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Montasola
 

Il territorio del comune di Montasola mostra tracce di occupazione del suolo fin dall'età romana. Oltre ad alcune iscrizioni funerarie di interesse non particolarmente rilevante, sono stati rinvenuti due frammenti epigrafici con la menzione di Forum Novum e una epigrafe con dedica a Iside, Serapide e Arpocrate, che testimonia la presenza di un culto locale per le divinità alessandrine. In località Piani Marmi, poi, nei pressi della riva sinistra del torrente L'Aia e lungo un antico tracciato viario sono visibili alcuni resti di monumenti funerari d'età romana, nuclei cementizi e blocchi parallelepipedi in calcare, attualmente quasi del tutto coperti da un fitto manto di arbusti e di erbe. Nell'alto medioevo il popolamento della zona fu riorganizzato dai monaci farfensi intorno alla curtis de Lauri o Lori, centro pioniere della riconquista agraria del gualdo - bosco pubblico - precedente, che aveva come fulcro una azienda padronale, gestita diretamente, intorno alla quale si dislocava una nebulosa di case coloniche. Possesso confermato dal privilegio di papa Stefano IV dell'817, riconfermato dagli imperatori Lotario nell'840 e Ludovico II nell'857. Questo sito viene normalmente localizzato nei pressi della chiesa romanica di s. Maria delle Murelle, nei pressi della quale erano presenti alcune strutture, forse pertinenti ad una villa rustica d'epoca romana. Agli inizi del secolo X, prima comunque del 936, la curtis fu sottratta al possesso del monastero farfense e vi fu fondato il castellum de Lori. Questo castello, nel XII secolo fu soggetto alla santa sede alla quale doveva corrispondere un censo annuo di 18 libbre di provisini. La curia pontificia, però, al momento della conclusione nel 1191 di un accordo tra Enrico VI e Celestino III che restituiva al controllo ponfificio una parte considerevole del patrimonio tanto a nord quanto a sud di Roma, pose in atto una complessa opera di riorganizzazione delle strutture insediative sabine, che si concretizzò con l'accentramento della popolazione del castello de Lori nel castrum di Montasola, fondato, l'11 agosto dello stesso anno, come ricorda una epigrafe murata sulla facciata della chiesa di s. Pietro, costruita nove anni dopo.
L'epigrafe recita così:

+ In n(omi)n(e) D(omi)ni a(men) An(no) D(omi)ni MC
LXXXXI t(em)p(o)r(e) C(elesti)n(i) III p(a)p(e) m(ense) a(u)g(usti)
d(ie) XI hoc castru(m) edificatu(m)
fuit p(os)t VIIII an(nos) servu(s) D(e)i Agu
zanu(s) edificavit e(c)cl(esi)am ista(m) cu(m)
universo p(o)p(ulo) Montis A(sule) ad ono
re(m) D(e)i et ap(osto)loru(m) P(etri) et Thoma(e)

Nel 1278 i suoi abitanti giurarono fedeltà ed omaggio a papa Niccolò III. Montasola si ribellò anch'essa al dominio pontificio nella seconda metà del secolo XIV, tanto da essere dichiarata terra bandita. Dopo essere stata occupata da Luca Savelli, il 16 aprile del 1368 il castello fu infeudato a Francesco e Buccio Orsini, figli del defunto rettore del patrimonio Giordano, morto nel 1365, a seconda generazione mascolina, con la possibilità di successione delle donne a determinate condizioni, da parte di papa Urbano V. Montasola rimase in possesso degli Orsini fino agli inizi del Quattrocento, quando fu assegnata a Battista Savelli. Confiscata a Giacomo Savelli, fu venduta nel 1463 da papa Pio II a Giorgio Cesarini, ai fratelli della Valle e a Marcello Rustici. Riscattata dai Savelli cinque anni dopo, fu nuovamente sequestrata alla famiglia baronale romana nel 1501 da papa Alessandro VI e concessa in vicariato a Giovanni Paolo Orsini. Ricuperata dai Savelli alla morte del papa, fu nuovamente confiscata a Troilo Savelli nel 1592 ed acquisita definitivamente dalla camera apostolica. Nel novembre del 1817 con il definitivo riordinamento dell'assetto territoriale della provincia di Sabina e della delegazione di Rieti, Montasola, con 431 abitanti, era appodiato di Torri. Nel tessuto urbano attuale non sono rimaste molte tracce delle strutture medievali, salvo una porta ed un torrione ellittico con una base a scarpa, cinta da una modamatura torica, ampiamente rimaneggiato nelle strutture superiori, archetti e beccatelli, e testimonia le trasformazione rinascimentali dell'apparato fortificatorio originario. S. Maria delle Murelle, chiesa cimiteriale che sorge sulla strada di collegamento con Torri, è una delle numerose chiese romaniche che costellano la Sabina tiberina, costruite principalmente intorno al XII secolo. La facciata ha subito nel tempo numerose trasformazioni che ne hanno snaturato l'aspetto originario. Di notevole interesse la tredici mensole e la sottostante monofora, sormontata da un'aquila e con ai lati due colonnine marmoree culminate da due teste di leoni. Nella facciata sono state riutilizzate, com'era prassi consolidata in questo periodo, numerosi resti d'età romana, prelevati con molta probabilità da qualche villa rustica che sorgeva nei dintorni, mentre altri, sempre provenienti dalla zona, sono conservati nel museo Camuccini ed altrove.