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Montopoli di Sabina
 

L'insediamento romano - Bocchignano

Le prime tracce del popolamento sul territorio di Montopoli risalgono all'età della pietra. Oltre ai ritrovamenti effettuati sui terrazzi alluvionali del Tevere, in località Ponte Sfondato nel 1982 il museo etnografico L. Pigorini di Roma ha condotto una breve campagna di scavo in un sito preistorico. I materiali recuperati, tra i quali grattatoi e strumenti a dorso, sembrano appartenere all'epigravettiano antico e da collocare genericamente in un arco cronologico compreso nel paleolitico superiore.

L'insediamento romano
Di grande rilevanza nel territorio comunale montopolese le strutture dell'insediamento romano, ville rustiche e fattorie. Alcune di questi edifici assumono aspetti monumentali. Il più importante è la villa posta in località i Casoni, in una splendida posizione che domina le valli del Tevere e del Farfa. La villa fu costruita probabilmente nel II secolo a.C. con la tecnica dell'opera poligonale di III maniera e la piattaforma naturale fu ampliata per mezzo di un criptoportico, con aperture a bocca di lupo che lo illuminavano, realizzato a forma di L, dal quale si poteva poi accedere alle strutture superiori. Questo primo impianto fu poi profondamente modificato nel corso del I secolo a.C. con lo giustapporre alla facciata un impianto a nicchie rettangolari e semicircolari in opera quasi reticolata che "monumentalizzarono" fortemente la scenografia della villa. Sul lato orientale si aprivano poi una serie di ambienti destinati probabilmente ad ospitare i quartieri produttivi, mentre sulla piattaforma l'alzato della villa è praticamente scomparso e sono stati riportate in luce soltanto le basi di alcuni muretti di ripartizione dello spazio in vari ambienti. Altrettanto complessa, anche se no raggiunge i livelli monumentali dei Casoni e la villa rustica che sorge vicino l'abitato montopolese in località "Grottoni" e "Torretta". Dell'impianto antico si sono conservati i resti, fortemente degradati rispetto al secolo scorso, di una cisterna articolata su tre ambienti e costruita in opera cementizia con ciottoli e piccole scaglie di calcare locale. La impermeabilizzazione veniva assicura da uno strato di circa 4 cm realizzato in opera signina. Ad occidente sono visibili i resti del muro contraffortato di sostruzione, che definiva e delimitava la piattaforma sulla quale erano stati eretti gli edifici pertinenti alla villa, e realizzato con un nucleo cementizio ed un paramento in opera incerta. Questo complesso è databile tra II e I secolo a.C. Un'altra villa rustica di notevole rilevanza è presente in località Caravilla o Fonte Varrone, fatto questo che ha indotto a prefigurare con molta fantasia che dovesse per qualche verso identificarsi con una proprietà del grande erudito reatino. Altre piattaforme di ville erano presenti a s. Maria in Turano, agli Zoccolanti e nei pressi di Bocchignano in vocabolo Sala, od a Volpignano o sui terrazzi alluvionali prospicienti il Tevere. L'etimo di Montopoli ha fatto sbizzarrire nel passato eruditi ed antiquari che hanno proposto diverse derivazioni. Le più accreditate sono due. La prima che vorrebbe far derivare il toponimo dalla presenza di una sontuosa villa di Asinio Pollione, da cui mons Pollionis. La seconda invece farebbe propendere per una derivazione da Mons opulus a ricordo dell'antica opulenza del paese. Più recentemente se ne è aggiunta un'altra che vedrebbe in Montopoli, Mons Topuli, un antroponimo di derivazione germanica. Nessuna di queste ipotesi appare convincente. L'etimo deriva invece da una pianta lopulus - acero selvatico o oppio -, voce gallica menzionata da Varrone, che ne ricordava l'uso come sostegno vivo per la vite nel Milanese. "Monte dell'Oppio" quindi. Il territorio di Montopoli fu densamente dissodato ed occuppato nell'alto medioevo. Da una prima fase connotata in particolar modo da forme insediative sparse, tra X e XI secolo furono molte le fondazioni castrali che punteggiarono le colline del montopolese. Un buon numero di questi insediamenti fallirono e furono abbandonati come Tribucum, Capriolum, Podium de Palumba, Aqua Viva, Bezanum, Sorbilianum, Tribilianum e il podium Datonis Rainerii. Montopoli, che compare nelle fonti scritte subito dopo la metà del secolo XI, fu l'unico a sopravvivere. Nelle prime fasi di vita l'apparato fortificatorio era molto semplificato, almeno in parte costituito da un vallo - un terrapieno coronato da uno steccato -, ma gradualmente fu connotato da strutture sempre più complesse dominate dalla torre romanica ancor oggi superstite. Nel 1243 il castello fu attacato dalle truppe romane e sottoposto al "guasto". Agli inizi del Trecento su Montopoli estese la sua egemonia Riccardo di Pietro Iaquinti, che ne fu il podestà. A fatica Farfa riuscì a riaffermare il suo dominio su Montopoli, che divenne uno dei castelli più importanti della signoria farfense. Molti abati nel Trecento soggiornarono nel palazzo montopolese, dove fu certamente ospitato papa Bonifacio IX che il 3 ottobre del 1392 fece tappa a Montopoli, dove si trattenne anche venerdì 4, per ripartire la mattina del sabato. Nel novembre del 1817, in seguito al decreto del cardinal Consalvi, che sanciva in modo definitivo il nuovo assetto della provincia di Sabina, Montopoli, 546 abitanti, fu inserito come comune nel distretto e nel governatorato di Poggio Mirteto. Una descrizione abbastanza accurata di Montopli l'abbiamo dal Palmieri, che in gioventù era stato medico-chirurgo nel paese. Ricordata la posizione da cui si godeva un orizzonte estesissimo, che consentiva di vedere "ben 70 città e paesi, oltre la Capitale", il Plamieri descriveva l'interno dove "a guisa di castello con quadra torre, sonvi diverse decenti case, ed una piccola piazza con profondi rotondi pozzi, ove tappezzandone con felce le pareti, vi si conserva benissimo e per lungo tempo il grano". Gli abitanti erano 619, dei quali 48 sparsi nella campagna, per complessive 155 famiglie in 143 case sotto la chiesa arcipretale di s. Michele arcangelo. A livello commerciale nel paese c'erano un macello, una pizzicheria, un'osteria, una bottega di merci diverse e una di ferri lavorati, un forno, un orzaiuolo, una rivendita di sali e tabacchi, tre ebanisti, muratori, sarti, calzolai, un imbastaro e un "facocchio". In Montopoli erano presenti anche un medico, con uno stipendio di 200 scudi, la farmacia Panuzzi, l'ospedale, il monte di pietà ed il monte frumentario. L'educazione era assicurata da un maestro di scuola e da una maestra pia. Le famiglie principali di Montopoli erano i Giannini, i Conti e i Costantini.

