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Il
castello di Labro fa parte di quel gruppo di insediamenti
fortificati fondati per iniziativa signorile tra X e
XI secolo sulle pendici sudovest delle montagne del
gruppo del Terminillo. Merito della fondazione fu della
consorteria dei Nobili che presero il nome eponimo dal
loro castrum. E' probabile che la consorteria dovesse
per qualche verso avere legami di sangue con i conti
di Rieti ed i loro parenti conti dei Marsi, grandi incastellatori
dell'area appenninica occidentale. Il castello fu poi
inglobato per un determinato periodo di tempo nel contado
reatino prima di essere ceduto ai Vitelleschi nel Rinascimento.
L'attuale impianto risale nelle sue linee essenziali
alla metà del Quattrocento, quando il castello, ritenuto
troppo ampio e difficilmente difendibile sia dalla consorteria
dei Nobili sia dagli abitanti, fu abbattuto con l'autorizzazione
del comune reatino e le case, una quarantina, ricostruite
addossate le une alle altre, per una popolazione grosso
modo di 200 persone. Più tardi i Vitelleschi trasformarono
la rocca in un castello-palazzo, più volte rimaneggiato
e restaurato, anche troppo pesantemente. Nel 1817, con
la definitiva sistemazione dell'assetto della delegazione
di Rieti, il comune di Labro con 814 abitanti entrò
a far parte del governatorato di Poggio Bustone. Intorno
alla metà del XIX secolo Labro contava 1237 anime, divise
in 259 famiglie che occupavano 233 abitazioni, con 980
persone che soggiornavano in campagna e soltanto 237
nel paese. Qui erano presenti una pizzicheria, delle
osterie, un macello, un forno, una rivendita di sali
e tabacchi. Vi risiedevano anche cinque muratori, tre
ebanisti, alcuni calzolai, alcuni carrettieri ed una
bottega di ferri lavorati. Presente un medico-chirurgo
e, fuori dell'abitato, esisteva l'unica mola a grano
di proprietà Marcucci. Il paese era suddiviso in due
parrocchie: una di s. Maria Maddalena, rurale, con 634
persone, divise in 127 famiglie abitanti in 106 case;
l'altra di s. Maria Maggiore, con 603 abitanti, divisi
in 132 famiglie entro 127 case.
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