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Il toponimo Collis Iovis, ossia "Colle di Giove",
compare per la prima volta nel 1252 nel registro di
chiese presenti nel teritorio della diocesi di Rieti
fatto redigere dal vescovo riformatore Tommaso, che
ricordava come la cappella di s. Maria, dipendente da
s. Gregorio di Collato, dovesse al vescovo di Rieti
un censo annuo di nove provisini. L'etimologia del nome
sembra indicare la preesitenza di un culto pagano dedicato
a Giove, peraltro molto comune nella zona, dove è attestato
epigraficamente il culto di Giove Cacuno. Inoltre nella
zona sono stati segnalati diversi trovamenti di reperti
archeologici ascrivibili, se i dati delle segnalazioni
ono atendibili, ad età romana. Su quando sia stato fondato
Collegiove non possibile avanzare ipotesi attendibili.
E' probabile che in una prima fase l'insediamento sia
stato caratterizzato da forme scarsamente accentrate
e soltanto in un secondo momento, tra XII e XIII secolo,
al momento dell'articolazione della signoria dei Collalto
sulla zona, i nuovi signori abbiano provveduto ad accentrare
la popolazione in un sito castrale. Da quel momento
in oi le vicende di Nespolo seguono quelle della baronia.
Nel novembre del 1817 con il definitivo riordinamento
dell'assetto territoriale della delegazione di Rieti,
Collegiove era considerato un luogo baronale della baronia
di Collalto, con 335 abitanti. Alla metà dell'Ottocento
il paese era invece popolato da 427 anime, 4 delle quali
in campagna. 126 le famiglie che abitavano entro 92
case. La parrocchiale era dedicata a s. Antonio. Presenti
una osteria, un macello, la solita rivendita di sale
e di tabacchi ed una bottega di ferri lavorati. Esistevano
anche dei muratori, degli ebanisti ed un sarto.
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