 |
|
| |
La
fondazione di Marcetelli è abbastanza complessa e mostra
in modo paradigmatico il rapido procedere dei diboscamenti
lungo le pendici dei monti Carseolani, che ebbe un forte
incremento all'indomani della conquista normanna della
valle del Salto, avvenuta poco prima della metà del
XII secolo, e che comportò un profondo mutamento con
la quasi totale sostituzione dell'antico manto vegetazionale,
caratterizzato dal bosco misto, e con l'impianto massiccio
del castagneto da frutto. L'insediamento, dapprima caratterizzato
da nuclei pionieristici, incominciò ad accentrasi intorno
alla metà del XII secolo, come attesta la comparsa nel
1182 della pieve di s. Maria de Massitello, detta nel
1252 de Ilicis, a ricordo del lecceto che doveva contornare
ancora la chiesa, e poi de Villa, per via del villaggio
contadino che poco a volto le era sorto vicino. Da s.
Maria, sempre nel 1252, dipendevano, tra le altre, le
cappelle di s. Lucia, di s. Venanzio e di s. Martino
de Marscitello. Il castello di Marcetelli dovrebbe esser
sorto soltanto sullo scorcio del XII o agli inizi del
XIII secolo forse per rinsaldare quest'area di frontiera,
che generò nel tempo controversie consistenti con Marcetelli
che fu per qualche tempo incluso nel regno meridionale,
per tornare poi in modo definitivo nello stato della
Chiesa. E' possibile che fondatori del castello siano
stati proprio i Mareri interessati a consolidare in
modo stabile i loro possessi nell'area, che in seguito
ne furono per lungo tempo possessori, tranne due brevi
parentesi. La prima con Federico II che privò Tommaso
dei suoi feudi, perché, dopo essere stato un fedele
funzionario imperiale, aveva nel 1247 cambiato partito
cedendo la Romagna, di cui era vicario, al pontefice
sullo scorcio del Duecento. La seconda con Carlo I d'Angiò
che punì i figli di Tommaso, Filippo e Giovanni, per
il convinto appoggio concesso agli svevi. Marcetelli,
fu infeudato il 17 luglio del 1271 ad un fedele provenzale
Guglielmo Accrochemoure, che lo detenne fino al 1278-1279
quando lo rassegnò alla curia angioina. Ridotto allo
stato di casale, privato cioè del nucleo fortificato,
ancor oggi in parte visibile in un colle a meridione
dell'abitato, fu occupato illegittimamente dai fratelli
Pietro e Stefano Colonna e nel maggio del 1284 re Carlo
I impose la sua restituzione al legittimo feudatario
Giacomo de Campaniola. Agli inizi del Trecento i Mareri
riuscirono a tornare in possesso di Marcetelli, che,
pur attraverso le complesse vicende patrimoniali della
famiglia cicolana, venne a far parte dei loro feudi
posti nello stato della Chiesa. Intorno alla metà del
XVI secolo il feudo fu confiscato dalla camera apostolica
a Francesco Mareri, ma la moglie Lavinia Savelli ne
ottenne la restituzione in nome dei quattro figli, Giovanni
Antonio, Giovan Girolamo, Cesare e Marzio. Alla morte
dei primi due, senza eredi, i feudi rimasero a Cesare
e Marzio, che, per aver dato rifugio e protezione a
banditi, fu condannato a morte nell'agosto del 1615
e giustiziato di lì a poco. La condanna comportò il
sequestro di tutti i feudi, ma i figli di Cesare, assieme
a Lelio, figlio naturale di Marzio, riuscirono nel 1623
ad ottenere la loro restituzione. Nel 1655 il castello
di Marcetelli fu venduto al cardinal Barberini per 25.000
scudi da Tommaso Mareri, oberato dai debiti, che ne
possedeva sei once, da Tancredi Mareri che possedeva
tre e mezza e da Angelo e Ottavio Mareri che ne possedevano
le restanti due e mezza. Nel novembre del 1817 con il
definitivo riordinamento dell'assetto territoriale della
delegazione di Rieti, Marcetelli, con 410 abitanti,
era considerato un luogo baronale della baronia di Collalto
nel distretto di Rieti. Subito dopo, il 13 dicembre,
però, il principe don Francesco Barberini rinunciò ai
suoi diritti feudali sul castello. A Marcetelli nel
1853 si vendeva soltanto sale e tabacco, gli abitanti
erano 591, riuniti in 128 famiglie, che occupavano 116
abitazioni. La parrocchiale era dedicata a s. Vincenzo;
la mola a grano apparteneva ai Colombi.

|