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Bacugno
- La Salaria Romana
L'abitato
di Posta rientra anch'esso tra gli insediamenti che
furono ristrutturati o fondati durante il periodo angioino
sulla frontiera settentrionale del regno napoletano.
Seguendo la recita del cronista aquilano Buccio di Ranallo
ed i diplomi di re Carlo II d'Angiò, Posta fu fondata
sullo scorcio del Duecento subito dopo la distruzione
del castello di Machilone, caposaldo della potente consorteria
omonima, le cui rovine sono ancora ben visibili in località
La Rocchetta, al confine con il comune di Borbona, ad
oltre 800m di quota. Gli aquilani assediarono Machilone
per 9 settimane, dal 1 giugno al 1 agosto del 1299,
prima di averne ragione. Il castello fu diroccato in
modo tale che quanto rimasto in piedi, secondo il racconto
di Buccio, non valeva «uno anchontano», una monetina.
Le donne dei nobili furono portate all'Aquila e monacate
in s. Tommaso, appositamente costruito.
Nel 1301 gli aquilani comprarono per mille once il monte
dove sorgeva Machilone con il patto esplicito che non
vi si potesse mai più costruire alcun edificio. Il nuovo
abitato, nel quale si raccolsero, seguendo il solito
schema della curia angioina, parte degli abitanti di
Machilone, di Borbona, di Laculo, di Sigillo, di Lotonero,
di Petrapiede, del mercato di Machilone, di Faischio,
di Santogna e di Bacugno, ebbe notevole importanza dato
che controllava un importante nodo viario. Nel 1304
Posta fu incorporata al contado aquilano nel quarto
di s. Pietro extra.
Il 7 maggio del 1423 le truppe di Braccio da Montone
presero d'assalto il castello che si arrese. Nel 1529
Posta fu infeudata, insieme a Borbona, al capitano spagnolo
A. Tamay, subito dopo, nel 1533, passò a Pietro de Jcis
e, nel 1535, fu acquistata da Ferrante de Cornejo. Nel
1572 fu venduta dalla figlia Eleonora a Margherita d'Austria
per 10.000 ducati. A livello fiscale Posta fu tassata
nel 1488 per 50 fuochi, nel 1508 per 50 "fuochi" accesi,
dei quali 45 erano del luogo, 3 del contado aquilano
e 2 forestieri, mentre 4 erano quelli spenti, con una
popolazione totale di 290 abitanti. Nel 1532 l'abitato
fu tassato per 105 "fuochi", per 158 nel 1545, per 194
nel 1561, per 210 nel 1595, per 190 nel 1648, per 166½
nel 1665, dopo la grande peste, per 238 nel 1669, per
221 nel 1688 e nel 1702, per 229 nel 1737. Sullo scorcio
del XVIII secolo gli abitanti erano circa 800. In questo
periodo a Posta il pane veniva confezionato mescolando
al frumento l'orzo o il farro, molto famoso era anche
il formaggio stagionato prodotto nella zona.
Bacugno
E'
altamente probabile che nella zona di Bacugno debba
essere collocata la mansio di Forum Decii o di Forum
Caecilii, se si accetta l'emendazione proposta recentemente
dal Radke. L'insediamento fu fondato comunque nel corso
del II secolo a.C. al momento della costruzione della
Salaria. Sono stati ritrovati nei pressi di Bacugno
"avanzi d'antichi edifizî e di terme" e questo fatto
sembra avvalorare l'ipotesi avanzata nel secolo scorso
dal Persichetti, in considerazione del fatto che la
presenza di un impianto termale connotava abbastanza
frequentemente i servizi che una mansio offriva ai viaggiatori.
Anche le distanze riportate negli itinerari tendono
a confermare la collocazione proposta. L'etimo di Bacugno
viene fatto risalire a Vacuna, una divinità particolarmente
venerata in Sabina. Nella zona esisteva certamente
un bosco sacro alla dea, un fanum Vacunae, attestato
da una epigrafe reimpiegata in uno stipite della chiesa
di s. Pietro in Laculo. La formazione dell'insediamento
è meno chiara. La pieve di s. Maria in bacugno è ricordata
anch'essa nel privilegio concesso da Anastasio IV al
vescovo Dodone nel 1153 ed in quello di Lucio III del
1182 ad attestare forme di insediamento sparso nella
zona, soltanto in parte accentratosi successivamente.
