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Borbona
 

Nel territorio del comune di Borbona sono state recentemente individuate numerose aree che hanno restituito reperti litici risalenti al paleolitico medio e superiore oltre a frammenti ceramici, sepolture e materiali d'altro genere approssimativamente databili in età romana, tra i quali uno dei maggiormente interessanti è senza dubbio quello individuato in località Le Mòje o Colle Storno. Di particolare interesse anche la chiesa rurale cimiteriale di s. Restituta, probabilmente anch'essa costruita su strutture d'età romana, come sembrano attestare i numerosi reperti ceramici ritrovati nei dintorni ed i materiali di spoglio reimpiegati nella facciata e nelle pareti laterali della chiesa. Il toponimo Borbona compare per la prima volta nel 1018 nelle carte farfensi, quando l'abate Ugo concesse in locazione a Elperino figlio di Emmone alcuni beni fondiari siti in Borbone. Cadono quindi molte ipotesi sulla sua etimologia, che, invece, è stata recentemente associata ad una radice prelatina significante "fango", alludendo forse ai possibili alluvionamenti della piana borbontina. Sulle origini del castello, però, non si hanno molte notizie. Intorno alla metà del XII secolo nel privilegio di riconferma delle chiese e dei monasteri dipendenti dalla diocesi reatina veniva menzionata la chiesa di s. Croce in Borbona. Questo fatto non inferisce assolutamente la presenza di un insediamento accentrato, ma conferma soltanto la presenza di un certo numero di fedeli che facevano capo alla pieve di s. Croce, ma che vivevano in modo sparso. Tant'è vero che Borbona, come insediamento accentrato, non è affatto citata nei documenti della cancelleria angioina se non sullo scorcio del XIII secolo, la prima notizia dell'insediamento risale infatti al 1284. Si può pertanto ragionevolmente ipotizzare che anche Borbona sia un centro demico riorganizzato, ristrutturato ed accentrato in età angioina. Già agli inizi del Trecento, però, Borbona era entrata a far parte del contado aquilano ed era stata inclusa dapprima nel quarto di s. Giovanni extra, per essere poi traslata in quello di s. Pietro. L'abitato, che l'8 maggio del 1423 si era arreso alle truppe di Braccio da Montone, nel 1529, a causa della ribellione della città abruzzese, fu infeudato insieme a Posta al capitano spagnolo A. Tamay, per passare poi nel 1533 all'altro capitano spagnolo Pietro de Jcis, dal viceré Pedro da Toledo. Nel 1570 il feudo borbontino fu venduto da Caterina Jglianes, moglie del de Jcis, a Margherita d'Austria per poi essere incamerato dal demanio regio. A livello fiscale interessante il progressivo incremento della tassa sui "fuochi" ad attestare una vitalità demografica ed una cospicua attività economica. Nel 1488 i "fuochi" erano 50; nel 1508 i "fuochi" accesi erano 53, di cui 49 del luogo, 2 del contado aquilano e 2 forestieri, e 5 spenti, per una popolazione complessiva di 345 persone. Nel 1532, si passò a 113, a 131 nel 1545, a 151 nel 1561, a 201 nel 1595, a 190 nel 1648, a 205 nel 1665, a 255 nel 1669, a 235 nel 1688, lo stesso numero nel 1702, mentre si ridussero a 173 nel 1737, decremento dovuto con probabilità allo spaventoso terremoto del 1703, sullo scorcio del Settecento gli abitanti erano invece 900.