|
Le
prime tracce della frequentazione umana nella
conca di Amatrice
si hanno già nella preistoria. Nell'alto
medioevo il baricentro territoriale della zona
divenne Sommati, area nella quale si concentrarono
le proprietà del monastero di Farfa e dell'episcopio
ascolano, che videro intrecciarsi una serie lunga
e complessa di conflitti di interessi, con il
prevalere finale dei diritti episcopali consolidati
da una fitta trama di pievi e di cappelle dipendenti
diffuse sul territorio. Una
ulteriore cesura avvenne con l'avvento dei normanni
che dissaldarono Amatrice
anche da Ascoli, rimasta nel ducato di Spoleto.
Su tutta la zona estesero il loro dominio Gentile
e Gualtiero da Poppleto, feudatari in capite per
re Ruggero II. Segno di un particolare fulgore
di Amatrice nel Quattrocento
fu il divenire sede di zecca, in concomitanza
con il formarsi di molte fortune armentizie e
con l'evolvere in città demaniale. Nel
1538, Carlo V costituì lo stato di Amatrice:
il primo feudatario ne fu Alessandro Vitelli.
Dai Vitelli, per diritti ereditari, Amatrice
passò agli Orsini. Il dominio degli Orsini
su Amatrice durò
fino al 1693. Una lunga controversia portò
alla successione nel feudo, soltanto nel 1732
però, di Gian Gastone de' Medici, dominio
che durò fino al 1759, quando Amatrice
tornò ad essere città demaniale.
|