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Nespolo

Nel territorio di Nespolo, secondo una ipotesi avanzata nel Settecento tra i primi dall'abate francese Capmartin de Chaupy, dovrebbe essere collocata la città aborigena di Suesbola o Vesbu­la, a secondo delle versioni proposte. Nessuna prova inoppugnabi­le è stata fino ad oggi portata per dimostrare come vera una simile identificazione. Soltanto idagini archeologiche molto approfondite potranno fornire elementi certi per suffragare o meno questa ipotesi che ha trovato molto credito in particolar modo nel campo dell'erudizione. Le prime notizie di Nespolo si hanno nel 1024 quando l'abate di Farfa, Ugo I, locò a terza generazione i beni posseduti dal monastero nel luogo detto «Acqua di Nespolo» a Crescenzio figlio di Rattone, due appezzamenti dell'estensione di quasi un ettaro per un prezzo di entratura di venti soldi e per un censo annuo di due denari. Gli interessi di Farfa nella zonna gravitarono intorno alla chiesa di s. Sebastiano a Nespolo, della quale mantene il posses­so almeno fino al 1252, mentre, nello stesso anno, la chiesa di s. Maria dipendeva da s. Gregorio di Collalto. Anche nel caso di Nespolo, un fitoponimo - da scartare origini erudite che lo collegano al greco = nuova città -, è difficile individuare il momento nel quale l'insediameto sparso fu accentrato in un inse­diamento fortificato. E' probabile che anche in questo caso i signori di Collalto siano stati i riorganizzatori del popolamento della zona al momento della piena affermazione della loro egemo­nia nell'area, avvenuta tra XII e XIII secolo. Nel 1817, al momento della riorganizzazione della provincia di Sabina, Nespolo era ancora un luogo della baronia di Collalto con 619 abitanti, ma il 19 dicembre dello stesso anno il principe don Francesco Barberini rinunciò ai suoi diritti feudali sulla baronia e quindi su Nespolo. Una bottega di merci e di pellame ed un setacciaro costitui­vano la scarna organizzazione commerciale di Nespolo nel 1853. 743 gli abitanti, dei quali ben 500 in capagna, sotto la parroc­chia di s. Sebastiano, 43 le famiglie solo 38 le case. Il suo territorio, 8580 tavole, era «ubertoso di grano, vino, fieno, castagne».