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Poggio Catino
 

Nei pressi del cimitero di Poggio Catino sorgono le così dette Terme di Silla; una struttura molto imponente della quale però è difficile identificare con puntualità la funzione. In molti tratti il paramento in opera incerta è caduto lasciando allo scoperto il nucleo cementizio. Anche in questo caso non esiste la prova positiva che ci si trovi di fronte ad un impianto termale e per di più appartenuto o frequentato da Lucio Cornelio Silla. E' più probabile che ci si trovi di fronte al basamento di una grande villa rustica edificata, almeno secondo al tecnica edilizia adottata intorno alla metà del I secolo a.C. che poteva avere anche un balneum privato. Non sembra possibile andare oltre queste considerazioni. La fondazione del castello di Poggio Catino avvenne sullo scorcio del secolo XI per volontà dell'abbazia di Farfa, proba­bilmente per contrastare l'espansione del vicino castello di Catino, di più antica fondazione. Il castello restò in possesso dell'abbazia di Farfa fino alla fine del secolo XIII, quando, forse nei primissimi anni del Trecento fu venduto ai Sant'Eusta­chio, che già possedevano Catino. Nel 1464, Giovanni di Sant'Eustachio con il suo testamentò istituì eredi i figli Agabito, che morì nove anni dopo, Luigi ed Ugo. Nel 1476 Luigi fu accusato di aver imprigionato il fratello Ugo nelle prigioni della rocca di Catino fino a provocarne la morte. Il feudo fu sequestrato e venduto il febbraio del 1478 al comune di Rieti, il quale, non essendo riuscito a raccogliere la somma necessaria all'acquisto, fu costretto a ricorrere ad un prestito privato. Il comune, però, non fu in grado di restituire il prestito e perciò fu citato in giudizio di fronte al tribunale dell'auditor camerae.
Per chiudere la causa intervenne il ricco mercante genovese Meliaduce Cicala che versò la cifra necessaria all'estinzione del debito ed alla chiusura del procedimento giudiziario in cambio del possesso di Poggio Catino e Catino. Alla morte del Cicala, sopravvenuta nel 1481, Poggio Catino, in seguito a quanto disposto dal testatore, fu legato all'erigen­do ospedale di s. Giovanni Battista dei Genovesi di Roma. L'ese­cutore testamentario nel 1483 lo rivendette a Paolo Orsini, che ottenne anche l'esenzione dall'imposta da versare alla camera apostolica per la compravendita. I due castelli restarono in possesso degli Orsini fino al 1588, quando il feudo fu venduto ai Savelli, ai quali, però, fu confiscato nel 1592 a causa di una pesante situazione debitoria. Nel 1594 Clemente VIII ne autorizzò la vendita al nobile romano Mario Capizucchi. Il 3 ottobre del 1596 Clemente VIII elevò a marchesato Poggio Catino per la famiglia Capizucchi. Il 29 aprile del 1614 papa Paolo III autorizzò il comasco Settimio Olgiati all'acquisto del marchesato dai Capizucchi.
L'Olgiati fece costruire nel 1616 un acquedotto che alimentò i due centri, fece erigere un ospizio per i viandanti nel 1619 e ricostruire la chiesa parrocchale di s. Eustachio nel 1621. I due castelli restarono in possesso della famiglia, fino al 19 ottobre del 1816, quando il marchese Gio­vanni Olgiati rinunciò ai suoi diritti feudali su Poggio Catino e Catino. Nel 1817 Poggio Catino, con 368 abitanti, era appodiato di Poggio Mirteto, insieme a Catino, che ne aveva 225. Divenuto comune autonomo, con appodiato Catino, nel 1853 i due insediamen­ti avevano 751 abitanti, 143 dei quali residenti in campagna, suddivisi in 157 famiglie che vivevano in 149 case. Due le botte­ghe di merci diverse, un macello un'osteria, un pizzicagnolo, dei forni, un ebanista, quattro carrettieri, dei muratori, mentre il mulino da grano apparteneva agli Olgiati. Nei due paesi c'rano due fonti, con l'acqua che vi giungeva in copia dalla montagna chiamata "la Canale", ricca anche di volatili e di cinghiali.

Catino

Catino è un castello le cui prime notizie si hanno a partire dal 988. Fondato probabilmente dalla consorteria di Giovanni Bove, deve la sua fama ad un suo pronipote Gregorio, che fattosi monaco a Farfa, tra XI e XII secolo raccolse, trascrisse e riela­borò le carte del monastero, lasciando un corpus di quattro opere, circa 3.500 documenti, fondamentali per la conoscenza della storia dell'abbazia. Il castello conserva ancora, anche se il degrado è abbastan­za avanzato, l'impianto dell'antico abitato, sul quale svetta la torre pentagonale, erroneamente definita 'longobarda', di origine invece tardomedievale e recentemente restaurata, che domina, insieme alla rocca, il borgo. Molto precoce dovette essere anche la fondazione di un convento degli agostiniani, dato che, nel 1281, due frati catine­si, Cosmano e Pietro, erano presenti a Norcia al capitolo provin­ciale del ducato di Spoleto del loro ordine.