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Colli sul Velino
 

La torre di Morro Vecchio

Le Grotte di s. Nicola
La tradizione ha individuato nelle strutture antiche poste in località Grotte di s. Nicola una delle due ville appartenute al senatore reatino Quinto Assio e ricordate dal grande erudito reatino Marco Terenzio Varrone nel I secolo a.C. La prima era posta nei pressi di un'ansa del Velino, ad angulum Velini, la seconda in Rosea. Quest'ultima era particolarmente raffinata, dato che nella sua costruzione era stato utilizzato legno di cedro, mentre per le decorazioni erano stati usati stucchi, legni dorati, minio, color azzurro ed i pavimenti erano stati decorati con mosaici. Questa individuazione non nasce da elementi certi, ma da una tradizione erudita che dal Rinascimento tenderà ad identificare le principali strutture d'epoca romana conservatesi nel tempo in Sabina e nel Reatino con le residenze o le terme di imperatori o di senatori, o comunque di personaggi celebri legati più o meno strettamente con la Sabina. Una rappresentazione mentale della villa rustica romana in totale disaccordo con la carenza di dati certi e senza il supporto di indagini condotte scientificamente. Il complesso delle Grotte di s. Nicola si inserisce perfettamente nella tradizione scenografica delle ville e degli edifici monumentali, costruiti generalmente nella Sabina reatina tra la fine della repubblica ed i primi decenni dell'impero. La parte della sostruzione ancor oggi conservata è lunga circa 130 m per una altezza massima di poco più di 8 m e si articola in una serie di nicchioni, almeno sette, profondi un metro e mezzo circa e divisi da pilastri in blocchetti di calcare abbastanza regolari. Il paramento delle nicchie è in opera quasi-reticolata, le volte sono invece in opera a sacco. Nella parte superiore delle nicchie si aprivano delle finestrelle, mentre altre bucature a gola di lupo erano state aperte in corrispondenza dei pilastri e servivano probabilmente a dar luce al criptoportico retrostante, messo in evidenza durante recenti lavori di restauro e di consolidamento, peraltro non completati. Una serie di ambienti sotterranei, conserve d'acqua e cunicoli, sono presenti all'interno del terrazzamento ed erano ancora ben praticabili agli inizi del secolo.

La torre di Morro Vecchio
Sempre nel territorio di Colli sul Velino esiste un'altra emergenza di particolare valore; si tratta della torre di Morro Vecchio che domina la parte settentrionale della piana reatina. Questo insediamento fortificato in effetti non ha storia, dato che nel Cinquecento, quando appare la sua prima rappresentazione iconografica, esso veniva definito semplicemente 'Muro Vecchio' E' probabile che questo castello sia appartenuto ai nobili di Labro, che hanno esercitato in questa zona una forte egemonia per tutto il medioevo. Il sito riveste particolare importanza da un punto di vista archeologico sia perché abbastanza ben conservato nelle strutture, sia perché, dalle ricognizioni archeologiche di superficie si sono individuate ceramiche invetriate di XI secolo di produzione romana e scorie di fusione. Recenti saggi di scavo sul sito hanno consentito di individuare con maggior chiarezza le fasi di abbandono dell'insediamento, probabilmente in connessione con il nuovo impaludamento della piana reatina.