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Forano
 

Gavignano

Le prime notizie sul castello di Forano risalgono all'XI secolo. Non è chiaro il ruolo svolto da Farfa nelle sue origini, dato che in un elenco di beni sottratti al monastero redatto probabilmente poco prima della metà del secolo XI si trova registrato il castello di Forano, usurpato con tutte le pertinenze da Rainerio di Crescenzo e Trasone di Giovanni de Corvo. Il castello venne recuperato sotto il governo dell'abate Berardo I, che lo concesse in locazione a terza generazione. Agli inizi del secolo XII, dopo una serie di aspri confronti che comportarono l'incendio di alcuni castra lungo la valle tiberina, Farfa recuperò le quote di cosignoria concesse del castello di Forano e di quello vicino di Colle Nero, ma già nel 1198 i due castelli non erano più compresi tra i possessi del monastero. Non si hanno molte altre notizie sul castello di Forano, divenuto nel tempo comune rurale. I suoi uomini nel 1278 giurarono fedeltà a papa Niccolò III. Agli inizi del XIV secolo signore di Forano era Tebaldo di Sant'Eustachio. Molto intererssanti al contrario le vicende del castello scomparso di Colle Nero, che sullo scorcio del XII secolo corrispondeva alla Chiesa un censo annuo di sei libbre di provisini. Il castello era stato locato agli inizi del XIII secolo alla famiglia nobile romana degli Iaquinti. Nel 1266, alla morte di Riccardo di Pietro Iaquinti, che aveva sposato una sorella del rettore di Sabina, il cardinal Giovan Gaetano Orsini, e del figlio Pietro, il castello di Collenero, che, prout loci dicebant homines, era stato locato soltanto a vita agli Iaquinti, doveva tornare in possesso della curia romana, dato che lo stesso Riccardo, nel suo testamento, aveva riconosciuto i diritti della chiesa sul castello, a lungo occultati. Il papa, per evitare che Collenero fosse occupato con la violenza, aveva inviato uno dei suoi cappellani a prenderne possesso. L'aspro confronto tra il papa Clemente IV ed il cardinale Orsini fu risolto dalla nascita di un figlio postumo al quale venne dato il nome di Pietro. Il figlio di Pietro postumo, Riccardo, agli inizi di XIV secolo tentò di imporre la sua egemonia su parte della Sabina per creare una signoria territoriale ampia e coesa, ma il suo disegno fallì per la forte opposizione che Tebaldo di Sant'Eustachio oppose alla sua realizzazione. Fallimento sanzionato dalla sottoscrizione di una pace generale sottoscritta nel 1319 a Vescovìo nella chiesa cattedrale, che segnava nei fatti, se non nelle forme, l'inarrestabile declino delle fortune degli Iaquinti e la crisi del loro castello, abbandonato verso la metà del secolo. Ribellatosi alla Chiesa, Forano si sottomise spontaneamente nel 1347 a Cola di Rienzo accettando un podestà e rettore da lui nominato. Sullo scorcio del secolo, il castello fu tolto ai Sant'Eustachio da Luca Savelli. Nel 1410 il possesso di Forano fu formalmente riconosciuto a Battista Savelli. Con il testamento del 1445 Battista Savelli lasciò Forano al figlio minore Giacomo. Durante la sua signoria il feudo gli fu confiscato dalla camera apostolica per ordine di Pio II, in conseguenza del fatto che il Savelli si era schierato con gli angioini nella vertenza per il regno di Napoli. Forano fu rivenduto nel 1463 a mons. Giorgio Cesarini, che si era associato per l'occasione con i fratelli della Valle, e a Marcello Rustici. Due anni dopo, però, i Savelli tornarono in possesso del feudo e nel 1473 Filippo concesse gli statuti ai foranesi con elencate le molteplici prestazioni in natura pretese dagli abitanti del castello. Alessandro VI confiscò il castello nel 1501 infeudandolo a Giovanni Paolo Orsini. Due anni dopo, morto il pontefice, i Savelli ne tornarono in possesso. Nel 1579 a causa dei forti debiti accumulati Onorio Savelli fu costretto a vendere Forano al conte Michelangelo Spada, i cui eredi nel 1584 lo retrovendettero ai Savelli, che, nel 1599, per fronteggiare un nuovo pesante deficit finanziario, furono costretti a cederlo in modo definitivo agli Strozzi. La nobie famiglia fiorentina fece ristrutturare ed ampliare il palazzo demolendo l'antica rocca. Tra il 1675 e il 1682, il duca Luigi Strozzi, diede l'avvio ad una profonda ristrutturazione urbanistica dell'abitato facendo costruire la nuova chiesa parrochiale dedicata alla ss. Trinità, al posto dell'antica s. Maria che trasformò in cappella privata. Il palazzo fu poi venduto nel 1886 ai Sauve. Con motu proprio del 22 aprile del 1698, Innocenzo XII eresse a principato il marchesato di Forano in favore di Ludovico Strozzi, duca di Bagnoli, e dei suoi successori. Il 23 ottobre del 1816 il duca don Ferdinando Majorca Strozzi rinunciò ai suoi diritti feudali sul castello. Forano, governo e distretto di Poggio Mirteto, nel 1817 era abitato da 568 persone, che nel 1853 erano ascese a 776, soltanto 3 delle quali vivevano in campagna. Le famiglie erano 147, altrettante le case. Nel paese c'erano un'osteria, un caffè, una rivendita di sali e tabacchi, una bottega di merci e di tessuti, tre di ferri lavorati, un falegname, dei calzolai, otto trasporti con cavalli, un "misuratore di fabbriche" e un medico.

