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Paganico Sabino
 

Circa 2 chilometri dopo il bivio di Paganico in direzione di Carsoli, a breve distanza ed a valle della provinciale Turanense, si eleva un monumento funerario di grande rilevanza conosciuto a livello locale con la denominazione di «Pietra scritta», databile tr gli ultimi anni della repubblica e la prima età imperiale, nella seconda metà del I secolo a.C. Il monumento è stato ricavato in un masso caduto in antico dalla parete rocciosa sovrastante ed è stato modellato tenendo presenti le caratteristiche originarie del blocco. Il suo corpo ha una pianta grosso modo quadrangolare ed uno sviluppo tronco-piramidale, con la lavorazione che è stata completata soltanto sulla faccia iscritta, orientata a sud-ovest, e sulle due latera­li. Il monumento si imposta poi su di un basamento che è definito su tutti i lati da una cornice sagomata. Più complesso, articola­to e fortemente asimmetrico lo sviluppo del monumento nella parte alta, che sembra somigliare ad una sorta di sedia, anche se in antico come fanno pensare quattro incavi superstiti la parte superiore doveva essere regolarizzata con elementi architettoni­ci, che ne completavano la monumentalizzazione, probabilmente con una cornice. Al di sotto del basamento era stata ricavata una cavità, oggi non visibile, che doveva servire all'inumazione di due defunti, mentre un pozzetto scavato sulla faccia superiore doveva accogliere le ceneri del terzo. L'iscrizione, la cui lettura è ormai in parte compromessa a causa del dilavamento compiuto dalle acque meteoriche, si sviluppa su tre righe ed ha il testo seguente:

P(ublius) Muttinus P(ubli) filius, pater
Clodia, mater
P(ublius) Muttinus, P(ubli) f(ilius), Ser(gia tribu), Sabin(us), f(ilius)

Dei tre sepolti soltanto il figlio, ascritto alla tribù Sergia, può vantare la formula completa del cittadino romano che possedeva tutti i diritti giuridici. Il padre Publio Muttino è invece un ingenuus, mentre la condizione della madre, Clodia, è nascosta da una formula onomastica limitata esclusivamente al gentilizio. Il monumento funerario a dado, dunque, apparteneva alla famiglia dei Muttini, che hanno voluto affidargli il perenne ricordo della loro ascesa sociale.
Le notizie di Paganico nel medioevo sono abbastanza precoci. La prima menzione risale all'852 quando compare il villaggio rurale di Paganico, una forma di insediamenta pionieristica, che aveva avviato la riconquista agraria della valle del Turano, che per lungo tempo era stata una zona confinaria tra ducato longo­bardo di Spoleto e ducato bizantino di Roma, con lo stanziamneto di exercitales longobardi, ai quali era stato poi assegnato il compito di dissodare i gualdi publici dell'area.
L'abbazia di Farfa ebbe il possesso di alcuni beni fondiari nella zona di Paganico, ma essi furono rapidamente alienati o usurpati. Il villaggio di Paganico crebbe gradualmente di import­naza e nel 1252 la chiesa rurale di s. Giovanni aveva alle sue dipendenze le cappelle di s. Nicola, costruita nel castello, di s. Martino di Bulgaretta, di s. Nicola di Ascrea. Più recentemen­te comparve la chiesa di s. Maria di Paganico elencata nel regi­stro del 1398. Non è noto in quale periodo il villaggio fu incastellato, ma nel pieno medioevo dovette essere incluso nell baronia dei Collalto, nella quale Paganico restò inserito fino in età contemporanea.
Nel novembre del 1817, in seguito al decreto del cardinal Consalvi, che riorganizzava in modo definitivo il territorio della provincia di Sabina, Paganico era ancora un luogo della baronia di Collalto, ma nel dicembre successivo il principe don Francesco Barberini rinunciò ai suoi diritti feudali sull'abita­to.
Nel 1853 a Paganico erano presenti una pizzicheria, un forno, un macello, una bottega di liquori, una osteria, la solita rivendita di sali e tabacchi ed una mola a grano di proprietà dei Luchetti. Tra gli artigiani erano presenti fabbri e calzolai; non c'era né medico né chirurgo, ma soltanto un flebotomo. La chiesa parrocchiale era dedicata a s. Nicola e sotto di esa si contavano 804 anime, delle quali soltanto 23 abitavano sparse nella campagna, che formavano 150 famiglie abitanti in 144 case.