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Roccantica
 

Le origini di questo castello sono legate strettamente ai conti di Sabina. E' probabile che loro stessi abbiano dato impul­so alla sua fondazione, ne fu comunque una residenza anche se temporanea, dato che nel 1024 il conte di Sabina, Ottone, vi tenne un placito. Nel 1060 il castello fu acquistato da papa Niccolò II che, il 18 aprile, lo concesse nuovamente ai condomini perché procedessero alla ricostruzione delle abitazioni e convo­cassero gente per ripopolarlo, a condizione che venisse versato, da ciascuno secondo le proprie possibilità, un censo per la Pasqua, corrisposto il fodro e osservati fedelmente i placiti. Da allora Roccantica rimase costantemente fedele ai papi, che più volte intervennero in suo favore per contrastare le pretese del comune romano. Con il definitivo inserimento della Sabina nello stato della Chiesa, poi, Roccantica mantenne un ruolo di preminenza all'interno della regione, che aveva una delimitazione spaziale diversa dall'attuale, limitata a sud al Farfa, divenendo sede del conte di Sabina o del suo vicario, al quale era affidata la custodia della rocca, appositamente co­struita. Anche durante le ribellioni scoppiate a più riprese nella seconda metà del secolo XIV Roccantica rimase fedele alla sede apostolica. In questo stesso periodo a Roccantica, in grotte scavate al di sotto delle abitazioni, erano stati impiantati un gran numero di telai che alimentavano un industria tessile di notevole importanza, scomparsa poi nel tempo. Il declino di Roccantica iniziò sullo scorcio del secolo. Nel gennaio del 1391, infatti, fu concessa in vicariato a terza generazione usque ad apostolice sedis beneplacitum a Martino Ghezzi, domicellus Tuscanensis. A lui succedette Armilleo Vannel­li de Bastoni da Ascoli, condottiero noto per il suo carattere veemente ed impetuoso, che nel 1427 fu nominato castellano e governatore di Roccantica da papa Martino V, dove fece affrescare la chiesa di S. Caterina nel 1430. Confermato da papa Eugenio IV nel 1431 per un quinquennio, fu poi fatto impiccare, forse nel 1433, perché accusato di tradimento dal cardinal Vitelleschi. Subito dopo, il castello passò in possesso degli Orsini, Orso ne era il signore nel 1454.
Nel 1477 il cardinal Latino Orsini, insieme, a Roberto e Napoleone Orsini, rassegnò nelle mani di Sisto IV il vicariato di Roccantica che venne concesso a Giovanni Paolo Orsini, figlio legittimato del cardinale, per un censo annuo di una libbra di cera. Nel 1616 vi fu instituito il monte di pietà. Nel novembre del 1817, in seguito al decreto del cardinal Consalvi, che riorganizzava e ristrutturava in modo definitivo il nuovo assetto istituzionale della provincia di Sabina, Roccanti­ca, che era abitato da 574 persone, fu inserita come comune nel distretto e nel governatorato di Poggio Mirteto. Nel 1853 gli abitanti erano cresciuti a 648, 90 dei quali vivevano in campa­gna, suddivisi in 129 famiglie che occupavano 121 case. Il paese era ancora circondato dalle mura, nelle quali si aprivano tre porte. La rocca, già semidiruta, era cinta da tre giri di mura, nei quali erano superstiti soltanto tre torrioni ed un fortino centrale, che ancor oggi, maggiormente degradato, domina l'abita­to. Nel paese esistevano tre botteghe di ferri lavorati, una di «sola ed altro», quattro di vino e varie cose, un tinozzaro ed un muratore. Due i molini a grano di proprietà dei Feroli, presente anche un medico. Le famiglie preminenti erano i Vincentini di Rieti, i Duranti ed i Leonardi. L'abitato era fornito di un acquedotto che captava già allora la sorgente detta "Fonte regna", situata a nord-est sulle pendici del monte Menicoccio, ed una volta giunto in paese alimentava anche alcune abitazioni.
Dai ricchi boschi si ricavavano legname da costruzione e carbone, che veniva spedito a Roma via Tevere. Abbondante anche la caccia­gione costituita da tordi, colombi silvestri, cinghiali, tassi e capri, pratica che dava un cospicuo introito. Sfruttati economi­camente anche alcuni strati di carbon fossile presenti sul terri­torio e le argille delle vallate che fornivano la materia prima per la fabbricazione di canali e di mattoni alla fornace Valenti­ni. Erano presenti anche un monastero di clarisse ed un convento dei minori riformati di s. Francesco, capace di ospitare trenta religiosi, nel quale si teneva la scuola di filosofia per gli studenti dell'ordine. Roccantica diede i natali a molti personag­gi come il celebre verseggiatore in italiano ed in latino, l'aba­te Mario Crescimbeni, l'illustre giurista Cesare Valentini, morto nel 1619, fra Angelo Cecchini, morto nel 1623, i tre insigni medici Panfilo Oddi, Domenico e Fabiano Colli, nonché il canonico Antonio Somai, illustre poeta. Da segnalare sulla piazza all'ingresso del paese la chiesa di S. Valentino, trasformata in monumento ai caduti, con il massiccio campanile romanico in laterizio. La chiesa in antico ebbe notevole rilevanza. Il 7 agosto del 1191, infatti, papa Celestino III la prese sotto la protezione apostolica restituen­dole tutti i possessi che aveva nei territori di Roccantica, del casale di s. Demetrio e di Montefiolo. Due anni dopo, poi, le riconfermò, facendo propria la volontà di Anastasio IV, le cap­pelle dipendenti di s. Elia, di s. Giovanni, di s. Gregorio, di s. Biagio, di s. Giovanni in Colle, di s. Vincenzo di s. Deme­trio, di s. Adamo confessore, di s. Esa[...], di s. Agnese e di Andrea de Ripa rubea. Di grande interesse anche il romitorio di s. Leonardo, ricavato in una grotta che si apre in una alta parete rocciosa che strapiomba tra i boschi, nella valle del Galantina, poco più di un chilometro ad ovest dell'abitato. Dalla rupe stilla di continuo limpida acqua, alla quale vengono attribuite qualità taumaturgiche.