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Fassinoro
- Roccaranieri
- S.
Silvestro
Il
castello di Longone appare come già edificato tra X
e XI secolo al tempo dell'abate di Farfa Ugo I (997-1038),
che ne rivendicò il possesso nei confronti dell'abate
di s. Salvatore maggiore Landuino insieme a tutti i
mulini ad acqua ed a uno stazzo edificato con muri per
ospitare le greggi durante l'estate. L'importanza del
castello è dimostrata dal fatto che prima del 1252 era
presente un insediamento di frati francescani, come
attesta il registro delle chiese della diocesi di Rieti
redatto in quell'anno, che ricorda anche le chiese di
s. Maria e dei ss. Cosma e Damiano. Il castello è sempre
rimasto all'interno della signoria di s. Salvatore maggiore.
Nel 1817, al momento della riorganizzazione delo stato
della Chiesa, Longone, prima di divenire dopo un decennio
comune autonomo, era appodiato di Roccasinibalda, con
385 abitanti, nel 1853 saliti a 389, 44 dei quali viventi
in campagna. 82 le famiglie entro 71 case sotto la chiesa
parrocchiale dedicata alla ss. Concezione, ancora presenti
le chiese rurali dei ss. Cosma e Damiano, protettori
del castello e la cui festa era celebrata il 27 settembre,
e di s. Anna. Due le fiere "di molto concorso": una
il 16 maggio; l'altra il 4 ottobre. Nel paese c'erano
quattro ebanisti, due muratori, un medico, un maestro
di scuola, una mola a grano di Napoleoni e una brigata
di gerdameria che vigilava sul vicino confine con il
regno di Napoli. I Tofani erano la famiglia principale.
Fassinoro
In antico Fassinoro si chiamava Porcigliano. La prima
notizia fino ad oggi nota risale al 1252, quando compare
la chiesa di s. Giovanni dipendente da s. Salvatore
maggiore, come il castello. Nel primo Seicento Porcigliano
era un castello murato di 50 fuochi. Nel 1817 fu appodiato
di Belmonte e poi di Longone. Nel 1853 il paesino era
abitato da 335 persone, 26 delle quali abitanti in campagna.
62 le famiglie in 50 case. La famiglia più importante
era la Napoleoni, che possedeva un bel caseggiato. La
piccola chiesa parrocchiale, priva di organo, era dedicata
a s. Leonardo, mentre il santo patrono era s. Biagio.
Nessuna bottega era presente.
Roccaranieri
Il territorio di Roccaranieri era densamente abitato
anche nell'antichità romana. Al di sotto della chiesa
cimiteriale di s. Giovanni battista, nota dal secolo
XI, e nel vicino campo sportivo sono, infatti, stati
rinvenuti reperti associabili ad una villa rustica d'età
romana. Nell'alto medioevo sono attestate forme di insediamento
sparso che avevano il loro polo di gravitazione nella
pieve già ricordata. Nella seconda metà del XII secolo
nell'area si stabilizzo il confine settentrionale del
regno normanno. Per contrastare la spinta espansiva
dei re normanni Federico Barbarossa consolidò la frontiera
attraverso un disegno strategico che prevedeva la fondazione
di insediamenti fortificati. Il compito fu affidato
alla famiglia comitale romagnola dei Cunio, fortemente
filoimperiale. Il conte Ranieri di Cunio fondò, poco
dopo il 1160, il castello che prese il nome da lui a
controllo di una stretta gola del fiume Salto. Non è
noto per quanto tempo i Cunio siano stati i signori
del castello, ma, probabilmente, dopo qualche decennio,
cessate le urgenze di carattere militare, Roccaranieri
fu inserita nella signoria territoriale di s. Salvatore
maggiore. Nel registro dele chiese del 1252 a Roccaranieri
erano presenti s. Giovanni e s. Pietro, costruita nel
castello. Nel primo Seicento i fuochi di Roccaranieri
assommavano a cento, tanto da farne l'insedamento più
importante della signoria di s. Salvatore maggiore.
Nel 1817 Roccranieri, che contava 344 abitanti, divenne
appodiato di Belmonte e poi di Longone, quando quest'ultimo
divenne comune autonomo. Nel 1853 gli abitanti erano
saliti a 459, 78 dei quali residenti in campagna. 78
case per 81 famiglie, le più importanti delle quali
erano i Mattioni e i Longhi. La chiesa parrochiale,
stretta e senza organo era dedicata a s. Pietro. Nell'abitato
spiccava ancora la presenza della rocca originaria.
S. Silvestro
L'attuale S. Silvestro deriva da un insediamento aperto
medievale che le fonti chiamavano villa Ulmorum, il
"villaggio degli Olmi", di cui la chiesa di s. Silvestro
era il punto di riferimento. La prima attestazione risale
al 1252. Gradualmente il nome del santo divenne prevalente
ed il villaggo degli Olmi finì per mutare nome. Nel
primo Seicento la villa Ulmorum aveva con Grotti 50
fuochi. Nel 1817 S. Silvestro, con 280 abitanti, era
appodiato di Belmonte. Divenuto appodiato di Longone,
nel 1853 la popolazione era composta da 349 persone,
che formavano 73 famiglie, i Benedetti la più importante,
in 73 case. La chiesa parrocchiale dedicata a s. Silvestro
era senza organo, mentre la festa patronale era in onore
di s. Antonio. Presenti due botteghe di ferri lavorati,
una di merci diverse, un muratore, un ebanista, un sarto,
una buona farmacia ed una mola a grano di Sinibaldi.

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