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Le
tracce della fondazione di Rieti
si perdono all'inizio dell'età del ferro. Più
antica di Roma, alla cui sorte fu legata nei secoli
successivi, Rieti deriva il suo nome da Rea, madre
di tutti gli Dei. Rieti
ha rappresentato il più importante centro di diramazione
nel processo di colonizzazione operato dai Sabini
fin dal VIII sec. a.C.; il 290 a.C. vede la storia
reatina confondersi con quella di Roma a cui fu
sottomessa insieme alle altre popolazioni sabine.
Ma il legame tra Sabini e Romani è ancora più
antico e leggendario. Infatti nel quarto anno
dalla fondazione dell'Urbe, Romolo, nel tentativo
di trovare mogli ai suoi uomini, organizzò il
famoso ratto delle Sabine. Il console Manio Curio
Dentato, artefice della vittoria romana operò
la prima importante bonifica della pianura reatina,
occupata in gran parte dalle acque del Lacus Velinus,
scavando un emissario nella montagna delle Marmore,
in territorio umbro.
Da
allora migliaia di metri cubi di acqua vanno a
formare la cascata più alta e famosa d'Europa.
A quell'epoca risalgono anche i contrasti con
i vicini ternani. Con l'estensione del suffragio
ai sabini e ai reatini nel 268 a.C., la città
partecipa alle vicende del popolo romano. Rieti
dette i natali ad uomini illustri della repubblica,
come Marco Terenzio Varrone, "padre della romana
erudizione". La sua produzione fu enorme: 74 opere
in 620 libri; a noi sono rimasti soltanto i tre
libri del 'De re rustica' e sei libri del "De
lingua latina". Il suo intento fu quello di ordinare
e abbracciare tutto il sapere, adattandolo alle
esigenze della società e della tradizione latina.
Sempre dell' epoca repubblicana, sono da ricordare
l'oratore Lucio Ottavio e il generale Publio Vitinio.
Nel periodo dell'impero la Gens Flavia, originaria
di Rieti,
occupó importanti cariche politiche fino ad essere
elevata al trono imperiale con Vespasiano e successivamente
con i figli Tito e Domiziano (Il Colosseo fu iniziato
da Vespasiano nel 72 d.C. e terminato da Tito
nell'81 d.C.). La terra sabina, di tradizione
austera, accolse fin dagli esordi la religione
cristiana. il fondatore della chiesa reatina fu
San Prosdocimo, che svolse un'intensa opera di
propaganda avvicinando al nuovo credo la popolazione.
E
ben presto Rieti
ebbe i suoi martiri: Marone prete e Vittorio di
Cotilia; più tardi Eleuterio e sua madre Anzia.
Ma la martire più celebre fu Santa Barbara da
Nicomedia, morta a Scandriglia
nel 288, le cui reliquie sono conservate sotto
l'altare maggiore del duomo di Rieti,
a lei consacrato nel 1806.Le orde barbariche che
minacciavano la potenza romana, portarono invece
a Rieti
notevoli vantaggi. Nel 584 Rieti
fu occupata dai Longobardi diventando un importante
gastaldato, facente parte del ducato di Spoleto.
La nuova amministrazione svolse importanti funzioni
amministrative e politiche che si estesero oltre
i confini del territorio reatino. Con la ricostruzione
dell'Impero Romano, il Duca di Spoleto e quindi
anche i reatini, giurarono fedeltà a Carlo Magno.
Nel 773 l'imperatore Franco, accorso in aiuto
di Adriano I per contrastare Desiderio re dei
longobardi, concesse al pontefice il dominio di
Rieti e
della Sabina. Più tardi il ducato di Spoleto,
insieme ad altre città, fece atto di sudditanza
a Carlo Magno, ma nel 781 tornò sotto il dominio
del papa tranne Rieti
e il suo territorio.
Le
violente incursioni saracene, che alla fine del
IX secolo investirono Rieti
e l'intera Sabina, furono definitivamente debellate
dai reatini, capeggiati da Archiprando, nel 916.
