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Nel territorio del comune di Cittareale l'emergenza
archeologica più importante è senza dubbio l'area sulla
quale sorgeva il vicus Phalacrinae, definito modicus,
cioè piccolo, da Strabone. La fama del villaggio è dovuta
principalmente al fatto che il 17 novembre del 9 d.C.
vi era nato Vespasiano. Ricordato sia dall'itinerario
di Antonino che dalla tabula peutingeriana, il villaggio,
pur con una forte accentuazione del carattere sparso
dell'insediamento, sopravvisse anche nell'alto medioevo
e divenne un centro di riorganizzazione agraria legato
ai gruppi dirigenti longobardi. Sono ricordati, a conferma
della presenza di forme di potere istituzionale, gli
scabini di Falacrine, una funzione pubblica istituita
in seguito ad una riforma giudiziaria introdotta da
Carlomagno, sostituendo gli assessori occasionali dei
tribunali con assessori permanenti e qualificati, gli
scabini appunto. Da ricordare anche nei pressi delle
sorgenti del Velino il santuario della Madonna di Capo
d'Acqua, legato al ritrovamento miracoloso di una immagine
raffigurante la Vergine. La statuetta in argilla sarebbe
stata ritrovata tra X e XI secolo da una pastorella
chinatasi a bere alle fonti del fiume. Al di là della
contaminazione leggendaria, che potrebbe anche nascondere
il tentativo di cristianizzare un precedente culto pagano
legato alle sorgenti del fiume, la pieve di s. Maria
in capite aquae è ricordata per la prima volta nel privilegio
di Anastasio IV del 1153 ed in quello di Lucio III del
1182 ad attestare che nella zona esistevano forme di
insediamento sparso. La fondazione di Cittareale è normalmente,
quanto fallacemente, attribuita a re Manfredi nel 1261.
La fondazione è invece stata compiuta nel 1329 ad opera
di re Roberto d'Angiò dal quale prese il nome, con l'intento
di contrastare le spinte espansive dei comuni di Cascia
e di Norcia, posti nello stato della Chiesa. Per agevolare
l'afflusso dei nuovi abitanti furono concesse agevolazioni
ed esenzioni fiscali per 15 anni. Dapprima terra regia,
nel 1421 Cittareale venne annessa al contado aquilano
dalla regina Giovanna II, che accolse le richieste degli
abitanti della città abruzzese che sostenevano di possederla
da tempo. L'incorporazione nel quarto di s. Pietro extra
avvenne non senza contrasti e dovette essere riconfermata
da re Ferrante nel 1458, questa volta con l'esplicita
menzione del mero e misto imperio e della potestas gladii,
e da re Federico nel 1496. Nel Cinquecento venne infeudata
ai Vitelli, come Amatrice. Nel 1613 Cittareale venne
eretta a ducato e infeudata alla famiglia spagnola degli
Idiasquez. A livello fiscale Cittareale aveva nel 1488
71 "fuochi". Nel 1508 i "fuochi" accesi erano 68 e 8
quelli spenti per una popolazione complessiva di 390
abitanti. Nel 1532 i "fuochi" erano 114, nel 1545 196,
nel 1561 230, nel 1595 308, nel 1648 290, nel 1665 229½,
nel 1669 256, nel 1688 231, come nel 1702, mentre si
ridussero a 155 nel 1737. Agli inizi dell'Ottocento
a Cittareale erano presenti manifatture di vasellame,
si usava il pane di solo frumento, salvo nelle annate
di carestia, quando i più indigenti erano costretti
a mescolarvi orzo o segale. A livello agricolo si coltivavano
principalmente lenticchie, ceci, piselli e fagioli.
La spesa media di un operaio per il cibo era di 9 o
10 libbre di pane - circa 3 kg -, un rotolo - circa
0,9 kg - o più di legumi per la minestra e qualche libbra
di porco salato o di altra carne fresca, mentre molto
usati erano degli zoccoli di legno rinforzati nella
suola con lastrine di ferro. L'insediamento medievale,
come mostra uno schizzo conservato presso l'archivio
di Stato aquilano, era dominato dalla rocca, ancor oggi
imponente, mentre l'abitato, il cui impianto urbanistico
a scacchiera, nel tempo profondamente alterato, ricalcava
gli schemi classici delle fondazioni angioine, era racchiuso
all'interno di una cinta muraria, oggi del tutto scomparsa,
nella quale si apriva originariamente una sola porta
bastionata nel lato sud-occidentale. La rocca era stata
edificata a forma quadrangolare con gli spigoli rinforzati
da grossi bastioni troncoconici, mentre il nucleo cementizio
interno fu rivestito con un apparecchio murario abbastanza
regolare formato da conci parallelepidi di arenaria
locale. La fortezza angioina fu però restaurata fortemente
nel Quattrocento dopo un assalto degli aquilani, avvenuto
nel 1474, generato dai contrasti per l'incorporazione,
i quali, dopo averla in gran parte diroccata, furono
costretti a pagarne le spese di ricostruzione.
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