Bocchignano
Bocchignano è uno dei primi castelli a comparire nella documentazione farfense. La prima citazione è infatti del 939, quando Teodoranda vedova del conte di Sabina Ingebaldo, che con buona probabilità ne era stato il fondatore, donò il castello all'abbazia di Farfa. Concesso dall'abate Campone al genero, l'ebreo Azone, Bocchignano, di cui un terzo era tornato in possesso di Farfa e gli altri due terzi di suoi livellari, fu successivamente occupato dal conte di Sabina Crescenzio, figlio di Benedetto, a su volta nato da Crescenzio a Caballo Marmoreo e da Teodoranda. Soltanto nel 1014 il monastero tornò in possesso del castello dopo un assedio posto dalle truppe comandate dal pontefice Benedetto VIII. Da allora il castello restò per sempre sotto la signoria farfense. Nel 1154 gli uomini di Bocchignano furono condannati da papa Anastasio IV a pagare una multa di 20 libbre di denari pavesi per alcune offese lamentate dai romani. Tre anni dopo lo stesso papa concesse a Bocchignano l'intero territorio del castello abbandonato di Tribuco, che sorgeva nei pressi dell'attuale Ponte Sfondato. Nel 1243 il castello fu occupato dalle truppe romane. Fu poi la volta dei Sant'Eustachio che invasero con la violenza il castello, ma furono poi assolti il 3 giugno del 1264 da papa Urbano IV dalla scomunica che era stata loro comminata. Sottratto al dominio dell'abbazia nel terzo quarto del Trecento fu recuperato dall'amministratore apostolico, poi abate, Arnaldo d'Albiac, e restò nella sua signoria, pur attraverso le alterne vicende che portarono le più potenti famiglie aristocratiche romane a dominare sull'abbazia farfense, a partire dal Quattrocento quando fu istituita la commenda. A partire dal medoevo il centro abitato er diviso in due parrocchie, quella di s. Giovanni e quella di s. Maria, ad attestarne popolosità e importanza. Nel 1817, Bocchignano, con 321 abitanti, era appodiato di Poggio Mirteto. Divenne poi comune autonomo, prima di diventare frazione di Montopoli, e nel 1853 la sua popolazione ascendeva a 374 persone, 82 delle quali risiedevano in campagna. 92 le famiglie, solo 82 le case. Le famiglie più importanti i Giordani e i Guadagni. La chiesa parrocchiale, dotata di un piccolo organo, era dedicata a s. Giovanni battista. Nel paese c'erano un negoziante di ferro, una bottega di merci diverse, un forno, una pizzicheria, un macello, un a rivendita di sale e tabacchi, dei calzolai e dei carretieri, un medico, due mole ad olio dei Giordani, una dei Guadagni, una dei Mazzatosta.