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Casperia
 

Caprignano - Montefiolo

Nel territorio del comune di Casperia, oltre ad un sito protostorico in località Caprignano, sono presenti importanti monumenti d'età romana, in particolare basamenti di ville rustiche in opera quasi-reticolata e quindi risalenti, nel primo impianto, grosso modo alla metà del I secolo a.C. Tra le più importanti da segnalare quella situata in località Paranzano, una grande piattaforma con varie arcate chiuse, ammorzate agli angoli da blocchetti parallelepipedi, che affacciano, in parte intersecate, sulla strada provinciale che collega Casperia alla statale 313 "di Passo Corese" Altra imponente piattaforma di villa rustica in opera quasi-reticolata è quella di S. Maria in Legarano sulla provinciale tra il bivio per Casperia e quello per Montasola. Il basamento è abbastanza ben conservato, anche se in alcuni tratti il degrado è fortemente accentuato. I lati meglio conservati sono quelli meridionale ed orientale, nei quali si notano ancora i contrafforti che contribuivano alla statica della struttura che, in origine, doveva avere una superficie di circa un ettaro, con il lati lunghi un centinaio di metri ciascuno. Sulle strutture fu poi costruita nel medioevo la chiesa di S. Maria, oggi sconsacrata e di proprietà privata, fatto questo che impedisce un agevole accesso alle strutture interne tanto della villa romana che della chiesa romanica. Le strutture romane sono inoltre scarsamente visibili per la vegetazione che le copre. Un nucleo cementizio di un monumento funerario a torre in pessime condizioni di conservazione si trova lungo la strada di collegamento tra Cantalupo e Casperia sulla sinistra, prima di giungere a Paranzano. L'attuale abitato di Casperia corrisponde al castello medievale di Aspra. Il nome è stato mutato recentemente e senza alcuna ragione in quello di Casperia per una interpretazione erudita, quanto fallace, di un passo virgiliano. Nel 1109 la Sabina settentrionale sembra essere attraversata da una rapida campagna di nuova riorganizzazione degli insediamenti, con una marcata militarizzazione. Questo almeno sembra mettere in evidenza il caso di Aspra. Nel maggio, infatti, il popolamento del castello fu totalmente riorganizzato per impulso dei signori castrali Ranuccio del fu Ranieri, i fratelli Berardo e Bivienu del fu Pietro, Pietro Afredonis e Guglielmo di Dodo, che concessero l'autorizzazione a circa 50 capifamiglia, già risiedenti nel castello o sullo stesso monte o che vi volessero risiedere, di costruire le loro abitazioni all'interno del recinto fortificato, fatte salve una serie di clausole di salvaguardia che i cosignori si erano riservate per difendere e proteggere il loro dominio. Il castello passò poi sotto il controllo diretto della santa sede, alla quale corrispondeva un censo annuo di sei libbre di provisini secondo quanto annotato nel registro di Cencio camerario redatto nel 1192. Già nel 1250 su Aspra avevano esteso la loro influenza i Sant'Eustachio, potente famiglia baronale romana, dato che nel 1250 Tebaldo di Oddone era podestà del castello sabino. Subiti dopo, il 18 gennaio del 1254, Aspra ebbe un privilegio da parte di papa Innocenzo IV che concedeva a tutti coloro che erano andati o sarebbero andati ad insediarsi noviter sul monte di Aspra le stesse immunità di cui già godevano gli abitanti del castello. Queste concessioni dovettero costituire un importante stimolo per un rapido incremento demografico, tanto che, prima del 1282, il comune era stato costretto ad ampliare il muro di cinta. Nel 1278 gli abitanti prestarono giuramento di fedeltà a papa Niccolò III. Aspra tra Due e Trecento si sbarazzò dell'ingombrante presenza del vicino castello di Caprignano, divenuto possesso dei Boccamazza, e perciò stesso in grado di costituire un potenziale pericolo per l'espansione del castrum e delle sue strutture economiche. La comparsa del cardinal Boccamazza costernò la gran parte degli abitanti di Caprignano, che opposero una forte resistenza e preferirono legarsi alla più potente Aspra, alla quale nel 1303 vendettero le loro quote del castrum. Da qui un forte contenzioso che generò una serie di danneggiamenti reciproci. Controversa fu, poi, la podesteria in Aspra di Riccardo di Pietro Iaquinti, tanto da costringere gli aspresi a stringere nel 1307 un patto di alleanza con la solita città di Narni, che inviò un podestà. Alla morte del cardinal Boccamazza, avvenuta in Avignone il 10 agosto del 1309 subentrò nei possessi il nipote Niccolò di Oddone. Dopo ulteriori contrapposizioni la controversia si concluse nel 1312 con l'acquisto da parte degli aspresi dei beni appartenenti alla famiglia baronale romana. Nel 1347 Aspra si sottomise a Cola di Rienzo che inviò un podestà e rettore, peraltro revocato quasi subito. Durante le lotte tra guelfi e ghibellini scatenatesi in Sabina, Aspra mantenne una posizione di forte ambiguità. I suoi abitanti furono protagonisti di numerosi atti di violenza contro alcuni uomini di Gavignano percossi e feriti o di Monte S. Maria tenuti prigionieri. Ulteriori eccessi compiuti ai danni di Rocchette, Rocchettine e Roccantica indussero il cardinale di Sabina, Diego Albornoz, ad infliggere ad Aspra l'interdetto. Lo stesso cardinale aveva commutato, poi, il complesso di queste pene in una multa di 1.500 fiorini da versare alla camera apostolica. Gli aspresi, dopo averne versati 500 ed aver preparato il restante della somma, chiesero la conferma di quanto disposto dall'Albornoz a papa Urbano V, che la concesse subordinandola all'effettivo versamento dei residui mille fiorini d'oro. Come se non bastasse furono poi processati per aver appoggiato Hanneken Baumgharten, il ben noto e tristemente famoso capitano di ventura, ed aver compiuto danneggiamenti a Magliano e Roccantica. In questo periodo Aspra era riuscita a formare un districtus, che veniva esercitato, però, sui castelli abbandonati di Caprignano e di Montefiolo. Nel 1372 Aspra fu infeudata al perugino Niccolò di Pone de' Ranieri, al quale, nel 1375, succedette il figlio Borgaruccio. Sullo scorcio del Trecento Paolo Savelli, per recuperare un credito di 20.000 fiorini che il padre Luca vantava con papa Benedetto XI, occupò con la violenza, tra gli altri, anche il castello di Aspra, che nel 1401, dopo un lunga trattativa, restò in possesso del Savelli sotto il pagamento di un censo annuo. Il dominio della famiglia baronale romana, con una breve pausa tra il 1501 e il 1503 quando il feudo fu confiscato da papa Alessandro VI e concesso a Giovanni Paolo Orsini, durò fino al 1592 quando Aspra fu confiscata al giovane Troilo Savelli su didposizione di Clemente VIII per i delitti da lui commessi. Nel 1817 Aspra, con 892 abitanti fu posta sotto il governo di Poggio Mirteto. Nel 1853 gli abitanti erano saliti a 1.245, 448 delle quali residenti in campagna, grazie ad un saldo demogrfaico ativo che vedeva mediamente ogni anno nascere 25 bambini, contro 15 morti. Le famiglie era 259, le case occupate 253. La chiesa parrocchiale collegiata era dedicata a s. Giovanni Battista, con la festa popolare celebrata il 24 giugno. Ricordata anche la ss. Annunziata, detta anche chiesa nuova. L'aspetto dell'abitato non era sgradevole. Le abitazioni migliori appartenevano alle più importanti famiglie del paese, ossia i Bruschi, i Nardi e gli Scalzi. Presente anche un ospedale, un medico-chirurgo con lo stipendio annuo di 248 scudi, la farmacia Mariani ed una scuola di calligrafia e grammatica. In paese si trovavano una pizzicheria, una drogheria una rivendita di vino, una di liquori ed una di sale e tabacchi, tre botteghe di ferri lavorati, un'altra di generi diversi, cinque tinozzai, uno sediaro, un materassaio, un carrettiere, uno scalpellino, alcuni muratori e falegnami. Tre le mole a grano e due a olio di Bruschi, un'altra a grano di Lelli, un'altra di Perrini, che aveva anche due mole ad olio, altre due erano invece di Colalelli e di Scalzi. Redditizia anche la caccia ai colombi silvestri. Tre fonti vicine all'abitato fornivano l'acqua potabile. Una fiera, detta della Madonna delle Grazie, si teneva 5 agosto. Un'altra l'8 di settembre si teneva presso s. Maria in Legarano.

