Centri storici e città d'arte
Accumoli
 
Palazzo comunale - Palazzo del podestà - Palazzo del Guasto, oggi Rapetti - Palazzo Marini, oggi Bonamici - Palazzo Cappello

Il territorio del comune di Accumoli per quanto riguarda l'aspetto strettamente archeologico è privo di emergenze particolarmente significative, tranne il vicus Badies d'età romana, un piccolo villaggio sorto ai margini della via Salaria, identificato tradizionalmente con la località Fonte del Campo. La fondazione di Accumoli, il cui etimo corrisponde probabilmente a "mucchio", a significare l'accentramento compiuto, risale probabilmente alla seconda metà del XII secolo. Una fondazione tarda, dunque, rispetto al precoce incastellamento dell'alta valle del Tronto. L'iniziativa dovette essere presa all'indomani della conquista normanna e comportò l'accentramento in Accumoli di molti dei piccoli insediamenti, tanto fortificati, quanto aperti che avevano punteggiato la zona dall'alto medioevo fino all'inclusione nel regno meridionale. Il catalogus baronum, redatto nel 1150, offre un quadro puntuale e preciso di questi feudi, spesso minuscoli, dei loro feudatari, investiti direttamente dal re Ruggero II, e dei loro suffeudatari. Una polverizzazione eccessiva del popolamento che rendeva debole il confine settentrionale, ciò spiega le ragioni che portarono alla fondazione di Accumoli, come necessario polo unificatore e riequilibratore delle forme insediative in grado di contrastare le spinte espansive di Cascia, particolarmente evidenti nella seconda metà del XIII secolo. Nel Quattrocento il re le conferì il titolo di città. Nel 1643 Accumoli con le sue "ville" fu venduta dalla regia camera, al cui demanio era sempre appartenuta, a Vincenzo de' Medici per 19.800 ducati. Dal 1759, dopo una serie di rinunce iniziate nel 1736, Accumoli divenne possesso, come patrimonio allodiale mediceo, del re di Napoli, Ferdinando IV. A livello fiscale Accumoli, insieme alle 15 "ville" del suo distretto, non tutte appartenenti al regno di Napoli, fu tassata per 630 "fuochi" nel 1532; 712 nel 1545, 768 nel 1561, 462 nel 1595, 440 nel 1648 e 336 nel 1669. Nel 1775 il regio delegato Salvatore Caruso fece eseguire una nuova numerazione dei "fuochi" in tutto lo stato di Accumoli che risultarono essere 345. Alla fine del Settecento gli abitanti di Accumoli erano 910, Collespada ne contava 150 e Roccasalli 264. Le mura di Accumoli era già quasi del tutto diroccate nell'Ottocento. Lunghe un miglio e mezzo napoletano, ossia circa 2.770 metri, erano alte 32 palmi, poco meno di 8,5 metri, e spesse 7, 1,85 metri. Nella cinta si aprivano quattro porte, fiancheggiate da torrioni quadrati che intercalavano anche la cortina, susseguendosi ad intervalli regolari di 20 passi, 38,6 metri. Lo spazio urbano era suddiviso in quartieri, che prendevano il nome, come le porte, dalle chiese principali che vi erano erette. Da s. Pietro prendevano il nome il quartiere e la porta di ponente; da s. Nicola quelli di levante, la porta veniva detta anche Vecchia; da s. Leonardo quelli di tramontana, la cui porta veniva definita Pacina, e da s. Maria quelli a mezzogiorno, detta anche porta Pescara. Il tessuto urbano ha una grande rilevanza da un punto vista monumentale per i palazzi pubblici e privati pienomedievali, rinascimentali e barocchi, con una forte utilizzazione dell'arenaria, che caratterizzano fortemente il suo centro storico. Tra essi i più importanti sono i seguenti:

Palazzo comunale
Insediato su un voltone di tipo medievale (ricostruito nel 1774), sviluppa al piano rialzato moduli rinascimentali, ben visibili nella linearità del prospetto e nella regolarità delle finestre architravate simmetricamente disposte. Sopra il portale lo stemma di Accumoli (XV sec.) e il monito sempre attuale: "Si geris publica privata depone" (se amministri la cosa pubblica, metti da parte gli interessi privati). Qui è la sala del sindaco, dove si conservano provvisoriamente la tavola con la Testa della Madonna del XIII secolo e la statua lignea della Madonna del Piano.




Palazzo del podestà
Il palazzo del podestà si articola su di una robusta torre a pianta quadrata alla quale si aggiunge un organismo orizzontale scandito da due arcate al piano terra e con un primo piano bucato da diverse finestre poste regolarmente. Il palazzo, il cui impianto viene fatto risalire normalmente al XIII secolo, successivamente comunque al 1211, è stato ampiamente rimaneggiato nel Rinascimento e d in età moderna e contemporanea.

Palazzo del Guasto, oggi Rapetti

Edificio del XV secolo, quando si faceva o si ristrutturava, come si evince dal monogramma di S. Bernardino (sulla piattabanda della finestra geminata), che secondo la tradizione da qui predicò al popolo di Accumoli tra il 1427 e il 1433. Di epoca recente i due portoncini in basso. Il prospetto è caratterizzato da una finestra binata con ricca cornice lineare ad intaglio, sormontata da una lunetta coeva (con tracce di affresco) a sesto rialzato, anch'essa finemente decorata, come la finestra sottostante, da un motivo di stelle a sei punte e cordone tortile. Il motivo è ripreso alla lettera nella cornice marcapiano dell'ultimo piano, scandito da una monofora su colonnine tortili (a destra) e da un'altra con due leoni stilofori (a sinistra).







Palazzo Marini, oggi Bonamici
Il palazzo costruito dalla famiglia Marini è una monumentale struttura tardomanierista a tre piani, sapientemente adattata al pendio della strada, con evidenti segni di degrado. Sulla facciata vi è la data 1631. Il palazzo si caratterizza per un portale incorniciato da bugnato a punta di diamante e da colonne tortili con capitello ionico, che sorreggono un balcone su mensole; le finestre, allineate su cornici rettilinee aggettanti lungo le fasce marcapiano, sono raccordate verticalmente da una lieve sporgenza del corpo di fabbrica; rispecchia tendenze e gusti di ambiente napoletano e la fortuna di una famiglia che che all'epoca aveva un deputato al parlamento del regno. Di ispirazione tardomanierista partenopea sembrano anche gli affreschi presenti all'interno, in una vasta sala con soffitto a cassettoni abbastanza ben conservato, nella quale spicca un monumentale camino, decorato con il "Ratto d'Europa". Nel fregio che corre lungo le quattro pareti, sotto il soffitto, sono affrescate le allegorie delle Stagioni e di alcuni Paesi d'Europa, intervallate da curiose variazioni dello stemma gentilizio e da paesaggi con castelli o chiese con scene di vita quotidiana (duelli, lavori, scene di conversazione, carrozze,ecc.).

Palazzo Cappello

E' conosciuto erroneamente come Palazzo Tommasi, ma è da rivendicare ai Cappello, come attestano inequivocabilmente gli stemmi gentilizi che decorano all'interno i numerosi e monumentali camini dell'epoca. In seguito fu acquistato dagli Organtini. Oggi è proprietà in parte della famiglia Ambrosi Sacconi, in parte del Comune. Possente edificio del XVII secolo a quattro piani più attico. La sua mole, già imponente di per sè, viene esaltata al culmine dell'abitato, nei pressi dell'antica rocca. Ma è anche l'edificio che mostra più evidenti i segni del degrado.