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S.
Lorenzo in Fano o in Vallibus presso Marmosedio
- Il
castello di Rascino
- La
rocca Odorisii - Poggio Poponesco
Nel
territorio di Fiamignano sono presenti un buon numero
di resti pertinenti ad antiche strutture in opera poligonale,
in gran parte di origine templare, risalenti approssimativamente
come momento iniziale intorno la IV-III secolo a.C.,
al momento quindi della romanizzazione.
S.
Angelo in Cacumine
Risalendo da Fiamignano verso il piano dell'Aquilente
e raggiunto il valico sulla sinistra in mezzo ad una
pineta recente si trova la chiesetta di s. Angelo in
Cacumine. Il piccolo edificio religioso sorge su di
un recinto delimitato da tre tratti di mura in opera
poligonale, di cui il più lungo, quello meridionale,
è crollato nella parte centrale. A monte si scorgono
le tre celle del tempio. Murato nella chiesetta, ma
ora trasportato nella sede comunale, era un piccolo
cippo iscritto tardorepubblicano di estremo interesse
per ricostruire la vita sociale e le strutture insediative
dell'area.
S.
Lorenzo in Fano o in Vallibus presso Marmosedio
Il monastero di S. Lorenzo in Fano, che non deve essere
confuso con il monastero omonimo che era situato presso
Montereale, nell'attuale Aquilano, detto anche de Vallibus,
è ricordato per la prima volta nel privilegio che papa
Anastasio IV concesse al vescovo di Rieti Dodone nel
1153 per riconfermare e delimitare attraverso la menzione
di pieve, chiese, cappelle e monasteri il territorio
soggetto alla giurisdizione dell'episcopio reatino.
Se questa costituisce la prima attestazione dell'insediamento
nelle fonti scritte, ovviamente la sua fondazione è
certamente più antica, anche se non è facile fissare
con precisione l'epoca della sua fondazione. Anche il
monastero di s. Lorenzo in Fano è stato costruito su
di un tratto di mura in opera poligonale di probabile
origine romana, non è chiaro però se si trattassero
di strutture pertinenti ad un santuario, come farebbe
presuporre il toponimo "Fano", o ad una struttura produttiva,
villa o fattoria, e questo potrebbe far ritenere una
costruzione abbastanza precoce del monastero. Anche
la chiesa di s. Stefano di Riotorto sorge su strutture
realizzate in opera poligonale.
Il castello di Rascino
Il castello di Rascino sorge a circa 1200 m su di un
bacino carsico intermontano parzialmente occupato dall'omonimo
laghetto. Questo insediamento in quota è molto articolato
e si sviluppa in due nuclei abitativi, uno in alto intorno
alla rocca, costituito da una cinquantina di abitazioni
molto elementari, ricavate per gran parte regolando
la roccia affiorante e formate spesso da un solo ambiente,
mentre per la copertura dovevano essere utilizzate assicelle
lignee o fasci di erbe palustri. Un'altro in basso,
di minor dimensione, ma con alcune case maggiormente
articolate e con l'alzato formato da muri di ciottoli
calcarei legati da malta molto povera, formatosi non
lontano dall'antica pieve di s. Maria, nota a partire
dal XIII secolo e crollata soltanto nel secolo scorso,
della quale restano soltanto dei ruderi. Il castello
di Rascino ha avuto una storia abbastanza effimera.
Fondato tra XI e XII secolo, nella seconda metà del
XIII, dopo un aspro confronto con i locali signori,
patecipò alla fondazione dell'Aquila e fu incorporato
nel suo contado. Nel Trecento fu incendiato due volte
ed alla fine del secolo fu abbandonato. L'emigrazione
degli abitanti però non fu totale, dato che l'insediamento
si trasformò da stabile in temporaneo, utilizzato soltanto
nei mesi estivi per la pratica della pastorizia transumante
e delle colture cerealicole.
La rocca Odorisii
Lungo la strada che da Rascino scende verso S. Lucia
di Fiamignano, prima della deviazione per la fonte dell'Ospedale,
sulla sinistra su di una altura rocciosa che conserva
ancora oggi il toponimo sorgeva la Rocca Odorisii, un
piccolo insediamento fortificato del quale restano soltanto
parti dell'apparato fortificatorio. La rocca ebbe, di
fondazione signorile, ebbe una vita molto effimera e,
al contrario di quanto avvenuto per Rascino, non fu
inglobata dal contado aquilano, ma fu invece inserita
nella baronia di Corvaro.
Poggio
Poponesco
Il castello di Poggio Poponesco non sembra, in apparenza,
essere ricordato nel Catalogus baronum del 1150. Probabilmente
va identificato con il podium che è citato tra i feudi
in capite detenuti da Rainaldo di Sinibaldo. Poggio
Poponesco fu uno degli insediamenti fortificati di maggior
rilevanza dell'intero Cicolano e fece parte della signoria
dei Mareri. Sequestrato alla famiglia per la ribellione
di Giovanni, seguace di Corradino e degli svevi, nel
1269 fu reso da Roberto di Bari a Pietro Colonna, che
lo detenne fino al 1276 quando morì ed il castello fu
confermato da Carlo I d'Angiò ai suoi figli Stefano
e Pietro, insieme agli altri feudi di Poggio Valle,
Sambuco, Poggio Viano, Radicaro, Rocca Alberici, Gamagna
e ad un terzo di Rocca de suptus. Tornò successivamente
ai Mareri. Secondo una tradizione locale, non supportata
però da prove inoppugnabili, il castello di Poggio Poponesco
avrebbe dato i natali a s. Cleridona - detta poi s.
Chelidonia - intorno al 1077. Le fonti sono però più
generiche ed attribuiscono ad un oppidum del Cicolano
non specificato il luogo di nascita di S. Cleridona,
da dove poi si trasferì in una spelonca dei Monti Simbruini,
due miglia a nordest di Subiaco per condurvi vita eremitica.
Intorno al castello di Poggio Poponesco era presente
una densa nebulosa di insediamenti aperti le "ville",
la più importante delle quali, Fiamignano, ricordata
a partire dal XIV secolo divenne gradualmente sempre
più importante fino a diventare il baricentro economico,
politico e sociale dell'area.

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