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  Morro Reatino


Questo castello per la carenza della documentazione compare abbastanza tardi nel paesaggio della conca reatina. La sua quarta parte fu donata nel 1152 al capitolo di s. Giovanni in Laterano in Roma insieme a quelle di Apoleggia, Vallacula, Moggio, Cocoio­ne e Melice ed all'ottava di altro quattro castelli siti nell'attuale leonessano. Questa donazione diede origine ad una lunga controversia con i Nobili di Labro che si concluse soltanto nel 1186 con un compromesso. I Nobili di Labro rinunciarono ad ogni loro pretesa sui castelli oggetto della controversia, che i canonici lateranensi peraltro concessero loro in enfiteusi. Delle antiche strutture restano soltanto la porta di accesso all'abitato, qualche resto della torre ed alcuni brani delle mura che furono ampliate alla fine del Trecento, nonostante la forte opposizione della locale consorteria dei Nobili, per accogliere all'interno gli abitanti di un villaggio vicino sgomberato per motivi di sicurezza. La popolazione di Morro verso la metà del Quattrocento si aggirava intorno al 150 abitanti. Dal 1817 con il definitivo riordinamento dell'assetto terri­toriale della delegazione di Rieti, Morro, che aveva 752 abitan­ti, fece parte del governatorato di Poggio Bustone. Alla metà del secolo, la popolazione di Morro si era contratta, contava infatti 687 anime suddivise in 139 famiglie che occupavano altrettante case, senza coabitazioni quindi, riunite sotto l'unica parrocchia di s. Lorenzo. Di questi 687 abitanti ben 508 dimoravano nei casali della campagna che si addensavano in nove piccoli villag­gi. Nel paese vi erano osterie, rivendita di sali e tabacchi, calzolai, un sarto, un fabbro, alcuni ebanisti, un maestro di suola elementare ed un medico stipendiato con 200 scudi anni, con l'obbligo di esercitare anche la bassa chirurgia, la farmacia era ben fornita, «provvista ad uso di città». L'ultima domenica di agosto, in occasione della Madonna della Torricella, si teneva la fiera, mentre la festa popolare si celebrava per la Madonna del ss. Rosario. Sul territorio erano presenti cave di carbon fossi­le. Morro era anche sede di una «Dogana di osservazione di Bol­lettone di 2. classe in un luogo assai ascoso».