, Strada Dritta e dell'Olmo. La chiesa parrocchiale, con organo, era dedicata ai ss. Pietro e Paolo. La festa patronale, in onore di s. Giulia martire, veniva celebrata il lunedì successivo alla domenica della ss. Trinità, una festa mobile quindi che poteva oscillare tra il 18 maggio e il 21 giugno. Un'altra chiesa intitolata a s. Diego esisteva nel convento dei padri riformati di s. Francesco. Nel paese c'erano due negozianti di cereali, d'olio e di vino, una bottega di tessuti e d'altre merci, una bottega di generi diversi, un macello, un'osteria, una pizzicheria, tre forni, due botteghe di ferri lavorati e di stracci, tre calzolai, due muratori, tre carettieri e due vetture a traino animale. Presenti anche un medico, che aveva uno stipendio annuo di 132 scudi, una farmacia che era diretta dal chimico Eugenio Neri ed un insegnante per i fanciulli. A livello produttivo ben sei erano i molini da olio, mentre una miniera di piriti, contenenti anche tracce di oro e di argen­to, situata sul monte detto dell'Oro, aveva promosso l'istalla­zione di una ferriera, già inoperosa alla metà dell'Ottocento.