Centri storici e città d'arte
Osteria Nuova
 

La villa dei Brutti Praesentes - Montecalvo


Il territorio di Osteria Nuova, pur essendo diviso tra ben cinque comuni, merita, per l'importanza storica di essere tratta­to unitariamente. L'insediamento attuale, in rapida incontenibile espansione, vanta origini molto antiche, ricalcando grosso modo il sito dove in età romana era stato fondato un villaggio, dive­nuto importante punto di posta del servizio pubblico lungo la Salaria. La località era posta al XXXIII miglio, dove, secondo quanto ricordavano gli itinerari classici - Tabula peutingeriana e itinerario di Antonino - sorgeva la mansio ad Novas o il Vicus Novus.

La grotta dei Massacci

La Grotta dei Massacci costituisce uno dei più importanti monumenti d'età romana presenti in Sabina. Per molto tempo l'im­ponenza delle sue strutture ha dato vita ad una congerie di ipotesi e di illazioni scarsamente aderenti alla realtà. La Grotta dei Massacci è invece un grandioso monumento funerario costruito con enormi blocchi di calcare sovrapposti senza malta. L'ingresso era sul lato opposto della Salaria ed alla camera funeraria, che era inglobata da un tamburo realizzato in opera cementizia rivestito da lastre di travertino, si accedeva per mezzo di un dromos lungo poco meno di 8 m largo 2,2 ed alto 2, coperto da immensi blocchi megalitici, lunghi fino a circa 3,6 m, intagliati ad incavo nella parte inferiore in modo tale da forma­re una leggera volta. La camera è costituita da un ambiente grosso modo quadrato di circa 7 metri di lato con un'altezza massima della volta a crociera di 4,8 m. Nelle pareti si aprono tre nicchie rettangolari, in quella di sinistra si apre un pozzo di origine medievale, probabilmente destinate ad ospitare sarco­fagi. Il tipo della cella funeraria fa datare questo imponente sepolcro al II secolo d.C., probabilmente in connessione con la potente famiglia dei Brutti Praesentes. Poco oltre la grotta, sulla sinistra del tracciato della Salaria romana in direzione di Rieti si vedono i nuclei in cementizio di tre grandi sepolcri a torre, uno è conservato soltanto in minima parte, databili alla prima età imperiale. Sul fronte opposto del pianoro di Vicus Novus, a fiancheggiare la Salaria si vedono altri due nuclei cementizi di monumenti funerari.

La villa dei Brutti Praesentes

Una delle scoperte più rilevanti mai verificatesi in Sabina, in particolare per quanto riguarda il periodo romano, è avvenuta nei primi decenni del secolo scorso nei pressi di Osteria Nuova, in località Madonna dei Colori ai piedi di Monte Calvo, dove esistono tutt'ora i resti della chiesetta altomedievale, che ingloba strutture d'età romana. Nel 1824 il noto antiquario romano Francesco Capranesi, associato con il collega Sabatino Del Muto, ottenne una licenza per condurre degli scavi archeologici nella località ricordata. Gli scavi ebbero immediato successo e furono continuati per molti anni, consentendo il recupero di un gran numero di statue e di altro materiale archeologico di note­vole pregio. Soltanto per esemplificare furono trovate circa 80 statue di varie dimensioni o frammenti di esse. Dopo varie vicis­situdini questo materiale fu in gran parte acquistato dal princi­pe Francesco Borghese e restò nella villa Borghese fino al 1897, quando, pur con il divieto di esportazione, furono vendute in gran parte alla Ny Carlsberg Glyptotheke, dove sono tutt'ora esposte. Restò in Italia soltanto il Fauno Danzante esposto nella sala VIII del museo Borghese. Un altro gruppo non precisato di sculture, venduto sempre dai Borghese, abbellisce l'Achelleion di Corfù, la celebre villa costruita dall'architetto napoletano Raffaele Carito per Elisabetta d'Austria, moglie dell'imperatore Francesco Giuseppe. Recentissime indagini archeologiche hanno riportato in luce, nei pressi della chiesetta altomedievale detta oggi della Madonna dei Colori, ma in antico definita S.Maria de Viconovo, tratti degli edifici apparteneti all’antica villa romana.

Montecalvo

Su Montecalvo sono presenti altri interessanti insediamenti del passato. Il più antico è un insediamento su altura del bronzo finale (X secolo a.C. circa), dal quale sono stati recuperati frammenti ceramici che ne hanno consentito la datazione. Tra i materiali dispersi lungo il costone meridionale sono stati recuperati frammenti di scodelle, di ciotole, di olle, di doli, di fornelli. Sulla cima poi, tra la vegetazione, sono presenti i resti della cinta muraria del castello di Montecalvo, appartenuto ai de Romania, passato successivamente agli Orsini, e poi nuova­mente ai de Romania, la cui prima notizia risale alla metà del XIII secolo, ma la cui origine è senza dubbio più antica di almeno un secolo. Il castello fu poi occupato e saccheggiato nella seconda metà del Trecento da Andreuccio da Palombara, tanto da essere dopo pochi decenni abbandonato.