Negli ultimi anni del XVIII secolo, la popolazione di
Bacugno insieme ad altre 5 "villette" dipendenti -
Figino, Fontarello, Picciame, Rosato e Steccato - raggiungeva
le 600 unità.
La
Salaria Romana
Nel
territorio del comune di Posta imponenti sono i resti
del tracciato della via Salaria costruita in età romana.
Molta parte del basolato e delle opere d'arte sono andate
distrutte o si sono interrate in epoche più o meno recenti,
tanto ad opera dell'uomo, quanto ad opera di eventi
naturali. I resti più imponenti sono a monte di Antrodoco
e prima di Posta, in uno dei tratti più angusti della
valle del Velino. Grandi tagliate per costruire la sede
stradale, spesso protetta a valle da sostruzioni in
opera poligonale di III maniera, furono compiute nelle
pareti rocciose a strapiombo sul fiume Velino.
Tra le più imponenti è la tagliata effettuata in località
Masso dell'Orso, una quarantina di metri più in alto
dell'attuale piano stradale. Qui la roccia è stata tagliata
per una lunghezza di circa 21 m e per una altezza di
30, mentre a valle del taglio la sede stradale fu ricavata,
oltre che con il taglio della roccia, anche con la costruzione
di una sostruzione in opera poligonale di III maniera.
Al centro della tagliata vi era l'alloggiamento per
una grande lapide di cui ancor oggi si vedono i fori
per le grappe della lapide che doveva ricordare il curatore
dell'opera, ma andata poi dispersa nel tempo. Alcuni
metri più a destra, guardando la parete, era stata scavata
nella roccia una nicchia, destinata forse a contenere
un'edicola dedicata a qualche divinità, alla quale
era affidato il compito di proteggere i viandanti in
quel tratto particolarmente pericoloso.
Nella stessa zona fu rinvenuto il LXIX migliario della
Salaria, datato al 9 a.C., in epoca augustea quindi,
che è stato poi risistemato in un alloggiamento scavato
nella roccia all'altezza dell'attuale piano stradale,
dove è ancor oggi conservato. Un'altra grande tagliata
è a monte del Masso dell'Orso, in località Strambo del
Palatino, che prende il nome, secondo una legenda popolare,
dal paladino carolingio che vi aveva costruito uno scrigno
per il suo tesoro, mentre due cavità presenti nelle
tagliate, poste circa ad un chilometro di distanza l'una
dall'altra, vengono identificate con le orme impresse
da Orlando, quando si chinava a bere le acque del Velino.
Anche qui la parete rocciosa è stata tagliata verticalmente
per alcune decine di metri e la carreggiata ricavata
anche per mezzo di sostruzioni in opera poligonale,
restaurate di recente. Più a monte un ulteriore tratto
della carreggiata della Salaria romana è stato intercettato
durante i lavori di costruzione della galleria, che
consente di evitare un tratto pericoloso delle gole
del Velino a causa della caduta di massi. Altri brevi
tratti della Salaria, tra i quali due chiavicotti, sono
visibili lungo il tracciato abbandonato recentemente
della Salaria moderna. Altri tratti particolarmente
imponenti del tracciato della Salaria sono visibili
subito dopo l'abitato di Sigillo e prima di Posta, ai
quali si accede in parte per mezzo di un ponticello
medievale. Qui in località Vene Rosse il taglio è lungo
ben 180 m ed alto in alcuni punti poco meno di una ventina
di metri. Lavori tanto imponenti che a livello di credenza
popolare si è ritenuto che il lavoro fosse stato compiuto
in una notte con arte diabolica da Cecco d'Ascoli,
ben noto medico, astrologo ed erudito trecentesco, arso
vivo per negromanzia nel 1327.
Un'altra importante emergenza che sorge nel territorio
di Posta è la chiesa romanica di s. Rufina, ora parzialmente
in rovina ed in attesa di restauro. Vicino al capoluogo
da segnalare anche il convento di s. Francesco fondato
molto precocemente, probabilmente nel 1222, al quale
era affiancato il monastero di s. Giovanni di Machilone,
attestato anch'esso già nella prima metà del Duecento,
dove invece erano insediate monache damianite.
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