Con lo sviluppo della potenza normanna nell'Italia
meridionale, i reatini subirono l'assedio delle
truppe di Ruggero Il di Sicilia, che tra il 1149
e il 1151 distrussero la città costringendola
alla resa. Si intraprese allora un'intensa opera
di ricostruzione, che culminò con la consacrazione
nel 1157 della cripta della cattedrale ad opera
del vescovo Dodone. Già dal 1178 Rieti
è un libero Comune, grazie ad un privilegio concesso
da Federico I. Il figlio, Enrico VI, nel 1185
celebrò il matrimonio "per legatos", essendo lo
sposo assente, con l'ereditiera del regno di Sicilia
Costanza di Altavilla, nel palazzo vescovile reatino.
Rieti ed
altre città del ducato di Spoleto si pongono nel
1198 sotto la protezione del papa Innocenzo III
e proprio in questi anni appare per la prima volta
il nome podestà, la più alta carica comunale il
cui governo poté essere svolto liberamente, malgrado
l'autorità pontificia. La città fu di nuovo travolta,
nel 1239, da guerre e saccheggi ad opera di Federico
II. Nella contrapposizione tra il papato e l'imperatore
germanico, i reatini si schierarono sempre dalla
parte del partito guelfo e dopo la morte di Federico
Il, il papa Innocenzo IV si preoccupò di ricostruire
ed arricchire la città. A Rieti
il duecento è un periodo fondamentale per la sua
espansione, con l'edificazione di numerosi edifici
pubblici e religiosi e la ricostruzione delle
mura.
Nel
1321 podestà e capitano di Rieti
sarà Iacopo Sciarra Colonna, del partito imperiale.
Nella diocesi reatina, mentre i ghibellini salutano
a Roma il futuro imperatore Ludovico il Bavaro,
verrà eletto l'antipapa Pietro Rainaldo col nome
di Niccolò V. Dopo una breve pace tra i due partiti,
il Papa Innocenzo VI incarica il vescovo di Sabina,
Egidio di Albernoz, di riportare sotto l'autorità
pontificia tutti gli stati che se ne erano allontanati.
Ma il cattivo governo dei rettori nominati dal
pontefice, portò Rieti
a partecipare nel 1375, alla ribellione delle
città nei confronti della Chiesa, pur dichiarando
la propria fedeltà al papa. li governo cittadino
fu affidato nel 1377 ad un autorevole reatino,
Cecco Alfani, la cui famiglia aveva saputo conquistare
la benevolenza papale.
Il
figlio di Cecco, Lodovico, fu eletto Vescovo di
Rieti e
l'altro, Rinaldo, ebbe per dieci anni la custodia
della rocca di Montecalvo. Ma la potenza degli
Alfani non era destinata a durare: la gelosia
di altre nobili famiglie reatine provocò la morte
di Ludovico, il ferimento di suo fratello Giannandrea,
abate di San Eleuterio, mentre Rinaldo sfuggì
a malapena alla morte. Il papa Martino V rimosse
Rinaldo, a cui aveva affidato poco tempo prima
il Vicariato della città, liberando così Rieti
dal governo degli Alfani e ponendola sotto il
controllo di un governatore pontificio. Nei secoli
XV e XVI la città è impegnata a difendersi su
due diversi fronti: dagli abruzzesi per questioni
di confine e dai ternani per la cava delle Marmore.
La
prima controversia si risolse sulla fine del '500,
mentre per la questione ternana si giunse quasi
ad una e vera e propria guerra fra le due popolazioni,
a causa delle continue inondazioni della Valnerina
provocate dalle acque traboccanti della cava.
Una soluzione temporanea si ebbe nel 1546 e nel
1598, con l'intervento rispettivamente degli architetti
Antonio Sangallo e Giovanni Fontana, che presiedettero
ai lavori per lo scavo di un nuovo emissario.
Dopo un periodo di tranquillità in cui la città
fu retta da un Governatore prelato con poteri
sempre più ristretti, si giunge all'epoca della
rivoluzione francese. Nel breve periodo della
repubblica romana del 1798, Rieti
fu Cantone Urbano, compreso nel Dipartimento del
Clitunno con capoluogo Spoleto. L'anno successivo
la città fu assalita e saccheggiata dalle truppe
di Salomone, in nome di Ferdinando IV di Borbone,
ma i reatini opposero una I tenace resistenza.
Con la caduta della repubblica romana e la restaurazione
del governo pontificio, Rieti
fu annessa alla Sabina e fu sede di un Governatore
generale. La seconda invasione francese e la proclamazione
dell'impero videro Rieti
far parte del Dipartimento del Tevere, con capoluogo
Roma e sede di Sottoprefettura.
