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Nel territorio del comune di Mompeo sono state rinvenute
tracce notevoli di insediamenti di età romana. Tradizioni
locali, delle quali è difficile provare il fondamento,
collocano in questa zona, precisamente in località Grotta
Ciottina, l'antica città sabina di Regillo della quale
era originario Atta Clauso (romanizzato in Appio Claudio),
emigrato a Roma con un gran numero di clientes. Vera
o no che sia questa tradizione, non v'è dubbio che il
territorio del comune di Mompeo sia caratterizzato dalla
presenza di numerosi siti archeologici d'età romana,
pertinenti in gran parte a numerose ville rustiche.
Tra questi i più imponenti sono tre monumenti funerari
a torre, più uno a cilindro, che sorgono nei pressi
del bivio che da accesso all'abitato. Il monumento meglio
conservato è quello al quale si addossata la Madonna
del Mattone una chiesetta edificata nel secolo scorso
e che alto circa 8 m, è stato costruito con un complesso
di 15 gettate di fabbrica. Nel corpo superiore sporgono
le teste dei blocchi parallelepipedi messi in chiave
su nove piani, nei quali sono disposti alternativamente
uno o due blocchi, tranne l'ultimo piano che imita il
precedente, scomparse le lastre di calcare che dovevano
formare lo strato di rivestimento. Un altro nucleo semidistrutto
durante i lavori di costruzione della scuola media di
Mompeo è oggi superstite per una altezza di circa 1,5
m. Proseguendo verso Mompeo in località Palombara vi
sono due altri nuclei di monumenti funerari, uno a destra,
uno a sinistra. Quello
a destra, in parte riutilizzato come abitazione, è alto
circa 8 metri ed ha una cella a pianta rettangolare
con pareti in opera quadrata. L'altro è invece a torre
ed è scarsamente visibile perché quasi del tutto coperto
dalla vegetazione. Il castello di Mompeo fu fondato
nel 991 su di uno sperone di confluenza, che domnava
la stretta vallata incisa dalle acque del Farfa nelle
rocce calcaree Il castello di Mompeo passò sotto la
dominazione degli Orsini almeno dagli inizi del Quattrocento,
quando Bertoldo figlio di Troilo Orsini, erede di Cola
e cessionario di Giovanni, suoi fratelli, nel 1423 rivendicò
quanto gli spettava dagli eredi degli Anguillara e degli
Alberteschi su Castiglione e sugli altri beni, in base
all'arbitrato pronunciato dal cardinale Giovanni Orsini,
vescovo di Albano, e da Poncello Orsini, e il totale
dominio su Foglia, Mompeo e Gavignano (asrstp x p. 252).
Da Troilo il castello passò a Pierangelo Orsini, che
nel 1448 donò al priore ed ai monaci di Farfa il castello
diruto di Montefalcone, che sorgeva nei pressi. Con
il testamento redatto il 29 marzo del 1476 Pierangelo
lasciò erede universale dei suoi castelli sabini il
figlio Pier Francesco. Da segnalare che il testamento
fu redatto a Mompeo, residenza abituale di Pierangelo,
in una camera del palazzo volgarmente chiamata "de li
Palladini", che prendeva probabilmente il nome da affreschi
o dipinti raffiguranti i paladini, ad attestare la complessità
della decorazione pittorica del palazzo baronale orsiniano.
Il feudo rimase in possesso degli Orsini almeno fino
al 1559, quando gli abitanti restaurano la chiesa parrocchiale
dedicata alla natività durante la signoria di Alessandro
e Virginia Orsini. Mompeo, eretto in marchesato, fu
poi venduto ai marchesi Capponi di Firenze, che a loro
volta lo cedettero, il 15 maggio del 1646, alla nobile
famiglia romana dei Naro, che lo possedette fino agli
inizi dell'Ottocento. Durante il governo di Bernardino
Naro la vecchia fortezza degli Orsini venne quasi del
tutto ristrutturata e soltanto due torri rimasero indenni.
Al suo posto venne edificato un palazzo baronale di
notevole rilevanza dal punto di vista monumentale, circondato
da giardini, fontane ed attraversato da viali del quale
esiste una descrizione del Piazza che lo paragona al
castello incantato di Armida. Nello stesso periodo il
marchese Naro fece costruire una maestosa porta d'accesso
in travertino, ristrutturando e riorganizzando urbanisticamente
l'abitato, le cui vie furono lastricate ed articolate
al servizio del nuovo palazzo baronale che divenne il
polo unico ed unificatore di Mompeo. Nel 1663 fu riedificata
completamente la chiesa parrocchiale, nella quale fu
costruita una capella gentilizia, nella quale, secondo
le disposizioni del patrizio romano, alla sua morte
doveva essere deposto il suo cuore, mentre il corpo
doveva essere sepolto nella splendida cappella di famiglia
nella chiesa romana della Minerva. Anche il figlio Fabrizio
proseguì nell'opera paterna abbellendo la nuova chiesa.
Nel 1817, dopo che il senatore di Roma, marchese Giovanni
Patrizi Naro, il 4 ottobre del 1816 aveva rinunciato
ai suoi diritti feudali sul castello, con il definitivo
riordinamento dell'assetto territoriale della delegazione
di Rieti, Mompeo, con 504 abitanti, fu incluso nel governatorato
di Fara Sabina. Nel 1853 gli abitanti erano divenuti
579, dei quali 156 sparsi nelle campagne. Le famiglie,
120, vivevano in 119 case. Nel paese vi era un macello,
una pizzicheria, una bottega di spiriti, una rivendita
di sali e tabacchi, tre calzolai, tre carrettieri, un
ebanista, un muratore. Presente anche il medico. Le
due mole a grano erano di proprietà dei marchesi Patrizi
Naro. Il territorio produceva principalmente olio, grano,
frutta, vino e ghiande. Buona anche la caccia ai volatili,
in special modo ai palombi selvatici.

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