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S.
Salvatore maggiore - Cenciara
- Pratoianni
- Vaccareccia
Nulla
si sa sulle origini e sulle prime vicende del castello
di Concerviano, o Collis Cerviani come riportano le
fonti. Anche in questo caso le notizie risalgono soltanto
al XIII secolo. Nel 1252 le chiese di Concerviano erano
s. Nicola, s. Egidio e s. Andrea, ad attestare un popolamento
abbastanza consistente dell'area. Nel tardo medioevo
dal territorio di Concerviano, che doveva essere coperto
in prevalenza da boschi, venivano importate a Rieti
consistenti quantità di cenere, che aveva i più svariati
usi, e di legname lavorato, in particolare contenitori
per il mosto o per il vino. Attestato anche l'allevamento
dei porci Nel primo Seicento i fuochi del castello erano
circa 50. Nel 1817, con 236 abitanti, era appodiato
di Roccasinibalda. Divenuto comune autonomo, nel 1853
gli abitanti erano saliti a 261, 44 ei quali abitavano
in campagna, per complessive 45 famiglie in 44 case.
Tra di esse le preminenti quella dei De Angelis, definita
assai ricca, e quella del cavalier Severi, che però
non risiedeva a Concerviano. Secondo il Palmieri la
piazza era "piuttosto graziosa con buone fabbriche".
Nel paese erano presenti una bottega di ferri lavorati,
la rivendita di sali e tabacchi ed una mola a grano
di Mignani. In campagna esisteva un albergo, probabilmente
nella valle del Salto, fiume che veniva attraversato
per mezzo di un ponte di legno.
S.
Salvatore maggiore
Su di un pianoro tra Concerviano e Longone si ergono
le rovine dell'abbazia benedettina altomedievale di
s. Salvatore Maggiore, definito in tal modo per distinguerla
da s. Salvatore Minore presso Scandriglia. L'abbazia
fu fondata nel 735, in un momneto di grande fortuna
per i monasteri nel regno longobardo, ed ebbe un rapido
impulso sulla scia della più potente Farfa. Abbazia
imperiale anch'essa ampliò molto i confini dei suoi
possessi, particolarmente consistenti, oltre che nel
Reatino, in Sabina, nelle Marche, in Abruzzo e nella
stessa Roma. Essa costituì una vera signoria territoriale
a cavaliere tra le vallate del Salto e del Turano. Nell'891
fu presa ed incendiata dai saraceni. Ricostruita con
qualche difficoltà nel secolo successivo si schierò
con gli imperatori contro i papi nella lotta per le
investiture. Con il concordato di Worms, s. Salvatore
fu inglobato nel nascente stato della Chiesa, anche
se dopo forti resistenze e vari tentativi di introdurvi
la riforma cistercense falliti per l'opposizione della
locale nobiltà rurale. Dalla metà del XII secolo, con
lo stanziamento dei normanni nella valle del Salto,
l'abbazia assunse un ruolo di frontiera, per certi aspetti
profondamente ambiguo, mediando tra le varie posizione
e modificando accortamente le proprie strategie in funzione
del mutar degli accadimenti in quest'area posta ai margini
del comitato reatino. Dagli inizi del Trecento l'abbazia
fu investita da profondi sconvolgimenti sociali, assaltata
ed in parte semidistrutta sotto l'incalzare della spinta
del comune reatino, in associazione con i de Romania,
che cercava di ampliare il proprio comitato. Frustrati
questi tentativi che comportarono la distruzione dell'archivio
abbaziale, s. Salvatore non riuscì a ritornare al'antico
splendore. Da questo momento, infatti, ebbe inizio la
profonda decadenza del monastero benedettino, gradualmente
svuotato di possessi e di potere, finché nel 1399 Bonifacio
IX lo trasformò in commenda. In seguito Urbano VIII
soppresse l'abbazia unendola a Farfa. Divenuto poi luogo
di villeggiatura per i seminaristi di Rieti e di Poggio
Mirteto, fu abbandonata negli anni '60. Attualmente
è stata acquisita dal comune di Concerviano ed è in
fase di restauro.
Cenciara
Nel 1252 le chiese de Cinçalia erano s. Nicola, s. Egidio
e s. Lorenzo e queste sembrano essere le prime notizie
sull'insediamento, da allora sempre legato al monastero
di s. Salvatore maggiore. Nel 1817 Cenciara, con 92
abitanti, era appodiato di Belmonte, per poi passare
sotto Concerviano. Nel 1853 gli abitanti erano 132,
17 dei quali soggiornavano in campagna. 21 le famiglie,
altrettante le case. La chiesa parrocchiale, priva di
organo, era dedicata a s. Egidio. La famiglia più ricca
era la Belardinetti. Presente soltanto una mola a grano.
Pratoianni
Le prime notizie sul piccolo castello non sono anteriori
al XIII secolo. Nel 1252 è attestata, infatti, la chiesa
di s. Giovanni de Prato Iohannis, che rende chiara anche
l'origine del toponimo, "Il prato di Giovanni". Da allora
l'insediamento fortificato seguì tutte le vicende dell'abazia
di s. Salvatore maggiore. Nel primo Seicento i fuochi
del castello erano 35. Nel 1817 Pratoianni, con 141
abitanti, divenne appodiato di Roccasinibalda e successivamente
di Concerviano. Nel 1853 Pratoianni, popolato in gran
parte da pastori, contava 225 anime, delle quali soltanto
9 risiedevano in campagna, ripartite in 38 famiglie,
che abitavano in 33 case. La chiesa parrocchiale, priva
d'organo, era dedicata a s. Lorenzo. L'unica mola a
grano era dei Chiarinelli. Nel paesetto si vendevano
soltanto sale e tabacchi e c'erano un muratore ed un
calderaio. La famiglia più importante era quella dei
Felizzoli.
Vaccareccia
Anche per Vaccareccia le prime notizie non sono anteriori
al XIII secolo. Nel più volte citato registro del 1252
viene ricordata una cappella de Baccarecça non meglio
identificata che attesta comunque la presenza del villaggio,
che, com'è facilmente intuibile, trae il nome dalla
esistenza nella zona di molti bovini. Nel primo Seicento
i fuochi del villaggio erano circa 35. Nel 1817 Vaccareccia,
con 228 abitanti, divenne appodiato di Roccasinibalda
e successivamente di Concerviano.Poco dopo la metà dell'Ottocento
il villaggio si articolava intorno ad una piazzetta
dove c'era l'unica bottega che rivendeva sali e tabacchi.
I suoi abitanti, quasi tutti pastori, anche se erano
presenti un sarto ed un muratore, ascendevano a 246,
uniti in 59 famiglie, 59 le case. La prima famiglia
i Rogai. la mola a grano era nel territorio. La piccola
chiesa parrocchiale era dedicata a s. Vittorino.

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