Nel
1816 Pio VII, sistemando definitivamente lo stato
pontificio, ricostituì la provincia Sabina, detta
Delegazione Apostolica, con capoluogo Rieti
che ebbe anche, oltre numerosi uffici pubblici,
il tribunale di prima istanza. Nel 1824 Leone
XII riunì Rieti
alla Delegazione di Spoleto, ma nel 1831 la città
tornerà di nuovo ad essere provincia a sè stante.
I moti risorgimentali dell'epoca, ebbero come
teatro di battaglia il Colle di Lesta, nelle vicinanze
del centro urbano, con la contrapposizione delle
truppe del generale Guglielmo Pepe a quelle austriache
del generale Frimont, che volevano ripristinare
l'assolutismo di Ferdinando I. Allo scoppio dei
moti romagnoli del 1831, Rieti
ribadì la sua fedeltà al papa, opponendosi all'assedio
delle truppe rivoluzionarie guidate dal generale
Sercognani. E Gregorio XVI, come premio, restituì
a Rieti
la dignità di capoluogo di provincia che, come
abbiamo visto, Leone XII le aveva tolta.
Il
Governatore di Roma, il reatino Capelletti, presentò
al papa una commissione di concittadini, composta
dal marchese Adriano Canali, da Giacinto Mareri
e Filippo Rosati, per rendergli omaggio di quell'atto.
La prima guerra di indipendenza del 1848, ebbe
a Rieti
numerosi seguaci. All'alto Consiglio, istituito
da Pio IX, fu chiamato il poeta Angelo Maria Ricci;
al Consigli Deputati fu eletto il principe Lodovico
Potenziani, mentre quattro patrioti reatini (Francesco
Battistini, Giuseppe Maffei, Mario Simeoni e Ippolito
Vincentini) entrarono a far parte della Costituente
romana. Giuseppe Garibaldi fu ospite della città
proprio nell'anno della proclamazione della Repubblica
romana Gli ideali di libertà non si spensero con
la disfatta repubblicana e trovarono conferma
con l'entrata a Rieti
delle truppe italiane, il 23 settembre del 1860.
Questa data non solo vede l'unificazione di Rieti
al Regno di Italia, ma segna anche la fine della
sua sottomissione al potere papale. Nel 1861 le
delegazioni di Perugia, Orvieto, Spoleto e Rieti
furono riunite in provincia umbra, con capoluogo
Perugia e Rieti
divenne capoluogo di Circondario. La soluzione
era però, ed i reatini ne erano consapevoli, provvisoria.
Nel
1923, Rieti
fu aggregata alla provincia di Roma e finalmente,
con decreto del 2 gennaio 1927, venne dichiarata
capoluogo di provincia con l'annessione del Circondario
di Cittaducale.
Dal punto di vista economico, solo nei primi decenni
del XX secolo furono mossi i primi passi per uscire
dalla secolare arretratezza del territorio. Nel
1903 fu creata a Rieti
una cattedra ambulante di granicoltura, diretta
dal professor Nazareno Strampelli, un uomo dalle
capacità eccezionali che rese un enorme tributo
all'agricoltura mondiale. Con gli anni si giunse
alla creazione di un moderno centro per la sperimentazione
e selezione del frumento, che determinò una svolta
nella produzione di cereali Il grano "Rieti" aprì
nuovi orizzonti per lo sviluppo agricolo: furono
create diverse varietà ad alta produttività capaci
di resistere a diversi fattori ambientali.
Anche
la coltivazione della barbabietola da zucchero
ebbe un forte incremento, dopo che Emilio Maraini
riuscì in quello in cui avevano fallito altri
prima di lui: produrre zucchero su scala nazionale.
Fu così gettato un ponte tra mondo agricolo e
mondo industriale, quest'ultimo praticamente inesistente
e che proprio con questa operazione cominciò a
muovere i primi passi. Nasce a Rieti
uno zuccherificio, il primo in Italia, ancora
riconoscibile lungo il viale omonimo come esempio
di archeologia industriale. Un altro passo verso
l'industrializzazione si ha negli anni '20, con
l'impianto di una fabbrica per la lavorazione
della seta artificiale, la Supertessile. Ma solo
agli inizi degli anni '60 verrà creato un nucleo
industriale, in parte compreso nel comune di Cittaducale,
capace di impiegare migliaia di persone.
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