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Cerdomare
Il
territorio di Poggio Moiano era di certo densamente
popolato in età romana. Molti sono i resti che sono
stati riutilizzati nell'abitato, ad esempio un leone
funerario, due statue acefale davanti al municipio,
in antico il palazzo baronale dei Savelli, dove è raccolta
una piccola collezione di antichità, ma la piccola chiesa
di s. Martino costituisce indubbiamente un bell'esempio
di reimpiego di blocchi e di motivi ornamenti prelevati
da un monumento funerario di particolare imponenza e
maestosità. Il castello di Poggio Moiano era inizialmente
un insediamento doppio. Esistevano infatti due poli
fortificati il castrum Moiani, oggi scomparso,
ed il podium Moianum o de Moiano, invece
sopravvissuto. Purtroppo l'indeterminatezza delle fonti
non consente di comprendere se esistessero e quali eventualmente
fossero le differenze tra questi due termini, che normalmente
debbono essere considerati sinonimi. La fondazione dei
due centri fortificati si deve probabilmente all'iniziativa
signorile dei conti dei Marsi, uno dei quali, il conte
Teudino, figlio di Berardo, con il consenso della madre
Zita e della moglie gaita, donò nel 1083 a Farfa la
metà di Poggio Moiano, insieme alle metà dei castelli
di Cerdomare, di Scandriglia, di Pietrademone e di Rocca
Salce, possesso riconfermato l'anno succesivo dallo
stesso imperatore Enrico IV. Dopo questa data Farfa
dovette acquisire l'altra metà della quota di cosignoria
castrense, dato che nel diploma di riconferma emanato
in favore del monastero nel 1118 dall'imperatore Enrico
V Poggio Moiano è in totale possesso dei monaci.
Il castrum Moiani, probabilmente fondato nello stesso
periodo, subì invece vicende diverse, dato che nel Duecento
lo troviamo in possesso dei de Romania, che ne restarono
signori per tutto il Trecento, quando, in seguito alla
dissoluzione della signoria territoriale dell nobile
famiglia sabina, il castrum scomparve rapidamente lasciando
soltanto delle tracce a livello toponimico. Nel contempo
si rafforzò il podium che divenne l'unico centro demico
dell'area, rimanendo costantemente in possesso dell'abbazia
di Farfa. Agli inizi del Quattrocento, però, Battista
Savelli occupò Poggio Moiano, usurpandolo, a quanto
sembra, a Farfa. Nel 1406 il Savelli, seguace di re
Ladislao, ottenne il possesso di Poggio Moiano inizialmente
per due anni, con l'obbligo di corrispondere al monastero
benedettino il censo dovuto, trascorso questo lasso
di tempo si sarebbe presa un decisone definitiva che
fu favorevole a Battista. Alla sua morte, nel 1445,
il castello passò al figlio Giacomo. Durante il suo
governo, nel 1461, Poggio Moiano fu espugnato dalle
truppe di Federico da Montefeltro per l'appoggio dato
dal Savelli alla causa degli angioini di Napoli.
Il feudo confiscato fu dapprima venduto nel 1463 a mons.
Cesarini, al quale si erano associati per l'acquisto
i fratelli Lelio, Filippo e Giacomo della Valle e Marcello
Rustici. Tornato subito dopo in possesso dei Savelli,
il castello fu nuovamente confiscato nel 1501 da papa
Alessandro VI ed infeudato a Giulio Orsini. Due anni
dopo, alla morte del Borgia, Poggio Moiano tornò ai
Savelli, che, nel 1509, suddivisero consensualmente
il patrimonio familiare. Il castello fu assegnato a
Troilo, insieme a Casperia, Cantalupo, Montasola, Poggio
Moiano e Castel Chiodato, mentre Palombara restò indiviso.
Numerosi e ricorrenti furono i fenomeni di banditismo
che si verificarono per tutto il Cinquecento nell'area,
tanto da costringere Bernardino Savelli ad emanare
nel 1585 norme estremamente rigorose contro tutti coloro
che avessero dato ospitalità o ricovero o avessero comunque
agevolato i banditi che prevedevano la pena di morte
e la confisca dei beni.
La signoria dei Savelli su Poggio Moiano ebbe termine
nel 1633, quando, a causa dei forti debiti contratti,
i fratelli Bernardino e Fabrizio furono costretti a
venderlo al principe Marcantonio Borghese per la cifra
cospicua di 105.000 scudi, somma che comprendeva anche
la vendita di Poggio Nativo. Il dominio feudale dei
Borghese su Poggio Moiano si protrasse fino al 12 ottobre
del 1816, quando il principe don Camillo, pur essendo
ancora in vita il cognato Napoleone Buonaparte e la
moglie Paolina, rinunciò ai suoi diritti feudali sul
castello. Con la definitiva sistemazione della delegazione
di Rieti, sancita dall'editto del cardinal Consalvi
del 26 novembre 1817, Poggio Moiano con 825 abitanti
fu posto sotto il governatorato di Roccasinibalda. Nel
1853 gli abitanti era cresciuti a 1.292, suddivisi in
243 famiglie che occupavano 219 abitazioni, di questi
soltanto 22 erano residenti in campagna. La chiesa parrocchiale
dedicata all'Assunta era priva di organo. In paese vi
erano una pizzicheria, un macello, un forno, una bottega
di liquori, una di merci varie, la solita rivendita
di sali e tabacchi, alcuni muratori, un scalpellino,
alcuni calzolai, alcuni sarti, sette carrettieri, due
osterie, due botteghe di ferri lavorati, un maestro
di scuola, un medico, la farmacia Santoboni, mentre
la mola a grano appartenva ai Berardi. Le famiglie preminenti
erano i Santoboni, i Braconi, gli Ascani ed i Masini.
Cerdomare
Il
castello di Cerdomare - nelle fonti coeve definito Cerretum
Malum, ossia «Cerreto Cattivo» - fu probabilmente fondato
dai conti di Rieti tra X e XI secolo, nel 1083 fu donato
per metà a Farfa dal conte di Rieti Teudino, che ne
acquisì rapidamente anche l'altra quota, l'anno successivo
quando Erbeo, figlio di Teudino, donò la sua parte.
Da questo momento il castello restò in possesso del
monastero sabino fino agli inizi dell'età moderna.
Nel 1516, infatti, Sisto della Rovere, abate di Farfa,
locò a terza generazione il castello di Cerdomare che
era rimasto con soli 5 focolari, sive bellis urgentibus
sive temporum malignitate, a Giovanni Antonio Orsini,
conte di Gravina, per 180 ducati d'oro. A Cerdomare
intorno alla metà dell'Ottocento esisteva una locanda
di campagna ed una mola a grano di proprietà dei Campitelli.
La piccola chiesa parrocchiale, dedicata a s. Michele
arcangelo, aveva due altari e sotto di essa vivevano
108 persone, ripartite in 23 famiglie, che occupvano
23 abitazioni. I signori erano i marchesi Vincentini
di Rieti. La prima famiglia del paesetto era quella
di Cesare Felli.

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