Caprignano
Su di una altura prospiciente Casperia sono ancor oggi visibili le strutture del castello medievale di Caprignano. Questo insediamento inizialmente non aveva particolari forme di fortificazioni. Soltanto alla metà del secolo XII, all'apparire dei primi signori, le strutture lignee che avevano caratterizzato le prime fasi di vita del villaggio furono sostituite da opere in muratura con la costruzione di case e di mura difensive. Il castello fu abbandonato agli inizi del XIV secolo, dopo la sua distruzione compiuta dagli aspresi, in seguito ad una forte contrapposizione con i Boccamazza, il cardinale Giovanni in particolare, che nel 1298 aveva acquistato gran parte dell'insediamento. Recentemente sul sito sono state condotte alcune indagini archeologiche, che ne hanno riportato in luce le strutture principali e permesso il recupero di numerosi reperti, ceramiche, vetri, monete, oggetti in ferro, che hanno dato un quadro importante della cultura materiale del piccolo castrum.

Montefiolo
Il nome dell'attuale Montefiolo deriva da un castello medievale abbandonato, il castrum filiorum Hugonis, fondato dunque come attesta lo stesso toponimo dai figli di Ugo. Anche questo castello fu abbandonato agli inizi del XIV secolo e sul suo possesso si scatenò un'aspra controversa tra i conti romagnoli di Cunio, tra i quali il famoso capitano di ventura Alberico da Barbiano, ed i Sant'Eustachio, famiglia baronale romana, controversia che si risolse in favore di questi ultimi, che poi donarono il territorio del castello abbandonato al comune di Aspra. Del castello abbandonato rimase in piedi la chiesa di S. Salvatore, che nella seconda metà del XVI secolo fu ricostruita ed affidata a i cappuccini, mentre le strutture del monastero furono più volte rinnovate nei secoli successivi. Soppresso il convento con l'unità italiana, i suoi edifici furono rivenduti dal comune nel 1882 al seminario lombardo, che ne ristrutturò le strutture, nuovamente abbandonate e dal 1935 passato in possesso dapprima delle sorelle dei poveri di S. Caterina e quindi alle oblate benedettine di Priscilla, che rimaneggiarono completamente le strutture.