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Montenero Sabino
 

Il castello di Montenero appare per la prima volta nella documentazione nel 1085 ed è un insediamento posto al centro di una zona di forte diboscamento, il cui toponimo evoca la presenza di boschi formati dalla presenza dominante di essenze arboree sempreverdi con il fogliame verde-scuro, come il leccio. Il castello è già suddiviso in quote di cosignoria castrense e ciò fa pensare come verosimile una fondazione risalente ad almeno una o due generazioni precedenti. I signori del castello di Montenero, spesso confusi con gli Iaquinti di Colle Nero nei pressi di Forano, riuscirono ad affermarsi come un lignaggio di una certa rilevanza e fra XIII e XIV secolo occuparono cariche di prestigio tanto a livello civile che a livello religioso. Il castello passò poi agli Orsini, che spesso vi risiedettero, in particolare nel periodo estivo. Da ricordare che il 10 luglio del 1390 vi morì il cardinale diacono di s. Maria in Domnica, Tommaso degli Orsini di Manoppello. Ceduto per breve tempo ai Mareri, fu poi recuperato dagli Orsini, che lo vendettero ai Mattei, i quali ottenero che Montenero fosse elevato a ducato papa da Clemente X nel 1671. Benedetto XIV con chirografo del 21 aprile 1755 autorizzò Stefano Conti alla vendita ai fratelli Vincentini del castello di Montenero con titolo ducale. Il 5 dicembre del 1816, infine, il marchese cavalier Gabriele Vincentini rinunciò ai suoi diritti feudali su Montenero. Nel 1817 con il definitivo riordinamento dell'assetto territoriale della delegazione di Rieti, Montenero, con 415 abitanti, fu appodiato a Monte San Giovanni. Alla metà dell'Ottocento Montenero contava 539 abitanti suddivisi in 92 famiglie che abitavano in 84 case. Soltanto 50 erano coloro che abitavano in campagna, tutti riuniti sotto l'unica parrocchia di s. Cataldo, chiesa arcipretale piuttosto bella e dotata di organo. A Montenero vi erano quattro mercanti di grano, una bottega di liquori, di sali e di tabacchi. La mola a grano e ad olio era situata fuori dell'abitato ed apparteneva al marchese Vincentini. Le famiglie preminenti erano quelle dei Belardinetti, dei Bonacasata e dei Luciani. Molto importante a Montenero l'industria della pietra focaia utilizzata fin dalla preistoria per creare strumenti litici e successivamente, in età moderna e contemporanea, per la fabbricazione di acciarini e pietre focaie per archibugi ed altre armi da fuoco, con un mercato che si è mantenuto fino agli inizi del secolo. Ne esistevano due cave principali; una forniva una qualità nera, che si diceva avesse dato il nome al paese. L'altra forniva invece pietra focaia per i fucili, che, a quanto si diceva, "tirata a polimento, rivaleggia con qualunque più fine agata d'oriente".