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Collalto Sabino
 

Il castello di Collalto fu fondato con un certo ritardo rispetto agli altri insediamenti fortificati della zona, probabilmente nel XII secolo, forse per la posizione geografica climaticamente sfavorevole, anche se militarmente importante. Dal Duecento la posizione del castello, a confine tra lo stato della chiesa ed il regno di Napoli, divenne strategicamente rilevante ed incominciarono ad apparire i primi domini che ne avevano assunto il nome, i Collalto, che dettero vita ad una signoria territoriale, trasformatasi poi, sullo scorcio del Trecento, in baronia, estesa a cavaliere dei monti Carseolani e protesa nella valle del Salto senza tener troppo conto del confine tra i due stati, con i Collalto che nella seconda metà del XIII secolo ebbero strette relazioni con gli angioini. Perduta dai Collalto, la baronia, sequestrata a Battista da Collalto da Federico I d'Aragona per essersi ribellato, finì ai Savelli nel 1499. Nel 1564 Cristoforo Savelli, a causa degli ingenti debiti contratti, fu costretto a vendere la baronia, che comprendeva soltanto Collegiove, Nespolo, Paganico, Ricetto e S. Lorenzo, al suocero Roberto Strozzi, che nel 1568 la rivendette ad Alfonso Soderini. Nel 1641 il Nipote Nicola cedette la baronia al cardinale Francesco Barberini. Le più antiche testimonianze archeologiche relative all'insediamento umano sono costituite da un certo numero di buche di palo probabilmente pertinenti ad una palizzata difensiva. Questo primo apparato fortificatorio molto semplificato venne sostituito all'inizio del XIII secolo con una cinta muraria che comprendeva una torre, mentre una profonda trasformazione venne realizzata alla fine del XIV secolo, che innescò anche riorganizzazioni nel borgo cresciuto al di sotto della fortezza, che nel Quattrocento venne munito di mura. Nella seconda metà del XVI secolo, per impulso di Alfonso Soderini, fu completamente ristrutturato il palazzo baronale che assunse nell'impianto i caratteri generali ancor oggi sopravvissuti, pur attraverso notevoli rimaneggiamenti, e rimessi bene in luce dal recente restauro. Nello stesso tempo anche la rocca adiacente al palazzo fu completamente trasformata in fortezza d'artiglieria ad indicare un complesso progetto di presenza militare che travalicava la semplice difesa della residenza baronale, per assumere un ruolo di maggior rilievo legato forse anche al confine pontificio, a coronare un periodo di mutamento delle funzioni politiche e della configurazione territoriale della baronia. La rocca conserva ancora l'aspetto sei-settecentesco, ultimo periodo di utilizzazione a scopi militari, e si articola su di una torre quadrata centrale, due torri angolari rotonde, una serie di garitte, di baluardi e di postazioni per artiglierie di diverso calibro e si raccorda con delle scalinate alle due ali del palazzo baronale, disposto su tre livelli, la cui fronte principale, fiancheggiata da due torrioni rettangolari, si affaccia sull'abitato, rimaneggiamenti in gran parte dovuti all'opera del cardinale Francesco Barberini che nel 1705 aveva comprato la baronia dal fratello Urbano. Nel novembre del 1817 con il definitivo riordinamento dell'assetto territoriale della delegazione di Rieti, Collalto, con 424 abitanti, era considerato un luogo baronale del distretto di Rieti. Subito dopo, il 13 dicembre, però, il principe don Francesco Barberini rinunciò ai suoi diritti feudali sul castello e sull'intera baronia. Questi consistevano in diritti di pascolo invernale e di ghiandatico sui terreni di tutti i cittadini; in un contributo di 10 scudi annui da ogni paese a titolo di "pagarelle" e di 12 scudi ogni 7 anni a titolo di "calcara", ma in realtà le somme erano maggiori. Non potevano essere stipulati contratti di compra-vendita senza la licenza del principe, al quale doveva essere corrisposta una tassa pari all'8% della stima del valore dei beni oggetto di transazione. Il principe diveniva proprietario dei beni mobili e immobili di tutti coloro che morivano senza eredi diretti; beni che potevano essere reinvestiti ai parenti più prossimi previa corresponsione del 30% del loro valore. Nel caso poi di figlie eredi uniche, veniva accordata loro una dote di 60 scudi, mentre venivano reinvestite dei beni dell'asse paterno, alleggeriti da un prelievo del 30%. In alcuni paesi della baronia era rimasta ancora in vigore la consuetudine delle regalie, con ogni famiglia che doveva "regalare" al principe una gallina e la spalla del maiale ucciso durante l'inverno. Collalto, intorno alla metà dell'Ottocento, aveva una popolazione di 722 persone, delle quali 111 vivevano in campagna. 138 le famiglie che vivevano in 124 abitazioni sotto l'unica parrocchia di s. Gregorio. Nel paese, suddiviso nelle contrade di piazza della Chiesa e piazza Comunale, era presente anche la chiesetta privata di s. Domenico di proprietà di Luigi Gialioni. Le feste popolari venivano celebrate il 10 agosto, in occasione di s. Lorenzo, ed il 16 dello stesso mese per s. Rocco, a ricordo probabilmente di qualche pestilenza che il santo taumaturgo aveva, nell'immaginario collettivo, contribuito a fugare. Il medico era di scavalco e percepiva uno stipendio parte in denaro - 15 scudi annui -, parte in natura - 20 coppe di grano -, la farmacia era dei Latini. Presenti una bottega di ferri lavorati, una rivendita di sali e tabacchi, un ferraro, un calzolaio, due sarti ed una mola a grano appartenente al principe del Drago.