Gavignano
L'area di Gavignano era già densamente occupata in età romana. Molte sono le aree che hanno restituito reperti archeologici di notevole interesse, inquadrabili cronologicamente in età romana. Lo stesso luogo dove è poi sorto l'abitato medievale era occupato in antico da strutture pertinenti probabilmente ad una villa rustica romana della fine della repubblica o dei primi anni dell'età imperiale. Oltre ai materiali visibili nei pressi dei resti dell'antica porta castrale, recenti lavori di rifacimento del pavimento della chiesa parrocchiale di s. Maria assunta hanno riportato in luce due muri in opera quasi-reticolata costruita con blocchetti non ben squadrati di calcare locale ed un cunicolo. La zona fu fittamente popolata anche durante i primi secoli dell'alto medioevo e qui si intrecciarono tanto i beni posseduti da Farfa, quanto quelli pertinenti alla Chiesa romana. Il castello di Gavignano fu fondato tra X e XI secolo, sullo scorcio del quale Farfa aveva dato avvio ad una sistematica acquisizione di beni sia all'interno, sia all'esterno del castrum, che controllava un importante scalo fluviale sul Tevere. Le notizie su Gavignano sono totalmente assenti per oltre un secolo, durante il quale sembra che signori del castello divenissero i conti di Cunio, un piccolo castello nei pressi di Faenza. Questi nobili romagnoli sembra siano scesi in Sabina al seguito di Federico I nella seconda metà del XII secolo. La loro signoria su Gavignano durò fino agli inizi del Quattrocento quando, approfittando delle loro sfortune romagnole, al loro posto si insediarono gli Orsini. Alla signoria si alternarono vari rami della famiglia baronale romana finché nel 1601 fu venduto a Paolo Emilio Cesi. Pier Donato Cesi lo vendette nel 1697 al marchese Guido Vaini. Il 18 marzo del 1739, autorizzato da un chirografo di Cleente XII, Girolamo Vaini vendette il feudo, subito dopo eretto a marchesato, ad Antonio Simnetti da Castelnuovo di Farfa. Il 19 ottobre del 1816 il marchese Filippo Simonetti rinunciò ai suoi diritti feudali su Gavignano, che, con 137 abitanti fu appodiato di Forano. Nel 1853 gli abitanti erano saliti a 172 anime, 68 delle quali abitanti in campagna. 40 le famiglie, 35 le case. Nessuna bottega all'interno del paese, ma soltanto un'osteria.